EDITORIALE – Nel coro omogeneo di critiche una certezza: la sentenza di Maurito

Inter che, seppur faticando e con un solo goal di scarto, è riuscita a superare l’Udinese in casa, scacciando momentaneamente il gran numero di avvoltoi che si preparava a banchettare con le nostre carni. Il mese di dicembre, se i nerazzurri dovessero battere anche il Chievo, sarebbe meno nero del solito, anche se funestato dalla sconfitta con la Juve e dall’eliminazione in Champions. Anche ieri però, come sempre, a salvare la baracca ci ha pensato lui: Maurito Icardi.

L’EROE CHE VESTE IN NERAZZURRO

Si è scritto è detto tanto di Mauro Icardi, nel bene e nel male. Noi in primis, pur schierandoci quasi sempre dalla sua parte, ne abbiamo trattato in lungo e in largo. Tuttavia, in una giornata relativamente tranquilla dopo la vittoria di ieri, era giusto rispolverare alcune considerazioni, per non dimenticare a cosa stiamo assistendo. Soprattutto perché i critici di Maurito sono incredibilmente tanti e qualche volta è buona cosa metterli a tacere.

Icardi non è più un semplice attaccante bravo a buttarla dentro. Sta diventando rapidamente un giocatore a tutto tondo, coinvolto maggiormente nella manovra, generoso con i compagni e, passatemi il termine cestistico, tremendamente “clutch” nei momenti clou. Tanti, quando la barca inizia a imbarcare acqua, si mettono in salvo e la lasciano affondare. Lui invece tappa tutte le falle e se la carica sulle spalle. Sempre.

Come Ieri. Mentre il giocattolo iniziava a scricchiolare, mentre tutti erano pronti a puntare il dito, una certezza incrollabile è emersa: quando l’Inter chiama, Icardi risponde. Criticato, sminuito, attaccato, ignorato. Lui, nella sua natura ormai semidivina, si disinteressa delle semplici cose terrene, delle piccole liti di noi comuni mortali. Lui tira avanti e segna. Una sentenza per gli avversari, un’àncora di salvezza per i suoi fortunati tifosi. Perché quello di ieri non è stato un semplice rigore, ma oro colato per quest’Inter affannata e bisognosa di certezze.

Ormai è il terrore delle difese, l’incubo di centrali arcigni che solitamente non temono nulla. Un nome sussurrato a bassa voce dai suoi avversari, timorosi di “evocarlo” nei posti più impensati, pronto a farti secco. Soprattutto è il simbolo del progetto di rinascita di Suning, il cardine di questa Inter. Siamo di fronte a qualcosa di epocale e non ce ne rendiamo conto. Numeri alla mano, e non solo, stiamo assistendo alla storia. Perché in molti non tengono conto di un dato piuttosto importante, di maggior valore rispetto a tanti altri dati statitici: Icardi ha 25 anni. In fase di “rodaggio” quindi, non all’apice della propria ascesa. I margini di miglioramento sono enormi. Può fare la sua epoca, dettare legge per un decennio.

Perché Mauro segna a prescindere dallo stadio, dal clima, dalla competizione, dall’importanza. Non fa distinzioni e prigionieri. E questa pepita è tutta nostra. Per ora. Perciò non aspettiamo che sia tardi, che non sia più il nostro eroe, prima di coccolarcelo. Non aspettiamo sia tardi, di rimpiangere i giorni in cui ci illuminava le giornate. Amiamolo incondizionatamente per le gioie che ci regala, godiamocelo per il giocatore straordinario che è. Diamogli una minima parte del calore che i suoi goal donano ai nostri cuori stremati dalla fatica di tifare Inter.

E, cara Suning, un messaggio anche a te: dai a questo ragazzo i mezzi per vincere con questa maglia. Perché in quello spogliatoio è probabilmente il più attaccato alla maglia. Ma si sa, gli eroi della mitologia, i semidei, sono nati per trionfare e splendere nell’Olimpo. Non per lottare a vita nel fango per cause perse… la loro natura intrinseca li costringe alla gloria. I tifosi si meritano la vetta. Mauro si merita la vetta. Facciamo in modo che accada, caro Steven, grazie. Prima che il canto delle sirene ce lo porti via…

 

 

Fonte immagine in evidenza: Screen Partita

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