Mourinho: “All’Inter eravamo come fratelli, la Champions è stata incredibile”

Premio miglior allenatore: Josè Mourinho
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I tifosi interisti lo ricorderanno per sempre. José Mourinho ha sempre saputo come farsi apprezzare.

LE PAROLE DELLO SPECIAL ONE

Netflix ha ideato “Parola di Allenatore”, una serie nella quale vari allenatori degli sport più importanti al mondo hanno raccontato le loro esperienze più belle inerenti all’universo sportivo. Il protagonista della terza puntata è proprio José Mourinho, che ha rispolverato i ricordi più belli della sua carriera, e dopo aver parlato di Porto e Chelsea, ha dedicato parole dolci alla Beneamata.

Riguardo al gruppo ed al traguardo della Champions League

Sono stato davvero felice [racconta lo Special One] in quei due anni nel club e con quel gruppo di giocatori. Eravamo sulla stessa lunghezza d’onda, eravamo come fratelli. Per cinquant’anni l’Inter ha inseguito la Champions League, sapevo che quell’anno dovevo vincere per i miei ragazzi.”

L’offerta del Real Madrid e la presa di decisione definitiva

Durante il torneo ho ricevuto un’offerta davvero importante dal Real Madrid. Lì avrei dovuto affrontare la più grande sfida per qualsiasi allenatore o giocatore, vale a dire cercare di battere la squadra più forte, il Barcellona. Dovevo prendere una decisione. Certi treni non passano due volte, così ho pensato che la cosa migliore da fare per la mia carriera fosse accettare. Sono un uomo molto emotivo, ma ho cercato di incanalare quell’emozione per prendere quella grande decisione.”

Un addio brusco, ma forzato dall’emotività

Quella sera abbiamo vinto la Champions League, è stato un momento incredibile per tutti noi. Ma fin dall’inizio della carriera, il mio sogno è sempre stato quello di vincere il titolo in ciascuno dei tre campionati di calcio più importanti d’Europa. Lo avevo vinto in Inghilterra e dopo averlo vinto in Italia, mi mancava soltanto il titolo del campionato spagnolo. Alla fine della partita non volevo andare negli spogliatoi, non volevo salire sul pullman e tornare a Milano insieme ai miei giocatori, se lo avessi fatto non sarei mai andato al Real Madrid. Così ho cercato di scappare, ma ho visto uno dei giocatori fuori dal pullman (Materazzi, ndr), non potevo non fermarmi. Nessuna parola, non ricordo nessuna parola.”