Editoriale - Io non ho paura

Editoriale – Io non ho paura


Ebbene sì, è successo davvero. Cristiano Ronaldo, il giocatore più forte della nostra epoca, almeno il secondo, approderà a Torino. Sponda Juventus. Acclarata rivale storica. Già dominatrice poco contrastata degli ultimi sette anni. Una mazzata per le aspirazioni di chi, comprese le nostre, vorrebbe un campionato più equilibrato? Una sentenza secca per le ambizioni di spodestare la regina dal suo trono? Forse.

RONALDO E LA JUVENTUS: TIRANNIA IN ATTO?

Quando il più forte trova la più forte (in Italia eh, s’intende), il futuro sembra scritto. Campionato che si può non giocare, almeno per il primo posto. Lo ha detto anche Valentino Rossi oggi, noto interista: “per i non juventini non è una bella notizia”. Il pensiero di molti, forse di un’unanimità, al di là degli sfottò sull’età, sull’ingaggio. Schernire per difendersi, per non ammettere una realtà che può spaventare. Ma siamo sicuri che la competizione sia già morta prima di entrare nel vivo? Vogliamo rassegnarci a quest’idea? Ovvio che no. Il pallone è tondo: frase banale, certo, ma veritiera. Le cose possono andare come ci si aspetta. Ma a volte possono sorprendere, prendere una direzione imprevista.

RONALDO IN ITALIA, UNO STIMOLO PER TUTTI GLI ALTRI

Javier Zanetti ha ragione quando afferma che l’arrivo di un fuoriclasse del genere possa stimolare tutti. Anche gli avversari. Se ci si allena per diventare più forti, il risultato lo si ottiene giocandosela con i più forti. E tentando di batterli. di sconfiggerli. Di alzarsi al loro livello. Se si ha l’opportunità di confrontarsi con il più forte, questa opportunità deve trasformarsi in stimolo. In desiderio, in obiettivo. Avere Ronaldo di fronte, in una partita, dovrà implicare la feroce volontà di rubargli palla, di mordergli le caviglie. Le energie si duplicheranno, triplicheranno. Perché c’è da fermare il più forte. Perché Cristiano Ronaldo porta una consapevolezza. Quella di non appartenere più alla periferia del calcio. Le luci del palcoscenico saranno sempre proiettate al massimo. E allora con le luci addosso sarà più facile splendere, per tutti.

Se Cristiano Ronaldo deve vincere, che lo si faccia sudare per fare in modo che ciò avvenga. Se la dittatura del numero 7 più famoso è destinata a espandersi, che avvenga dopo battaglie degne di essere tali. Non timori reverenziali, ma competitività. Non rassegnazione alla sconfitta, ma bramosia dello scalpo. Confidiamo nei calciatori, professionisti stimolati sempre alla crescita, al miglioramento, a progredire. Di gruppo e singolarmente.

Se uno alza il livello, tutti devono issare l’asticella il più in alto possibile. Che Ronaldo sia un traino, non una condanna anticipata, né un alibi facile all’uso. Una speranza, ma anche una sensazione. Chi saprà far propria questa idea, avrà davvero la concreta motivazione per rendersi protagonista di una grande stagione.

 

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