SpazioInter's Stories - Roberto Gagliardini, il normalizzatore

SpazioInter’s Stories – Roberto Gagliardini, il normalizzatore


La vita da interista è un continuo sussulto, un ottovolante dove gioco forza si ha scelto di sedersi. Emozioni, pianti di gioia e di dolore, sfottò da parte del collega bianconero e tanto, tanto masochismo. La vita del calciatore nerazzurro è tutto questo: ok, il conto in banca sarà sicuramente più oneroso ma le emozioni, positive o negative che il popolo nerazzurro infonde, difficilmente le si possono dimenticare. Un esempio di questi ultimi anni è sicuramente Roberto Gagliardini: dalla provincia di Bergamo alla city, dai consigli di Gasperini ai fischi di rimprovero di tutto lo stadio, tutto il web e chi più ne ha più ne metta. Lui non si è ancora arreso: Spalletti è riuscito ad aspettarlo e a trovargli una saggia collocazione tattica. Fisico possente, abile colpitore di testa e ottimo filtro in mediana: queste caratteristiche si sposano alla perfezione con Marcelo Brozovic, queste caratteristiche, unite alla forza di volontà lo hanno fatto diventare perno della rimonta ai danni della Lazio. Non si scompone mai, suda, corre e ogni tanto si gode qualche applauso dalla Nord. Ma per lui è tutto normale, è cresciuto così.

GLI INIZI: A BERGAMO SOLO LA DEA

Ogni piccolo bergamasco che ama il pallone conosce una sola verità: a Bergamo c’è solo la Dea, l’Atalanta. I nerazzurri sono uno dei settori giovanili più floridi d’Europa, tanti giovani calciatori sognano di varcare la soglia del centro sportivo di Zingonia. Roberto è uno di questi. Nato nel 1994, a Dalmine, piccolo comune ad ovest di Bergamo. “Dai 7 ai 18 anni il triangolo era: casa, scuola e allenamento a Zingonia che distava solo 8 chilometri” ricorda mamma Rosanna. Il ragazzone di 188 centimetri che vediamo in televisione è cresciuto tardi: ha sempre avuto un fisico magro e sgraziato, poi tra un’estate e l’altra “prese addirittura 10 centimetri,  da 165 a 175!” sostiene papà Alessandro, orgoglioso di mostrare i ritagli fotografici delle gesta del figlio. Come ogni ragazzo che vuole diventare campione inizia anche per Roberto la lunga trafila di prestiti, senza però staccarsi dal grande cordone ombelicale nerazzurro: l’intelligente centrocampista scovato nei campetti di periferia dal ‘Maestro Bonifacio‘ parte per il suo personale giro d’Italia. Cesena, La Spezia e Vicenza: tre anni in Serie B lo trasformano in un ‘tuttocampista’, un giocatore perfetto per gli schemi di Gasperini. Sa attaccare, sa difendere e, all’occorrenza pulire palloni sporchi rendendoli giocabili.

DA BERGAMO A MILANO: IL RAGAZZO VA IN CITTÀ

15 presenze. Sono bastate solo 15 partite per far innamorare Ausilio e tutto lo staff interista. Il giocatore sbarca in città e le cose cambiano: il cordone ombelicale orobico si è spezzato e le difficoltà sono dietro l’angolo. 20 milioni di buone ragioni convincono la famiglia Percassi a cedere uno dei suoi più importanti gioielli. A fine stagione lo seguiranno a Milano, sponda rossonera, sia Conti che Kessiè. La seconda parte di stagione è traumatica: nonostante arrivi il primo gol in serie A contro il Cagliari, gli uomini di Pioli e di Vecchi non riescono a svoltare la stagione, costringendo la squadra di Corso Vittorio Emanuele ad un altro anno di isolamento europeo. Poi arriva lui, l’altro. Da Certaldo via Roma: è Luciano Spalletti, l’artefice del suo cambiamento. Anche l’allenatore ex Empoli, Udinese e Roma impiega qualche partita per collocarlo tatticamente: all’inizio gli preferisce Vecino, poi Borja Valero, ma lo score finale parla chiaro; 30 presenze, fischi trasformati in applausi e ruolo di incontrista in mezzo al campo per proteggere Marcelo Brozovic. Un segnale di svolta, sia del calciatore che della squadra: a fine anno si guadagnano il tanto agognato quarto posto ed una meritata chiamata in Nazionale. A causa del FFP Gagliardini potrà assaporare la Champions League solo in futuro. Ma una cosa è certa: nulla è cambiato nella sua vita. La fidanzata Nicole, la bassotta color cioccolato e le poche, ma semplici, regole appese sul frigorifero. La sua vita a tinte nerazzurre (di Milano) continua, all’insegna della normalità. E la domenica, titolare, c’è sempre il numero 5 di Dalmine.

 




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