Il Toro si racconta: l'infanzia, il futuro e quella frase segreta detta da Conte

Il Toro si racconta: l'infanzia, il futuro e quella frase segreta detta da Conte

È sicuramente il protagonista di questa Inter, è esploso in questa stagione dopo un anno di adattamento e molta panchina: il Toro Lautaro Martinez si racconta in questa lunga intervista a Repubblica. Sul tavolo tantissimi argomenti: dal suo soprannome al rapporto con Icardi e Lukaku, passando per una frase segreta di Antonio Conte.

"DA BAMBINO ERO DIFENSORE, IL CALCIO ERA SACRO"

Oggi tutti lo chiamano "Il Toro", ma quel soprannome è nato 5 anni fa: "Al Racing quando avevo 17 anni, ero forte e bruto: mi scontravo con tutto e tutti. Lo inventò Santiago Reyes, mio compagno di squadra e di pensione".

DA DIFENSORE AD ATTACCANTE

Il Toro è oggi uno dei più forti attaccanti della sua generazione, eppure nasce in un ruolo completamente diverso:  "Da bambino ero difensore". Le caratteristiche da difensore le porta ancora con sè e anche questo contribuisce al suo soprannome: "Non ho mai smesso di ragionare da difensore: mi viene naturale aggredire ogni pallone che giocano gli avversari. È sempre stato il mio modo di stare in campo". 

Se oggi il numero 10 nerazzurro gioca davanti lo dobbiamo all'allenatore del Bahia Blanca, la città del classe '97: "Disse che ero troppo veloce per fare il centrale e mi spostò avanti. Avevo 11 anni".

L'INFANZIA DIFFICILE E LA COMPAGNIA DEL PALLONE

"Se ce l'ho fatta è merito dei miei genitori. Mio padre ha giocato a calcio da giovane e ha trasmesso la sua passione a me e ai miei fratelli. I soldi erano molto pochi, ma un piatto in tavola e un pallone non ci sono mai mancati. Per un periodo dormivamo tutti in una stanza: noi tre figli con mamma e papà". In un periodo difficile l'unica ancora di salvezza era il calcio, e i fratelli Martinez lo giocavano a qualsiasi costo: "Il fútbol era sacro, agli allenamenti andavamo in bicicletta, in bus, spesso a piedi".

I GRANDI GUADAGNI E L'AIUTO ALLA FAMIGLIA

I principi di Lautaro Martinez sono ben saldi e oggi ha potuto finalmente ricambiare gli sforzi fatti dalla sua famiglia: "Ai miei genitori ho comprato una bella casa in Argentina. Sto aiutando anche i miei fratelli, quello che guadagno lo condivido con loro. Hanno fatto sacrifici per farmi diventare quello che sono e hanno sofferto tanto quando li ho lasciati soli per giocare a livello professionistico".

IL SUO MODELLO DI VITA 

"Il modello di vita per me è mio padre. Mi ha insegnato che la vita può essere difficile, ma va vissuta. Faceva l’infermiere in una casa di riposo. Usciva la mattina alle 6 e tornava alle 10 di sera, mentre mamma stava con noi a casa. Mio padre era sempre tranquillo, come lo sono io". Caratteristica poco evidente in partita e lui lo sa bene: "In campo invece devo imparare a controllarmi di più. Ce la metto tutta, ma a volte mi accorgo di essere ancora giovane".

L'IDOLO NEL MONDO DEL CALCIO

Come non aveva dubbi sul suo modello di vita, così non  li ha sul suo modello in campo: "Radamel Falcao. Lo ammiravo da bambino quand’era al River Plate. L’ho conosciuto in Copa America, contro la sua Colombia e gli ho chiesto di scambiarci la maglia. Mi imbarazzava, perchè è una cosa che non è nel mio carattere, da allora non l’ho più fatta, ma quel giorno ho realizzato un sogno. Lui mi ha consigliato di godermi il momento, di guardare sempre avanti".

LA SQUADRA DEL CUORE

Le parole su Falcao innescano la domanda sulla squadra che tifava da ragazzino: "È complicato. La famiglia di mio padre è del Boca, mamma tifa River, passando al Racing ho risolto il problema. Sarò sempre grato al Racing perchè mi ha fatto esordire in prima squadra, come sarò grato all’Inter che mi sta facendo crescere".

LAUTARO E ROMELU: DUE STORIE SIMILI

Come l'attaccante argentino, anche il gigante belga ha avuto una infanzia molto difficile, oggi i due si intendono a meraviglia: "Aver vissuto esperienze dure ti rafforza, ti aiuta a tenere i piedi per terra e a lavorare con umiltà: in questo siamo simili. Romelu ha solo 26 anni ma ha una grande esperienza di vita e di calcio. Ha segnato molti gol in grandi squadre e conserva un cuore nobile". Poi chiosa: "In campo, il segreto è aiutarsi".

LA SODDISFAZIONE DI LAUTARO

"Non sono tanto felice quando mi vedo allo specchio quanto lo sono per strada in Argentina e a Milano, città che amo. Essere fermati dai tifosi è una sensazione che non si può spiegare a parole. Ti vogliono bene senza conoscerti, solo perché hai buttato una palla in porta. Ti fa capire quanto il calcio sia importante per la gente, soprattutto per i bambini, cosa che più mi emoziona. Con i tifosi preferisco le foto agli autografi, ho 22 anni e sono abituato così".

IL RAPPORTO CON LIONEL MESSI

Il rapporto con Messi e l'intesa mostrata con la maglia dell'Argentina ha spesso fatto parlare di mercato. Ecco come ne parla Lautaro Martinez: "Per noi argentini Leo è importante come lo è stato Maradona, è una cosa che va oltre il calcio. È il migliore al mondo, giocare con lui in nazionale è un privilegio. Messi è generoso, mi indica i movimenti e mi insegna a trovare spazi che apparentemente non esistono".

IL RAPPORTO CON JAVIER ZANETTI 

Da un argentino storico ad un altro, il Toro parla del suo rapporto col vicepresidente nerazzurro, Javier Aldemar Zanetti: "Già quando ero in Argentina mi chiamava, ci scrivevamo. Quando ci siamo visti alla Pinetina è stato come ritrovarsi dopo tanto tempo".

LA SCELTA DELL'INTER

Le offerte per il talentuoso attaccante erano tante, ma lui ha scelto l'Inter: "È stata una decisione mia. Quando è arrivata l’Inter ho capito che era il momento del salto in Europa. Ho rifiutato tante altre offerte, ho scelto il club per la sua storia, per il livello dei giocatori, per l’affetto che ho sentito da subito".

LA RISPOSTA SUL FUTURO

"Qui sono felice, è casa mia. Conte mi aiuta a migliorare. Mi ha concesso i minuti di cui un giocatore ha bisogno, lui si fida di me e io mi sento sicuro. L'interesse di altri club mi conferma che sto lavorando nel modo giusto. Significa che sto crescendo e che sto facendo il bene dell’Inter, che per me è la cosa più importante".

IL RAPPORTO CON CONTE

L'ex allenatore del Chelsea ha avuto un impatto fortissimo sul calciatore che parla così del loro rapporto: "Abbiamo imparato a conoscerci in fretta, tanto che mi sembra impossibile che siano passati solo cinque mesi. La cosa che più apprezzo in lui è la passione per il calcio: è profonda, contagiosa". E i suoi allenamenti? "Sono durissimi! Allena con intensità dando molta importanza alla preparazione fisica". Il Toro non ha dubbi che questa sia la strategia giusta: "È indispensabile quando giochi cinque partite in due settimane".

I PUNTI DI FORZA E I PUNTI DEBOLI

Partiamo con i punti di forza dell'Inter contiana: "La mentalità. L’hanno dimostrata i compagni chiamati a sostituire gli infortunati: non avevano giocato molto, ma erano pronti (Borja Valero su tutti). È il segno che il gruppo è presente".

C'è ancora tanto lavoro da fare e degli aspetti da migliorare soprattutto:  "La concentrazione e la furbizia nel chiudere le partite. La strada è giusta ma dobbiamo maturare".

GLI OBIETTIVI E IL CONFRONTO CON LA JUVE

"So che sembra impossibile, ma davvero pensiamo partita per partita. Stiamo facendo un grande lavoro, stiamo crescendo: non ci serve guardare troppo in avanti". Da questa affermazione ecco la logica risposta sulla Juve: "Sono molto forti ma abbiamo imparato a non fare paragoni. Il nostro riferimento siamo sempre noi stessi".

LA FRASE SEGRETA DI CONTE

Tutti hanno notato l'esplosione dell'ex Racing dopo la partita del Camp Nou, sbloccata da un suo grande gol. Ecco l'importante rivelazione di Lautaro: "Il merito è di una frase che mi ha detto Conte. Gliene sarò sempre grato. Parole preziose, che non dimenticherò mai e che voglio custodire, ci sono cose che sono solo mie".

IL RAPPORTO CON MAURO ICARDI

Nonostante il caos Icardi e la grande intesa con il nuovo numero 9, Romelu Lukaku, Lautaro ha sempre avuto un ottimo rapporto con l'ex capitano nerazzurro: "Siamo amici, ci sentiamo. Quando sono arrivato a Milano non mi ha dato solo una mano, me ne ha date due perché io mi ambientassi, non conoscevo nemmeno la lingua». Da buoni amici non c'è mai stato rancore tra i due, neanche l'anno scorso quando Lautaro ha macinato minuti, soprattutto dopo il caso Icardi: "Mauro è contento dei miei successi all'Inter. Anche quando eravamo compagni si dava da fare perché io giocassi al meglio, è il suo modo di essere".

IL SOGNO DA REALIZZARE
Il Toro conclude l'intervista con il suo desiderio: "Sogno di giocare i Mondiali: nel 2018 ci sono andato vicino".

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Giovanni Palmisano
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