Strama a ruota libera su Sneijder, Europa League, giovani, mercato e tanto altro...

Strama a ruota libera su Sneijder, Europa League, giovani, mercato e tanto altro…

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Sono tantissimi gli spunti offerti da Andrea Stramaccioni nel corso dell’intervista rilasciata ieri ai microfoni di Tuttosport. Ecco la seconda parte delle dichiarazioni del mister:

Quando tornerà Sneijder, chi starà fuori? E come giocherà l’Inter?

“Innanzitutto non lo vedo come un problema, mi viene da sorridere. Per esempio, ci fosse stato contro la Fiorentina, avrebbe giocato dove ho messo Coutinho. Quando tornerà potrà giocare in diversi ruoli, la sua collocazione ideale è trequartista nel 4-2-3-1 ma può farlo nel rombo oppure giocare, come in nazionale, terzo di sinistra a centrocampo”.

L’Europa League è una palla al piede?

“No, è uno stimolo, ci tengo. In questo momento sto cercando di capitalizzare i giocatori che ho a disposizione. Se poi andremo avanti, vedremo… Certo, se arriveremo a giocare il giovedì contro il Manchester e la domenica contro il Milan per lo scudetto, allora dovrò fare delle scelte. Ma per adesso è un discorso prematuro”.

Ha preso lezioni su come esultare dopo le partite?

“In quell’esultanza dopo il derby non c’era mancanza di rispetto per nessuno. Le parole di Preziosi? Io ci ho letto un complimento: non doveva esultare così, però sta facendo bene. Comunque ho festeggiato in quel modo perché c’erano tanti significati: come eravamo arrivati al derby, il fatto di giocarlo in casa loro, tutta la ripresa in dieci. E poi, visto che i tifosi ci sono sempre stati vicini, volevo dir loro che avevamo vinto assieme”.

Quanto tempo si è preso per arrivare a vincere?

“Il nostro obiettivo è fare risultati. Ma la nostra difficoltà è crescere all’interno dei risultati. Io so che a Torino o a Verona non siamo stati spettacolari, ma abbiamo vinto seguendo un certo tipo di gioco. Mio nonno diceva: prima impari l’alfabeto, poi le parole, gli aggettivi, i verbi e infine fai le frasi. Ma se vuoi fare subito le frasi, fai fatica… Quindi bisogna seguire due binari: uno che dà sicurezza, l’altro dove si prova qualcosa di nuovo. Bisogna andare avanti parallelamente, perché se si segue solo il binario della sperimentazione, prendi una sventrata che non finisce mai”.

Cosa si aspetta dal mercato di gennaio?

“E’ normale che, trattandosi di un progetto nuovo, sia genetico dover migliorare nei vari reparti. In estate non abbiamo preso nessun giocatore che non volevamo, questo voglio dirlo chiaramente. Ma è evidente che l’organico possa essere perfezionato. Tranne Juventus e Napoli, tutte possono perfezionarsi, però le basi per il progetto sono state gettate. Abbiamo in testa degli obiettivi”.

Sta gestendo Cassano: sarebbe pronto a gestire pure Balotelli?

“E’ una fantadomanda. Io ho un debole e ce l’ha anche il presidente per i giocatori di grandissima qualità. Antonio l’avevo conosciuto prima che arrivasse allInter. E questo è stato fondamentale, decisivo per il suo arrivo all’Inter. Mario, a parte una stretta di mano il giorno della mia presentazione ad Appiano Gentile, io non posso dire di conoscerlo. Quindi sarebbe un’operazione differente”.

Giuseppe Rossi sarebbe una scommessa o un azzardo?

“Lo conosco da quando il suo gruppo degli ’87 con il Parma vinse lo scudetto. Lui era l’attaccante, in coppia con Lupoli. E’ un talento incredibile. Gli auguro di stare bene, di tornare e non avrà problemi a trovare una grande squadra”.

Ma almeno ci conferma che arriverà Paulinho?

“Rappresenta uno dei centrocampisti brasiliani più interessanti, in ascesa. E’ un centrocampista centrale che può giocare sia in una mediana a due, sia da interno in una linea a tre. Ha le capacità di fare gol, ha tempi di inserimento particolarmente pericolosi e abbina qualità nel recupero palloni. L’abbiamo seguito noi e altri club, ma ora è del Corinthians ed è giusto che sia concentrato sul mondiale per club”.

E’ d’accordo con l’idea di istituire un campionato riserve per far crescere i talenti in maniera più proficua?

“Io lo sostengo da tempo. Con me sfondate una porta aperta: sarebbe una cosa fantastica per il calcio italiano. Mi rendo conto che bisognerebbe stabilire bene il criteri di quali saranno i requisiti per fare un campionato riserve. Ci sono società che hanno grandi tradizioni nel settore giovanile e che magari si oppongono se non ne possono fare parte. Ma l’idea è interessante e per me va perseguita”.

Perché è così difficile arrivare in prima squadra per un giovane?

“Vista la mia esperienza, dico che non è facile passare dalla Primavera alla prima squadra. E ancor di più giocare nell’Inter: non solo a livello di qualità tecniche. Per esempio Mbaye, è fortissimo, è un ’94, molto interessante, però con l’Hajduk davanti a 50mila spettatori gli tremavano le gambe. Tra la serie A e la Primavera c’è il Grand Canyon. Mi è stato chiesto perché avevo tenuto Livaja e non Longo. Ma le scelte non sono mai casuali: Marko, per esempio, fa bene in 15-20 minuti, ha un carattere diverso. Longo ha bisogno di più minutaggio per dimostrare le sue qualità e quindi era più logico darlo ad una squadra dove potesse giocare con continuità. Livaja in pochi minuti incide. Non solo, Longo con le nuove regole non può giocare in Primavera, Livaja sì”.

Cè qualche talento che ha visto o allenato che si è perso per strada?

“Nella mia esperienza, tutti quelli contro di me, sono arrivati. Da Totti a Inzaghi, da Nesta a Di Vaio. Poi c’è chi magari prometteva anche di più: penso a Ventola, che ha avuto sfortuna, ma è comunque arrivato allInter. Se si guardano le nazionali giovanili, è difficile che qualcuno che fa la differenza nell’Under 16, non arrivi ai massimi livelli”.

Quanto dà fastidio la Nazionale? E’ vero che i giocatori arrivano con un programma personalizzato da svolgere e da dare al ct?

“Questo, forse, lo fa la Juventus. A me succede il contrario: ad esempio quando Guarin, mi torna dalla Colombia, io so esattamente che tipo di lavoro ha svolto. Ma non sono certo io a dire al ct colombiano che cosa deve fare. Quanto ai programmi, è una questione di interessi. Sono stato a Coverciano, ho parlato con Prandelli. Lui non riesce ad allenare la squadra, tranne nelle competizioni in cui hai la squadra per un mese”.

La Juventus è un modello?

“De che?”.

Beh, si stanno portando avanti su vari fronti…

“L’unica cosa su cui si può prendere spunto è lo stadio. In questa cosa sono stati precursori, lo Juventus Stadium è stato un passaggio importante. Ora abbiamo un progetto noi, lo hanno altri club, il calcio va verso questa strada. Per il resto non mi viene in mente niente in cui la Juventus sia arrivata prima”.

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