SpazioInter’s Stories – Cristian Chivu, lo Swarovski di Reșița

Avete presente Matthijs de Ligt? Beh, se vivete sotto una roccia probabilmente non avrete mai sentito parlare di uno dei difensori più talentuosi d’Europa, capace di diventare capitano dell’Ajax a soli 18 anni. Prematuro, no? In realtà neanche molto, perché l’attuale difensore della Juventus ha sempre dimostrato una maturità fuori dall’ordinario. De Ligt, però, non è stato l’unico giovanissimo capitano nella retroguardia difensiva dei biancorossi olandesi. Per chiarimenti a riguardo, citofonare a casa Chivu: vi risponderà Cristian, uno degli eroi del Triplete nerazzurro.

OPERAIO? SÌ, MA SUL CAMPO

Partiamo dal principio. Cristian nasce in una ridente cittadina della Romania sud-occidentale, Reșița, uno dei principali centri industriali del Paese. Nel capoluogo del distretto di Caraș-Severin, però, non pensano solo a metallurgia ed acciaierie varie: Cristian, infatti, matura con il pallone in mano e dal 1991 entra a far parte delle giovanili della squadra della sua città, il CSM Școlar Reșița. Con i rossoneri esordisce anche nel professionismo nel 1997, neanche maggiorenne, e segna i suoi primi due gol in 24 presenze.

Le buone prestazioni con la squadra che ha sempre ammirato da piccolo gli valgono la chiamata dell’Universitatea Craiova, uno dei club più titolati del Paese. Gioca bene Cristian, sia sulla fascia destra che in mezzo alla difesa, tant’è che entra presto a far parte della nazionale rumena Under-20. Non solo: ricordate l’incipit sull’Ajax? La storia del 21enne capitano rumeno dei Lancieri inizia qui, quando gli osservatori del club olandese più titolato lo scoprono sul campo del Municipal di Craiova.

LANCIERE E GIOIELLIERE NEL GIRO DI POCHI ANNI

È piena estate quando Ronald Koeman decide di portare quel 19enne ad Amsterdam per fargli guidare la difesa. Ci mette poco a far notare la sua leadership in campo, tant’è che il manager dei biancorossi lo fa capitano, come dicevamo, a 21 anni. È dominio Ajax in patria, con Chivu in difesa e con opzioni offensive del calibro di Ibra e Van der Vaart: Eredivisie, Coppa d’Olanda, Supercoppa d’Olanda e titolo di giocatore dell’anno nella stagione 01/02, mentre nel 2003 arrivano i quarti di finale di Champions League. Chivu è sui quotidiani sportivi di mezza Europa dopo le stagioni all’Ajax, con cui colleziona 142 partite, 13 gol (5 nel primo anno del terzo millennio) e 6 assist.

Amsterdam-Roma saranno un paio d’ore di volo, ma il costo del biglietto raggiunge cifre importanti: i giallorossi sborsano 18 milioni di euro per portare il rumeno in Italia, che nella sua prima stagione all’Olimpico si dimostra un fuoriclasse assoluto, capace di rendere la Roma la squadra con la miglior difesa del campionato; con Walter Samuel la chimica è ad altissimi livelli: i due si ritroveranno anche in una serata di Madrid, ma a quella notte ci arriviamo dopo.

Tutto sembra andare per il meglio, ma Cristian lamenta diversi problemi fisici: nella sua seconda stagione con la Lupa entra in campo con il gontagocce e la Roma arriva addiritura ottava in campionato, peggiorando di sei posizioni il piazzamento della stagione precedente, in cui era stato sfiorato lo Scudetto. L’addio di Walter Samuel prima in direzione Real Madrid e poi verso la Milano nerazzurra ha i suoi effetti: Chivu trova un nuovo compagno di reparto in Philippe Mexès, ma l’intesa è carente. Nonostante ciò, Chivu riesce ad alzare un trofeo anche con i giallorossi, la Coppa Italia del 2007. Chi risulta sconfitto in quella gara? L’Inter, che Cristian abbraccia quattro mesi dopo.

LEGGENDA NERAZZURRA CON IL CASCHETTO

Il destino è beffardo: una ventina di giorni dopo il suo passaggio in nerazzurro, Chivu è titolare nella sfida per la Supercoppa Italiana. Si sfidano la vincente del campionato, ossia l’Inter, e la vincente della Coppa Italia: sì, la Roma. Sarà per l’emozione, ma Chivu non brilla in quella gara e la Supercoppa la portano a casa i giallorossi; il rumeno si prenderà la sua rivincita, però: due vittorie nel 2008 e nel 2010, sempre contro il suo passato.

La bacheca trofei in casa Chivu diventa sempre più splendente durante i suoi anni in nerazzurro: in 7 anni, infatti, porta a casa 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, 3 Scudetti, 1 Coppa del Mondo per Club e l’indimenticabile Champions League del 2010. Nelle celebrazioni per questi trofei lo vediamo sempre nello stesso modo, forse con qualche capello in meno come a Madrid il 22 maggio. In campo, però, Chivu non è esteticamente lo stesso dei tempi dell’Ajax o della Roma: nell’Epifania 2010, dopo uno scontro fortuito con Sergio Pellissier, Chivu riporta una dolorosa frattura al cranio. I medici gli consigliano di rimanere fuori dal campo per diversi mesi, ma Cristian ha un Triplete da conquistare: da quel momento il numero 26 indossa fino alla fine della sua carriera un caschetto protettivo alla Petr Čech, che toglie, appunto, solo a fine partita.

Mi manca la palla, non la calcio da più di un anno. Al momento posso solo giocare con i miei figli in casa ma usiamo un pallone di spugna, uno vero non lo tocco da molto tempo e ancora non ho avuto il permesso dei medici. Non nego di avere il sogno di diventare un allenatore. Mi manca l’odore del manto erboso, anche se sono allergico, e degli spogliatoi.

Parlava così Cristian qualche mese dopo il suo ritiro dal mondo del calcio, avvenuto nel marzo 2014 a causa dell’ennesimo infortunio, questa volta al mignolo del piede destro. Quel sogno oggi è diventato realtà: Chivu non si è allontanato dal pianeta Inter ed oggi allena l’Under-17 nerazzurra.

Alla vigilia del suo 39esimo compleanno celebriamo una delle tante leggende nerazzurre di questi anni, un valoroso condottiero che ha sempre sputato sangue per la maglia. Grazie Cristian, per sempre nerazzurro.

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