Nuovo stadio di Milano, i tifosi protestano: "Giù le mani da San Siro"

Nuovo stadio di Milano, i tifosi protestano: “Giù le mani da San Siro”


Mentre la Juve sorpassa l’Inter e Pioli arriva al Milan, le due società milanesi continuano a lavorare per il nuovo stadio di Milano. Oggi Alessandro Antonello e Paolo Scaroni, rispettivamente CEO dell’Inter e Presidente del Milan, hanno partecipato ad un’assemblea pubblica presso il Municipio 7 di Milano.

All’esterno del palazzo diversi tifosi contrari alla sostituzione dello Stadio Giuseppe Meazza in San Siro e favorevoli piuttosto ad una sua ristrutturazione. Ecco il contenuto di alcuni cartelloni di protesta: “I ragazzi di tutto il Mondo chiedono di salvare il verde, non cementificate San Siro”, “No stadio a 30 metri dalle case” e “Giù le mani da San Siro, no speculazione, no cementificazione“. Al cospetto delle proteste, tante sono state le motivazioni date dai rappresentanti delle due società di calcio: dalla sicurezza alle migliori prospettive per il quartiere.

ANTONELLO E SCARONI IN CORO: “SUL NUOVO STADIO DI MILANO VOGLIAMO ASCOLTARE I CITTADINI”

Il presidente del Municipio 7, Marco Bestetti ha contestualizzato così l’incontro pubblico con le due società: “Abbiamo organizzato questa seduta con le due società perché riteniamo che i due progetti di sviluppo necessitino di una fase di ascolto e di vicinanza a con la cittadinanza. […] Ci sono interrogativi, domande e perplessità che possono essere fugate“.

Anche Alessandro Antonello, CEO nerazzurro, ha sottolineato la voglia di coinvolgere la popolazione, cercando di placare gli animi di chi insorge, tifosi e non: “Ci teniamo perché la presentazione del progetto è solo l’inizio di un percorso di dialogo con cittadini e tifosi. Vogliamo chiarire un concetto: non abbiamo presentato solo progetti ma fatto domande di pubblico interesse per capire se questi progetti potessero avere interesse pubblico. Per noi oggi è importante iniziare questo percorso; i due progetti non sono definitivi, vogliamo ascoltare la cittadinanza e le istituzioni per capire se ci sono altre idee”.

Antonello ci tiene a spiegare la posizione di Inter e Milan: “Si è parlato di monologo dei club mentre non è stato così; abbiamo solo seguito i passaggi formali previsti dalla normativa e oggi ci fa piacere essere con voi. I progetti prevedono interventi importanti sui quartieri con relativi miglioramenti, ma ci sono anche altri progetti meno specifici perché vogliamo prima ascoltare voi. Questo per noi è un punto di partenza, vogliamo ascoltarvi e anche darvi maggiore chiarezza”.

DALLA SICUREZZA ALLA MODERNITÀ: PERCHÈ NON SI PUÒ RISTRUTTURARE SAN SIRO

I tifosi che insorgono contro la costruzione del nuovo stadio di Milano insistono sulla volontà di ristrutturare San Siro. Ma questa strada, secondo le parole di Antonello e Scaroni, non si può percorrere per tanti motivi. Ecco le loro considerazioni a riguardo:

ALESSANDRO ANTONELLO:I tre anelli di San Siro non hanno legami ma sono appoggiati l’uno all’altro e questo nel tempo ha creato limitazioni e disagio. Cinque anni fa siamo partiti con un’idea di ristrutturazione poi ci siamo confrontati col Milan e siamo giunti a una conclusione diversa perché il Meazza non ha spazi sufficienti per dare a tutti i tifosi servizi idonei per chi vuole godersi uno spettacolo allo stadio.

Ci sono tutta una serie di servizi, oggi, che nel 1926 non erano concepiti. É evidente che adesso è impossibile recuperare ulteriori spazi. Inoltre la visibilità dal primo anello è possibile solo verso il campo e non consente di vedere le bellissime coreografie dei nostri tifosi.
Muoversi a San Siro è difficoltoso, non è adeguato alle normative. Non ultimo il livello di servizio dei tifosi del secondo e terzo anello: oggi ci sono più di 50 mila tifosi che vengono allo stadio a vedere le partite e hanno servizi scadenti, sia per quanto riguarda il bar che i servizi igienici. Inter e Milan hanno studiato un progetto di ristrutturazione, ma è un progetto molto invasivo che prevede la rimozione del primo anello, delle torri, del terzo anello e l’abbassamento del tetto. Poi bisognerebbe ricostruire tutto“.

Muovendo dai problemi di sicurezza e dai necessari lavori, Antonello invita alla riflessioni i tifosi che vorrebbero una ristrutturazione di San Siro: “Al termine di questi lavori l’identità di San Siro sarebbe ancora la medesima? La risposta è no“. Il CEO nerazzurro, infine, fa notare altri problemi che deriverebbero dalla ristrutturazione di San Siro: “Dopo la ristrutturazione la capienza di San Siro sarebbe inferiore ai 60 mila posti. Negli ultimi 10 anni San Siro ha presentato una presenza media di 50 mila persone. Inoltre, dal lato della tribuna arancio non si potrebbe ristrutturare perché é ai confini di un’altra proprietà a cui non abbiamo accesso“.

Scarioni: “Noi tutti amiamo il Meazza”

PAOLO SCARONI: Vogliamo uno stadio moderno con i servizi che si danno oggi ai tifosi. Vogliamo che sia accessibile ai diversamente abili, oggi in difficoltà a San Siro. Vogliamo poterci confrontare con le diverse realtà europee”. Il presidente rossonero spiega come questo progetto sarebbe a favore dei cittadini di Milano, e non contro di loro: “Pensiamo che alla città sia utile che quella zona della città sia viva sempre, mentre se ci andate adesso vedrete una landa desolata. Vogliamo una bella zona della città e non solo un parcheggio attivo nei giorni della partita. Vogliamo un luogo in cui arriveranno anche turisti stranieri, con servizi, musei, bar e ristoranti“.

Molto significative le parole che Scaroni ha detto all’inizio del suo intervento, ma che meritano il ruolo di chiosa finale: “Noi tutti amiamo il Meazza, non pensate che non lo amiamo. Ci andavo da bambino e ci vado adesso. Il Meazza ci sta a cuore. L’altro giorno parlavo con Maldini e mi diceva di averci giocato 453 partite, ma nonostante ciò sposa totalmente il nuovo progetto“.

Convincere i cittadini e trovare la loro collaborazione non sarà facile, ma il tempo passa e alla fine si dovrà scegliere il progetto definitivo per il nuovo stadio di Milano, anche ascoltando chi in quella città e per quei colori ci vive.

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