Quando gli schemi contano: la storia "moderna" di Diego Godin

Quando gli schemi contano: la storia

Non è stato l'inizio di stagione che tutti si aspettavano quello di Diego Godin. Il Faraone è stato autore di qualche disattenzione di troppo, che ha fatto strocere il naso agli sportivi interisti. Tuttavia con il suo Uruguay continua a sfornare prestazioni da manuale, come quella più recente contro l'Ungheria. Dove sta, dunque, la verità?

L'ALTRO VOLTO IN NAZIONALE

Non è cosa nuova che i giocatori uruguagi attraversino un processo di trasformazione quando si tratta di vestire la maglia della Celeste. Ma oltre al senso di appartenenza c'è un aspetto tecnico che non può essere sottovalutato. Sia come attitudine che come schieramento, infatti, in Nazionale Godin si trova a giocare in un contesto diverso da quello del club, che ne esalta ancora le caratterisitiche.

La Nazionale di Oscar Tabarez fa infatti della "Garra" il proprio punto di forza, adottando uno stile di gioco non particolarmente bello ma tremendamente efficace e combattivo. Non a caso la formazione tipo consiste in un 4-4-2 con esterni di sostanza, come Nandez o Vecino, due punte pure (Cavani e Suarez per esempio) e tanta attenzione per la fase difensiva. Un ambiente di gioco "guerrigliero", dove l'ex Atletico può ancora esaltarsi.

CONTE VS TABAREZ

Un altro elemento è senza dubbio la difesa a 4 di Tabarez. Un paradosso, se si pensa quanto spesso si dice che gli schemi non contino. In questo caso sì. Contano perchè Conte gioca con la difesa a 3: un cambiamento non solo sulla carta, che porta a situazioni difensive differenti. Come lo stesso Godin ha spiegato in un'intervista ieri (riportata anche sul nostro sito, ndr), di sistemi simili a quello di Conte non ne aveva mai incontrati. La disponibilità del Faraone è stata massima sin da subito. Ma la fase di apprendimento, anche per uno della sua età ed esperienza, è comunque ancora in corso. Più spazio da coprire, e conseguentemente maggiore aggressività, e linea difensiva più alta sono tutti elementi esterni alla sua comfort-zone.

La situazione di Godin conferma dunque come il calcio moderno porti a sforzi nuovi ogni giocatore. Anche un campione affermato. Resta solo da aspettare dunque, con la consapevoleza che lo smalto, Godin, non lo ha ancora perso.

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