Razzismo no, odio si: lo strano paradosso del nostro calcio

EDITORIALE – Razzismo no, odio si: lo strano paradosso del nostro calcio


È un periodo storico particolare per il nostro calcio, ancora pericolosamente impantanato in problematiche e aspetti che già 60 anni fa potevano essere definiti assurdi. Invece, alle porte del 2020 (!), c’è chi ancora allo stadio si diverte a prendere di mira un giocatore di colore solo perchè…è di colore.

TUTTI UNITI CONTRO IL RAZZISMO, MA POI?

La battaglia contro il razzismo nel calcio ha abbracciato tutte le sfere del mondo pallonaro, dalla Fifa alla Lega A, passando per il calcio femminile fino alle realtà dilettantistiche. Legittimamente, tutti si sono sentiti toccati da una problematica che ancora oggi avvelena il nostro calcio, tanto da portare gli arbitri a sospendere le partite. Assurdo che nel 2020 si debba ancora pensare a uno scenario del genere, assurdo che l’ignoranza dilaghi ancora preponderante tra gli italiani (e non solo).

Tutto vero, tutto giusto. Ma poi? Già, perchè se per il razzismo c’è stata una enorme mobilitazione tra campagne di sensibilizzazione e dichiarazioni, altre tematiche vengono addirittura fomentate. A tal riguardo, non le ha certo mandate a dire Antonio Conte, nella conferenza stampa della vigilia di Inter-Lazio.

Trovi degli articoli, da parte di qualche giornalista, dove si parla di Inter-Juventus e di come io verrò coperto di insulti da parte dei tifosi juventini. Io rimango sbalordito, perchè chi scrive dovrebbe avere maggior senso di responsabilità e dovrebbe capire il messaggio che manda all’esterno“.

L’argomento toccato da Conte fa riflettere; perchè si fa tutta questa fatica per provare a combattere un “Buu” razzista quando poi si incita all’odio e all’insulto “perchè prima eri con me e ora sei con loro“? Perchè bisogna sempre cercare di far accendere la miccia di quella bomba mai sopita che è la violenza. Scrivere su un quotidiano, su un sito, parlare davanti alle telecamere: sono tutti privilegi a servizio di chi ha l’arduo compito di fare informazione. Privilegi, non opportunità.

Chi incita all’odio e al rancore, però, continua a scrivere anche in seguito. Io, se fossi il direttore del giornale, li manderei via a calci in culo“. E non è certo il primo episodio del genere che si verifica all’interno del contesto calcio. Basti pensare a tutti i titoli, le prime pagine, le vignette a tema sfottò, che nelle mani dei meno “svegli” diventano strumenti di fomentazione alla discriminazione e, appunto, all’odio.

Non è mai bello strumentalizzare, né tanto meno generalizzare. Ma davvero, è così utopistico pensare di poter cambiare il modus operandi della comunicazione sportiva nostrana? Pensare di fare informazione in maniera diretta, completa e pacifica? Sembrerebbe di si. La domenica dopo, però, sono tutti uniti contro il razzismo. Perchè quello si, è un problema che vale la pena combattere. Il resto lo lasciamo da parte, perchè in fondo fa più notizia in questo modo.

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