Nainggolan: "All'Inter sono stato fischiato giustamente! Conte? Mi sarebbe piaciuto che..."

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Radja Nainggolan: campione indiscusso, uomo enigmatico. L'attuale stella del Cagliari si è concesso in una lunga intervista in cui ha parlato anche dell'Inter. Ecco le sue parole.

NAINGGOLAN: "ALL'INIZIO ALL'INTER MI FISCHIAVANO, GIUSTAMENTE"

Tornato in Sardegna dopo una sola, controversa, annata nella Milano nerazzurra, Radja Nainggolan si è concesso in una lunga intervista sulle pagine di Sportweek, dove ha toccato anche alcune tematiche relative al pianeta Inter.

La scelta del ritorno in terra sarda è indubbiamente legata alla spiacevole malattia che ha colpito la moglie Claudia: "È un momento particolare, difficile. Claudia è forte, ha grande coraggio, sta cercando di camuffare al meglio le sue emozioni, sta seguendo le cure alla perfezione, in casa, soprattutto con le bambine, si sforza di essere quella di sempre. Ogni tanto ci sono discussioni perché per una donna la perdita dei capelli è uno dei momenti peggiori durante la malattia. Se sono tornato a Cagliari è anche per lei. Qui ha i genitori, le amiche, i luoghi cari. In questo modo riesce ad affrontare meglio la situazione".

Sicuramente una scelta coraggiosa del Ninja, una scelta da gigante, soprannome che gli è stato affibbiato ormai diversi anni fa. Ma cosa significa essere un gigante, per Radja Nainggolan? "Io posso solo dire di aver sempre fatto quello che andava fatto, in campo ho sempre dato il massimo. Il mio stile di gioco ha fatto il resto. La forza, la voglia, potrei dire la rabbia che metto in partita spingono le persone a vedermi come un gigante. Se la gente mi apprezza vuol dire che qualcosa di buono ho fatto,qualche ricordo ho lasciato. Sentirmi definire in un certo modo è motivo di orgoglio". In più, Radja è felice come il primo giorno in cui ha toccato un pallone: "Quando calpesto l’erba sono felice, mi sento giovane e mi diverto".

L'energia di cui ha parlato in precedenza proviene da lontano, dai primi calci del Ninja: "A me non ha regalato niente nessuno. Ho avuto un’infanzia difficile, mia madre ha tirato su me e mia sorella da sola. Giocare in una certa maniera è stato uno sfogo e il modo per far capire che non mi accontento mai".

Parlando delle ambizioni del suo Cagliari, Radja ha aggiunto: "Ho giocato alla Roma e all’Inter: squadre che hanno l’ambizione di vincere, con giocatori forti, carismatici e dai caratteri diversi. L’esperienza che mi sono fatto in quei club, con compagni di un certo tipo, mi aiuta a tenere unito un gruppo come questo del Cagliari, dove l’ambiente societario e di squadra è meno complesso e più familiare. Sappiamo che l’obiettivo è la salvezza, ma il gruppo è sano e motivato. E con questi presupposti è facile andare oltre".

Dopodichè, il belga ha parlato della sua esperienza all'Inter, a partire dai primi fischi ricevuti: "All’Inter, all’inizio sono stato fischiato. Anche giustamente, perché parlavo sempre di Roma e della Roma. Ma la gente non capisce una cosa: io non sono uno che ci tiene a essere amico dei tifosi. Credo che il tifoso debba sostenere la squadra, e non il giocatore. Ho sempre pensato che l’essere diventato un beniamino a Cagliari e Roma fosse il frutto del mio impegno rivolto alla squadra. Insomma, dopo quattro anni e mezzo di Roma era chiaro che nei confronti della mia ex squadra sentissi un attaccamento che non riuscivo a provare verso la nuova. Non me la sentivo, appena arrivato, di baciare la maglia dell’Inter. Chi lo fa per compiacere i tifosi ha poca personalità. Sarebbe come conoscere una ragazza e dirle subito: tu sei l’amore della mia vita. Non esiste. Appena sbarcato a Milano, dissi che il dispiacere di aver lasciato la Roma era più forte della gioia di essere all’Inter. Non potevo essere innamorato di una società in cui ero da un giorno. I tifosi non la presero bene. Poi conobbi alcuni di loro, gli spiegai il senso delle mie parole e capirono. Se dovessi giocare tre, quattro stagioni nell’Inter, probabilmente direi le stesse cose che ho detto della Roma. Ma non oggi".

Prima di concludere con una stoccata agli ambienti dei grandi club, Nainggolan ha espresso parole al bacio per Antonio Conte, sottolineando anche quanto il suo carattere possa limitare le sue ambizioni calcistiche: "Per ciò che ho visto nel mese in cui abbiamo lavorato insieme, penso che avrei potuto dargli qualcosa. Ci fece capire subito il modo e lo spirito con cui dovevamo giocare. E riuscire a trasmettere alla squadra le proprie idee in così poco tempo è prerogativa solo dei grandi. Io sono quello che sono, ho sempre vissuto allo stesso modo. Il mio errore è stato ripetere a trent’anni gli stessi errori commessi a venticinque. Dovevo essere più intelligente. Ma cerco di vivere come una persona normale. Nainggolan calciatore nasce dalla felicità del Radja uomo".

Abbiamo anticipato la stoccata agli ambienti dei grandi club. Radja, infatti, conclude l'intervista in questo modo: "Mi sono accorto che nei grandi club vedi cose troppo strane. Succedono cose che non potrebbero succedere mai a Cagliari, per esempio. Un posto piccolo dove non ci sono segreti. Altrove ho visto tanta falsità. Dagli spogliatoi escono notizie che non dovrebbero mai uscire. Una volta, a Roma, ebbi una mezza discussione con Manolas, una cazzata, eppure il giorno dopo era su tutti i giornali. All’Inter uguale. Anche adesso, come fa a venire fuori che nell’intervallo di una partita Lukaku e Brozovic si mettono le mani addosso?".

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