EDITORIALE - Occhio a noi stessi

EDITORIALE – Occhio a noi stessi


Tre punti. E vissero tutti felici e contenti, almeno fino alla giornata successiva. Con questo motto fiabesco si potrebbe sintetizzare lo stato d’animo degli interisti che stanno assistendo a questo finale di stagione al limite del drammatico. A suon di pareggi, infatti, l’Inter si è scavata da sola una mini-fossa in cui si ha il sentore possa costantemente cadere. La Champions League sarebbe dovuta essere blindata se non da tempo, almeno da un paio di giornate. Così non è stato. Ciò ha portato a un ambiente che si credeva sicuro della qualificazione a sentire un po’ la terra mancare sotto i piedi, e capire che non si può più aspettare.

LA PARTITA

Prima le note dal campo. Bene la difesa, come al solito. In attacco la luce la accende a tratti Politano, che fa centro per la quinta volta. Timbra il cartellino anche Perisic, per distacco la sorpresa migliore di questo finale di stagione. Se il resto della squadra farà il suo, potrà essere l’uomo in più nelle ultime due uscite stagionali. Male Icardi, in versione “La solitudine del numero 9”, che divide la palma di peggiore in campo con Borja Valero.

L’AMBIENTE

A San Siro, però, c’era l’odore della paura: un lupo più famelico del Chievo avrebbe potuto azzannare l’Inter. Si percepiva chiaramente, dallo stadio come da casa. Bastava un tocco di troppo, uno stop sbagliato, un passaggio tardivo e sugli spalti si spargevano mugugni. Il pubblico era spaventato. Spaventato perché conosce fin troppo bene la squadra che tifa, cui basta un nulla per vedere le proprie certezze sgretolarsi e regalare ai tifosi uno spettacolo tanto disastroso quanto indegno di questa cornice. Nella pentola a pressione che è il Meazza, sempre pronto a scoppiare, un risultato se lo erano già immaginato tutti (pessimisti e non): un Chievo già retrocesso che mieteva un’altra vittima a domicilio (la Lazio fu la prima n.d.r) gettando tutti quanti nel baratro. Fortunatamente non è stato così, ma occorre domandarsi il perché di tutto questo. Perché si deve soffrire se si veste nerazzurro (anche quest’anno)? Perché si rischia di ricadere sempre negli stessi errori?

DEJA’-VU’

Gli stessi errori un anno fa contro il Sassuolo hanno quasi defenestrato i nerazzurri dal castello Champions dopo una stagione più che dignitosa. Ma se l’anno scorso si è corso, anche forte a tratti, nel gruppetto di testa, quest’anno l’Inter era già in fuga semi-solitaria da tempo. Avviata verso una qualificazione che pareva sicura, la truppa di Luciano Spalletti ha avuto il demerito di farsi raggiungere da un folto manipolo di inseguitori. La scorsa stagione siamo stati fortunati: le dirette concorrenti sono cadute, o si sono rallentate a vicenda. E questa è la costante che si può rintracciare anche quest’anno. Gli scivoloni di Roma, Milan e Lazio hanno agevolato il percorso: ora sta alla squadra percorrerlo fino in fondo. Favoriti nell’arrivo a pari punti, non si può sbagliare, in due partite dove basterà raccogliere tre punti, forse anche solo due. Gli ultimi due incroci non sono dei migliori e vedranno la Beneamata di fronte al Napoli e all’Empoli che potrebbe venire a Milano a giocarsi la salvezza all’ultima di campionato, non una manna visti gli stenti nerazzurri. Ma, come al solito, saremo noi stessi quelli da cui dovremo guardarci con più attenzione.




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