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“Capienza ridotta un errore, gli stadi sono luoghi sicuri per un motivo”: le parole dell’esperto

Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova, parla ai microfoni di Radio Anch’io Sport della situazione che si sta vivendo nel calcio, per via dell’aumento dei contagi del Covid.

Matteo Bassetti, Covid, stadi

Le sue parole

“La riduzione della capienza degli stadi ad un massimo di 5000 spettatori? E’ un errore, un colpo difficile da digerire per chi si è vaccinato con doppia o tripla dose e che magari si è abbonato. Hanno deciso di limitare la capienza senza differenziare tra impianto e impianto”.

“Questo è l’ennesimo modo per colpire il calcio come le discoteche e i luoghi del divertimento, senza una logica. Poi oltretutto gli stadi sono luoghi sicuri, se fanno applicare le regole come green pass e mascherine. Si fanno le regole, poi si cambia e si ricambia, è un atteggiamento cervellotico che, segue più la pancia che non la testa”.

A che punto siamo con la variante Omicron? “Purtroppo non ha ancora soppiantato Delta, che ci sta facendo male. Omicron è molto più contagiosa, ma sembra essere meno aggressiva, soprattutto nei vaccinati. Siamo in una fase di ipercircolazione del virus”.

In Inghilterra stadi pieni, in Germania vuoti: come mai questa differenza? “Gli inglesi hanno scelto una strategia più pragmatica, un atteggiamento diverso fin dal principio. E secondo me è giusto così: vaccinazione e contenimento, il virus non lo limiti chiudendo gli stadi o con le mascherine, il virus va molto più veloce delle nostre misure che possiamo adottare. L’Italia era in una via di mezzo fino a 10 giorni fa, poi la pancia ha prevaricato sulla testa. Quella della capienza a 5000 spettatori è un decisione molto più legata ai contagi che non al reale andamento dell’epidemia”.

Sarri l’altro giorno ha detto: “Ci facciano capire se il Covid è pericoloso o se è solo un’influenza”. Bassetti come risponde al tecnico della Lazio? “Da persona intelligente quale è ha colto perfettamente nel segno. Io dissi a suo tempo che i calciatori dovevano essere vaccinati tra i primi, il calcio è un settore dove la vaccinazione deve essere obbligatoria, fanno un lavoro a rischio contagio. Il Covid per i calciatori vaccinati è come una forma di influenza, dove si devono usare gli stessi strumenti contro le influenze: se hai sintomi, ti tengo a casa i giorni necessari, se non hai i sintomi allora evitiamo di fare milioni di tamponi. Torniamo a gestione un’infezione come abbiamo sempre fatto. Basta con questi tamponi, che rischiano di bloccare il calcio ma anche tutta l’Italia”.