Skriniar, profondo rosso: l’addio all’Inter si trasforma in dramma

II Monday Night da incubo dell’Inter si riassume con l’addio di Skriniar. Perché l’ennesima prestazione agghiacciante nerazzurra è stata condita dall’annuncio inequivocabile dell’addio di Skriniar

E no, non si parla dell’espulsione, ma delle dichiarazioni arrivate nel momento meno adatto da parte dell’agente dello slovacco. 

A prescindere da come finirà la faccenda, con un addio anticipato nei prossimi giorni per pochi milioni o con il più probabile saluto a contratto scaduto a giugno, il “tradimento” di Skriniar è palese. 

O almeno, il tradimento sportivo. L’Inter ieri avrebbe avuto bisogno di una prestazione matura da tre punti ma al 40’ si trova in inferiorità numerica per due entrate sciocche di Skriniar. Non che i primi 40 minuti fossero stati brillanti, ma l’espulsione del numero 37 nerazzurro condanna l’Inter a un finale prevedibile. 

Il suo capitano, colui che porta la fascia sul braccio sinistro, è il primo ad andare in confusione e a lasciare anzitempo il campo, e questa volta non per precisa scelta di Inzaghi.

Skriniar, un addio telefonato da mesi annunciato nel peggiore dei modi

Skriniar Addio Rinnovo

Di Skriniar se ne parla ormai da mesi. Cartello vendesi sul petto per tutta l’estate per poi rimanere a Milano, non rinnovare, e prepararsi al ricchissimo bonus alla firma offerto dal PSG: chi si aspettava un epilogo diverso da questo è rimasto alle vecchie bandiere alla Zanetti. 

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ll progetto tecnico del PSG non è paragonabile a quello dell’Inter: i parigini iniziano ogni stagione con l’ambizione di vincere la Champions League (anche se fin qui è sempre stata solo un’ambizione) e con ben altre premesse e promesse economiche.

Skriniar non lo si può certo biasimare: 25 milioni alla firma, più di 9 milioni a stagione, in una squadra in cui figurano il 10 dell’Argentina, il 10 del Brasile e il 10 della Francia. Chi rifiuterebbe? Probabilmente nessuno. Le bandiere sono finite da almeno un decennio.

Quello che si può criticare a Skriniar sono le tempistiche dentro e fuori dal campo. Lo slovacco, dopo settembre, non ha mai preso una posizione netta sul rinnovo, è stato un silenzio assenso. E ieri sera, nel giro di una ventina di minuti, ha salutato l’Inter nel peggior modo possibile: tempismo sbagliato negli interventi in campo, tempismo pessimo delle dichiarazioni di chi lo assiste fuori dal campo. Ci si poteva salutare meglio.

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