Il mercato dell'Inter è stato positivo?

Il mercato dell’Inter è stato positivo?

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Nonostante manchino ancora due giornate, quanto mai decisive, di campionato, si può procedere con qualche giudizio. Ad esempio, come va valutato il mercato dell’Inter in questa stagione? Certo, c’è ancora di mezzo una Champions, discriminante dal potenziale elevatissimo.  Riteniamo però di possedere elementi a sufficienza per analizzare già da ora l’operato di Ausilio e del fu Sabatini. Possibilmente senza farci offuscare la mente a risultato ottenuto, nel bene e nel male.

MERCATO AL RISPARMIO, MA DALLE GRANDI INTUIZIONI

Un anno fa l’unica consolazione per il tifoso interista era l’approcciarsi alla stagione estiva: non per il mare o le vacanze, ma per il mercato. Suning sembrava attendere l’apertura della stagione calda per tuffarsi nel mare delle pazze valutazioni. Pazienza se, per Joao Mario e Gabigol, erano state fatte delle vere e proprie pazzie, eliminando da questo termine ogni accezione positiva e onirica.

Se tanti soldi erano pronti a essere messi sul tavolo, di sicuro non si sarebbero pescati tutti granchi. E invece, dopo la paziente attesa di un giugno completamente sacrificato alle esigenze improcastinabili del FPF, il ridimensionamento è stato brusco. Diktat di partito, cieca obbedienza, promesse rimangiate, mani legate, basso profilo. Questa concatenazione di cause e conseguenze ha ancorato i tifosi interisti alla realtà del mercato “funzionale”, della spesa parsimoniosa, dei rischi ben controllati. Un pensiero denso di positività pesantemente incrinato a gennaio, quando l’irremovibile Zhang Jindong non cedette all’onerosità del prestito per Pastore nonostante accordi siglati e una squadra in evidente crisi di espressione sul campo.

A mesi di distanza però, possiamo renderci conto di come, una volta tanto, il detto dell’ingegno che supera il portafoglio sia stato veritiero. Le menti di Ausilio e Sabatini hanno partorito idee innanzitutto fattibili, ma pure producenti per Spalletti. Cancelo e Rafinha sono state due pesche preziose, di qualità pregiata, di raffinatezza elevata. Karamoh è stato l’affare fiutato con naso cagnesco e destinato a mostrare ancora di più i prodotti della sua completa fruttificazione. Skriniar è stata l’operazione tanto sorprendente quanto geniale. La scommessa, inizialmente pagata a caro prezzo, che si è riscoperta offerta lungimirante. Di fatto, sono stati importati tre elementi in grado di imporsi non solo come titolari e beniamini del pubblico, ma anche come punti focali di una spina dorsale finalmente eretta.

INTER, A QUESTO MERCATO ORA VA DATA CONTINUITA’ 

Certo, qualche obiezione può essere mossa. Le controindicazioni possono portare i nomi di Borja Valero, Vecino, Lisandro Lopez e Dalbert. Su quest’ultimo nome, nonostante la parziale e timida luce intravista a Udine, non si può non concordare. Quanto visto tecnicamente e mentalmente del terzino brasiliano non ha affatto giustificato l’investimento attuato. E’ stato lui il vero flop di questa stagione, a cui però lasceremo volentieri una seconda opportunità nel caso in cui gli scombussolamenti di mercato lo perpetrassero ancora a Milano.

Per quanto riguarda gli ex centrocampisti viola, è evidente che gli ultimi mesi di prestazioni li abbiano visti perdere considerazione agli occhi del pubblico, nonché posti nelle gerarchie di Spalletti. C’è stato però un periodo abbastanza lungo di campionato che li ha visti titolari convincenti in una squadra capace di immagazzinare provviste che potrebbero rivelarsi preziose in questo rush finale. Vecino ha oltretutto l’alibi di una fastidiosa pubalgia che lo ha avversato da marzo in poi, mentre Borja Valero non poteva essere certo considerato l’uomo in grado di stravolgere la squadra. I 5 milioni per i suoi 33 anni ne facevano un plausibile utile uomo di contorno, in grado di fornire qualità in una mediana assuefatta ai Medel, Felipe Melo e Kondogbia. Nonostante gli alti e bassi, questa sua dimensione è stata rispettata. Entrambi possono recitare il loro consono spartito in un’orchestra che ha riconosciuto i propri maestri e talenti dai quali farsi trascinare. Alcuni dei quali, per l’appunto, portati a suonare proprio dalle ultime due sessioni di mercato.

Ora, arriverà il bello. Dare sostanza e continuità a quanto fatto. Le voci sugli arrivi già prenotati, pagati profumatamente o gratis, sono speranzose e lusinghiere, ma le intuizioni devono ora diventare concretezze a tutti gli effetti. Le promesse devono trasformarsi in premesse e ogni riferimento a portoghesi e brasiliani è quanto mai non casuale. Ma, giunti a questo punto, un segnale forte dovrà darlo anche e soprattutto la proprietà. Gli altri marinai della scialuppa lo stanno facendo e dal comandante non ci si può dunque attendere disinteresse.

 

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