Superlega: motore propulsore o battuta d’arresto del calcio?

perez
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Avete presente il botto della bottiglia di spumante che si apre? Le spalle chiuse, la faccia strizzata, le lancette dell’orologio ferme. Eppure no, domenica sera a mezzanotte non si aspettava l’anno nuovo.

Mettiamoci una sfera appoggiata su un piano, oppure una valigia fissa al suolo prima di sollevarla: un amante della gravitazione del calibro di Newton parlerebbe di inerzia. Non quello stato di pigrizia che ci assale la domenica dopo pranzo, per intenderci. È la capacità che un corpo ha di perseverare nel suo stato, prima che intervenga una forza esterna a modificarlo.

Bene, allora ricominciamo da capo.

Mettiamoci un NapoliInter alla trentunesima giornata di campionato, di domenica sera, poi un liturgico post partita di beffe al fantacalcio e l’amico di comitiva che le prende tutte giocando la schedina: corriamo il consapevole rischio di dire che è inerzia anche questa, sì. Uno stato di equilibrio e prassi costante, che nessun calciofilo che si rispetti penserebbe di barattare con il più trasgressivo dei fine settimana.

E poi boom, di colpo, senza preavviso come un qualsiasi detonatore degno di nota, accade che qualcuno brama da tempo di scomporti quell’equilibrio. Accade che qualcuno decide che non è più momento di aspettare, di permanere. Accade che anche lo sport, nel mezzo di un focolaio epidemico senza termini di paragone, pensa bene di ricordarti che ogni certezza in questo mondo è in realtà solo in prestito. E il tasso d’interesse da restituire, stavolta, rischia di essere davvero molto alto.

Nasce la Superlega

La mezzanotte del 19 aprile 2021 sarà ricordata come il giorno in cui nel mondo del calcio si registra un “punto di rottura“, da capire se si tratterà anche di un punto di non ritorno. Il comunicato dei 12 club che hanno aderito alla Superlega ha creato un terremoto sportivo, politico e sociale.

Il calcio è lo sport più seguito al mondo, il calcio è di tutti, il calcio è uno sport popolare”, questi gli slogan, perché ormai di questo si tratta, cui abbiamo assistito nelle ultime ore. Più avanti spiegheremo perché queste frasi sono slogan impregnati di retorica, ormai privi di qualsiasi fondamento.

Entriamo nel dettaglio e capiamo le squadre che ne hanno preso parte, l’organigramma e come sarà strutturato il format della Superlega, nonché i benefici economici, sportivi e di marketing.

I club fondatori

I “padri fondatori” della Superlega sono 12 club, cui presumibilmente se ne aggiungeranno almeno altri tre per arrivare a un totale di 15, che beneficeranno di questo status che garantirà loro la partecipazione fissa alla manifestazione sportiva: Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Juventus, Milan, Inter, Liverpool, Manchester United, Arsenal, Chelsea, Tottenham, Manchester City.

Il format

Ai 15 club fondatori si aggiungeranno altre 5 squadre, che verranno selezionate ogni anno in base ai risultati conseguiti nella stagione precedente, per un totale di 20. Il format prevede due gironi da 10 squadre che si sfideranno in gare d’andata e ritorno, nel corso della settimana. Al termine delle diciotto giornate, le prime tre classificate di ogni girone si qualificheranno per i quarti di finale, mentre le quarte e le quinte si sfideranno in una gara che prevede andata e ritorno, per staccare l’ultimo pass disponibile per i quarti di finale. Quarti di finale e semifinali si giocheranno andata e ritorno, mentre la finale sarà una partita secca, disputata in uno stadio neutrale.

Addio ai campionati nazionali?

Dal comunicato del sito ufficiale della Superlega, come da quello di tutte le squadre partecipanti, si manifesta la volontà dei club di continuare a prendere parte anche ai rispettivi campionati nazionali. Questo format andrebbe a sostituire le competizioni Uefa (Champions League, Europa League, Conference League).

L’organigramma e la data di inizio

L’organigramma sarà composto da Florentino Perez (Real Madrid) come Presidente, e Joel Glazer (Manchester United) e Andrea Agnelli (Juventus) come Vice Presidenti. Da capire la data d’inizio della nuova competizione, dato che nel comunicato si legge “non appena possibile”. Gli ultimi rumors parlano della volontà da parte dei club di iniziare a partire da agosto 2021, verosimilmente, il format partirà tra un anno.

Benefit economici, marketing e appeal

Il progetto della Superlega pare sarà finanziato dalla JP Morgan, una delle banche più potenti su scala mondiale, che garantirà un ricco premio di benvenuto: si parla di 350 mln per club. Conti alla mano, si preannuncia un giro d’affari con cifre da capogiro. Secondo i club fondatori della Superlega il calcio è lo sport più seguito al mondo, nonostante questo la “Generazione Zappare distaccata da questo sport, oppure segue soltanto i big match delle squadre in cui giocano i calciatori più famosi e più forti al mondo, motivo per cui l’obiettivo di questo progetto consiste nell’adeguarsi ai cambiamenti delle esigenze sociali, nonché ai cambiamenti delle esigenze dei tifosi. I club con più appeal, storia, fascino, soldi, riuniti in un’unica lega, in ottica diritti tv per la trasmissione della manifestazione sportiva, avrebbero più potere contrattuale con i vari brodcaster, disposti ad accaparrarsi quella che si preannuncia la competizione calcistica più appetibile al mondo. 

Le reazioni

Non si sono fatte attendere le durissime prese di posizione di Fifa, Uefa, leghe calcistiche, con annesse minacce di estromissione dai campionati nazionali e da qualsiasi manifestazione calcistica internazionale (coppe europee, Europei, Mondiali) sia dei club che prenderanno parte a questo progetto, sia dei calciatori tesserati, per quella che si preannuncia una durissima battaglia sportiva, politica, economica, a tutti i livelli. Battaglia economica e politica, di questo si tratta. Adesso cadono tutti dal pero, ma in realtà il dado è tratto da tempo. La mancata sanzione per i club qatarioti, che hanno eluso il FFP tramite sponsorizzazioni fittizie, agli altri club non è proprio andata giù.

A tal proposito, non è da escludere che questo strappo sia una mossa per spingere l’Uefa a trattare sull’abolizione del FFP, i cui paletti soprattutto in tempi di pandemia stanno stretti ai club, e anticipare il nuovo format della Champions League, previsto per il 2024. Non a caso, la Superlega è stata ufficializzata proprio nel giorno in cui è stata ratificata dal Comitato Esecutivo la nuova Champions. Se sarà un modo per mettere pressione e costringere l’Uefa a scendere a patti con i club, lo scopriremo presto. Un indizio, in tal senso, proviene dai comunicati dei club, dove viene evidenziato come “le società non possano di fatto assicurare che il progetto sarà effettivamente realizzato.”

Gli slogan e la retorica

Comunque la si pensi, non sono accettabili gli slogan e la retorica.

Un movimento che organizza i Mondiali di calcio in Qatar, paese che lede molti diritti delle donne, dei lavoratori, soltanto per lucrare il più possibile sulla massima competizione calcistica, non può e non deve far la morale ai club fondatori della Superlega, tacciandoli di avidità, di mancanza di rispetto dei diritti. Un movimento che ha permesso a determinati club di eludere sistematicamente il FFP tramite sponsorizzazioni fittizie, senza sanzionarli, non può di certo venire a parlare di rispetto delle regole.

Improvvisamente Uefa, Fifa, Figc, Lega A, diventano i paladini del calcio della gente, come se le competizioni cui hanno preso parte le squadre in questi anni siano stati un gentile omaggio della casa. La Serie A si riscopre a favore dei tifosi, come se questi avessero dimenticato il teatrino andato in scena in merito all’assegnazione dei diritti TV o all’ingresso dei fondi. Non è forse anche questa avidità? I tifosi non hanno sempre dovuto pagare uno o ultimamente più di un abbonamento per poter seguire la propria squadra del cuore? Si può essere favorevoli o contrari a questo progetto, ci risparmiassero almeno la retorica spicciola. Il calcio, già da anni, è business.

Un impatto senza precedenti

L’ipotesi circolava da tempo ed è stata più volte rilanciata dai media, ma è nel silenzio della notte che ha preso forma quella che sembrava essere non più di una minaccia al calcio giocato e non: la meritocrazia vinta a tavolino dall’oligarchia. La creazione della Superlega è un atto rivoluzionario, una lotta di classe dall’alto contro il basso, non un inno alla rivalsa di un popolo colpito dalla fame. È il potente che getta le basi per l’immortalità della sua superiorità, a scapito dell’unico mezzo naturale messo a disposizione per combattere fatturati da capogiro: il talento.

Questa innovativa competizione calcistica in stile NBA, che palesa motivi meramente economici dietro la sua genesi, sta di fatto istituzionalizzando un iter che si profila da anni, e cioè quello che vede sempre le stesse squadre alternarsi nei successi, ma lo fa negando ogni parvenza di competizione, di brio, di imprevedibilità e trepidanza.

Che il calcio abbia deciso di intraprendere una linea sensibilmente aziendalistica non è notizia dell’ultima ora, sia beninteso, ma che ne è adesso della sfera umana, del sano antagonismo, di quella passione viscerale che è poi l’elemento unificante di tutte le tifoserie? Davvero il dio denaro si sta avvalendo del diritto di normalizzare una realtà calcistica guidata solo dalla massimizzazione dei profitti? Davvero un governo di pochi sta tratteggiando il destino di tanti?

Fin troppo comodo puntare il dito contro romanticismo e anacronismo, ma come può l’essenza di questo sport ridursi a silenzioso rumore di fondo? Il brivido di un posto in Europa conquistato nell’ultimo turno di campionato, il rammarico di una finale sudata per mesi e persa nei minuti di recupero su calcio piazzato, il senso di completezza di una piccola che, contro ogni previsione, sconfigge una grande: elementi accessori di una verità che, non da oggi ma forse per sempre, sceglie di ingozzarsi di quattrini e pragmatismo.

Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento” diceva Darwin, ma il cambiamento, per natura, spaventa inevitabilmente l’uomo. Cambiare significa fronteggiare l’ignoto, accogliere, mettere in discussione, arginare un sistema preesistente. Ma cosa accade quando il cambiamento si trasforma nella più radicale delle insurrezioni?

Battuta d’arresto o motore propulsore? Muore il calcio o nasce la Superlega? Ai posteri l’ardua sentenza.

A cura di Milena Trecarichi e Gabriella Ricci