Diego Milito: quando l'amore per la maglia conta più dei trofei

Diego Milito: quando l’amore per la maglia conta più dei trofei


Quarant’anni fa, il 12 giugno 1979, nasceva Diego Milito; in occasione del suo compleanno è bene ricordare perchè l’attaccante rappresenterà per sempre un pezzo di storia interista.

Diego Alberto Milito: l’idolo dei tifosi nerazzurri

“Il principe diventato re nella notte di Madrid;” così i tifosi interisti descrivono Diego Milito, che con l’Inter ha vinto tutto ciò che c’era da vincere. Gli occhi di ogni tifoso nerazzurro brillano ancora oggi quando pensano all’argentino, che ormai ha salutato il Club da 5 anni.

Ma i trofei vinti non sono l’unico motivo per cui Milito è un vero e proprio idolo dei tifosi.

Certamente, non sono sgraditi: l’argentino, con i suoi gol, ha condotto quella squadra da sogno alla vittoria di una supercoppa, 2 Coppe Italia, uno Scudetto, un Mondiale per  club e una Champions League; e con tutti questi titoli, farsi amare dai propri tifosi non è difficile.

Inoltre, guardando le statistiche dell’attaccante, non si può negare l’enorme talento. In 171 partite con la maglia nerazzurra, l’argentino ha segnato 75 volte, e ha fornito 29 assist. Numeri non da tutti, che costringevano qualsiasi avversario a temerlo.

Il nerazzurro, poi, si è sempre fatto trovare pronto durante le sfide decisive; suoi, infatti, molti dei gol più importanti, quelli che rimangono indelebili nella mente dei tifosi; la tripletta nel derby della stagione 2011/2012, la rete che pose fine a quell‘Inter-Barcellona che terminò con il risultato di 3-1, quella segnata al Siena che portò lo scudetto a Milano, e, ovviamente, la doppietta in finale di Champions League.

Il Principe: bandiera nerazzurra al di là dei numeri

Tuttavia, c’è qualcos’altro che, quasi inconsciamente, ha reso Milito un giocatore speciale per gli interisti; qualcosa che spesso viene ignorato, e che anche i più grandi ammiratori dell’argentino non riescono ad indicare con esattezza. Sembra che sia passato inosservato, visto che nessuno (o pochi) la indica come una virtù dell’attaccante, anche se essa è forse la più lampante dimostrazione della grandezza del giocatore.

Quel famoso 2010, infatti, è stato l’anno dell’argentino; il suo nome veniva urlato da San Siro praticamente ogni partita, in qualsiasi competizione; l’attaccante è arrivato sul tetto di Europa, diventando, anche se solo ufficiosamente, il giocatore dell’anno.

Sembrava che niente potesse andare storto, ma così non fu. L’andamento dell’Inter subisce un declino, e la squadra passa, prima gradualmente e poi precipitosamente, dall’essere la squadra più forte di Europa a lottare per giocare l’Europa League, nel giro di pochi anni.  Ed anche gli eroi del triplete che scelgono di rimanere ne risentono.

Certo, la squadra regala ancora alcune gioie ai suoi tifosi, e l’argentino continua a dare il suo contributo: memorabile, infatti, quel Juventus-Inter finito 1-3, e il tabellino dei marcatori riportava anche il nome di Diego Milito.

Le cose, però, sono cambiate, e i nerazzurri non riusciranno neanche ad avvicinarsi allo splendore del passato. Lo stesso discorso vale anche per l’argentino, che dopo il 2010, anche se sempre amato e fondamentale per la squadra, non reggerebbe il paragone con il sé stesso di quell’anno storico.

Le cose per l’attaccante sarebbero state diverse se avesse scelto di lasciare Milano e sfruttare la fama raggiunta con la vittoria di tutti quei trofei? Forse, ma non lo sapremo mai.

Ed è stata proprio questa, forse, la più grande virtù del “Principe diventato re:” la sua decisione di rimanere con la squadra con cui ha vinto tutto, anche se con il tempo è diventata un’ombra di quell’era prima, guadagnandosi di diritto, così, un posto nella storia interista.

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