Caro Lucio,
non stiamo qui a scriverti per spiegarti il valore della riconoscenza e del rispetto. Sei un mercenario, noi rispettiamo il tuo mestiere (noi sì…) e sappiamo che sono valori che non ti appartengono. Non stiamo qui a parlarti neanche di rabbia, delusione o disprezzo.

Piuttosto siamo qui a parlare di indifferenza, a chiederti se un anno in più di falsi onori e vera pecunia vale davvero il prezzo di una poco onorevole relegazione nel dimenticatoio del calcio, un limbo in cui risiedono i grandi ignavi di questo gioco, coloro che furono straordinari in campo ma “che mai non fur vivi” fuori dal rettangolo verde.

Pensiamo a te come a Ibrahimovic: vi siete passati il testimone come simboli di due Inter vincenti in modo diverso. La prima, quella dello svedese, tanto baldanzosa in Italia, quanto spaurita fuori dai confini nostrani; la seconda, quella del Triplete, figlio di una mentalità acquisita proprio grazie a te ed altri pochi eletti, arrivati in un mercato stellare, quando la tua vecchia squadra preferiva gentaglia del calibro di Demichelis a te. Neanche lì devi aver fatto battere tanti cuori, caro Lucio.

Eppure con noi a Madrid hai potuto consumare l’immediata rivincita ai danni di chi ti aveva ripudiato. Certo, nessuno ti toglie il merito di aver annullato fenomeni del calibro di Messi, Drogba e Ibrahimovic in quella stagione, ma tutti ricordano che nelle successive due sei stato umiliato dagli attaccanti di mezza serie A e da tutti i “Brandao” di turno in Europa. Eppure nessun tifoso nerazzurro ti ha mai fischiato o contestato, riservandoti una reverenza che andava ben oltre i tuoi meriti e il tuo attaccamento a questi colori.

Con quasi due decenni di calcio nelle gambe credi ancora che qualche sviolinata a una nuova tifoseria davanti al microfono ti permetta di conquistare il loro amore? Non è così. Avresti almeno potuto sfruttare la tua permanenza a Milano per imparare qualcosa dal tuo compagno di battaglie, quel Samuel che rimane uno dei più grandi eroi silenziosi del calcio del nuovo millennio. Invece nessuno ricorderà te come “il nostro Lucio”, così come Ibra non sarà “il nostro bomber” per alcun tifoso. 

Mercenari mai realmente amati: non è una questione di colori o di rispetto, ma solo di affetto, l’unico trofeo che mancherà per sempre nel tuo palmares. Per te rimarranno solo le parole: amare le nostre, stupide le tue.