Inter e Juve, siamo alle solite: passano gli anni, ma non i favori alla sposa d'Italia

Inter e Juve, siamo alle solite: passano gli anni, ma non i favori alla sposa d’Italia


L’EMBLEMA PERFETTO DI UN PAESE CORROTTO

Cara Inter, mettiti il cuore in pace. Potranno passare mille anni, emergere cento altre Calciopoli o scandali doping, ma nulla cambierà. L’unica immanente certezza è questa: la Juve DEVE vincere. La sposa d’Italia non può permettersi di apparire umana, costi quel che costi. Il fine giustifica i mezzi, il motto di una squadra che piace troppo per essere piegata. Poco importa fare figuracce in mondo visione, chissene frega se si manda a quel paese la sportività, l’anima stessa della competizione. A monte tutta l’etica sportiva, la morale umana, in fondo basta arrivare primi. Si sa, a Torino conta solo l’alloro trionfale, ogni mezzo è buono per perseguire la vittoria. Anche quelli illeciti, anche quelli oscuri e occulti. Tanto la vecchia signora è intoccabile, nel bene e nel male.

Un filo continuo che parte dalla fondazione della società bianconera ai giorni nostri. Non è un piagnisteo, non è semplice sudditanza, non è paura del più forte. Si tratta invece di qualcosa di marcio e losco, che alberga nelle sale dei potenti da oltre un secolo, sotto gli occhi di tutti eppure nel silenzio più totale. Un cancro che come una piovra serpeggia nella penisola, corrompendo il gioco più bello del mondo. O perlomeno, quello che era il gioco più bello del mondo. Perché che gusto c’è oramai nel vivere con il cuore e con l’anima il calcio, quando si vedono queste cose? Come si può avere ancora fiducia, credere che la palla sia rotonda e che la fortuna giri, quando si vedono scempi del genere da decenni? Chi ancora ha il coraggio di sperare, quando ogni sogno viene puntualmente infranto a tavolino e in maniera preordinata?

BISOGNA SPEZZARE I CEPPI CHE INCATENANO IL CALCIO

Prima era il buon Avvocato Agnelli, imparzialissimo ovviamente, a dirigere addirittura la Lega Calcio, il despota che dirigeva le fila. Un controsenso che solo in Italia potrebbe avere luogo. Due pesi e due misure, sempre volti alla vittoria della società più “vincente” del paese. La stessa società che fuori dalle mura amiche ha però stranamente raccolto pochissimo, nonostante ombre nefaste aleggino anche sui rari trionfi europei. Ora invece si agisce in maniera meno evidente, ma altrettanto efficace al fine ultimo: far ben figurare i bianconeri. Bisogna dire basta al prosieguo di questo scempio, al serpeggiare di questo morbo che appesta il NOSTRO sport, il nostro amore, la nostra vita. Basta silenzi arrabbiati. Questa ira va manifestata a cuore aperto e a voce alta, non va seppellita nelle sabbie del tempo.

UN LIMITE ALL’INDECENZA

Perché a tutto deve esserci un limite. Anche all’indecenza che continua a passarci sotto al naso e verso cui nessuno muove un dito. Basta ai complotti, alle magagne, ai mugugni smorzati per quieto vivere. E tutto ciò accade alla luce del sole. Non si può e non si deve abbassare la testa. Se permetti a qualcuno di romperti il naso e di lasciarti impunito, la volta dopo ti spezza la schiena. E ormai la Juventus ha rotto molte parti del corpo a tutti, non solo schiene e nasi metaforici.

Qui non si tratta di una semplice invidia verso il migliore, della protesta del debole e mal riuscito che non può ambire a grandi traguardi. Qui si tratta di un intero movimento che da sempre è nel pungo di ferro di una dittatura che regna impunita con ogni mezzo. La Serie A deve fare la voce grossa per una volta, tutta unita.

Non si può più marcire nell’ombra, piangendo e imprecando nel silenzio del proprio esilio. Bisogna dare un taglio a questo giogo che toglie a tutti la gioia di vivere serenamente il Calcio. Perdere sarà anche onorevole contro avversari di questa pasta, ma così si esagera veramente. Ci svegliamo si o no?

 

Fonte immagine in evidenza: Screen Partita




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