Inter - Mou, amanti travolti da un insolito destino

Inter – Mou, amanti travolti da un insolito destino


Quella tra l’Inter e Mourinho è stata una storia d’amore forte, per quanto breve. Un legame passionale, profondo e tatuato in profondità. Una passione bruciata in fretta, ma che è stata comunque in grado di partorire la pagina più gloriosa del calcio italiano e della storia nerazzurra: il Triplete. Tuttavia l’apice è collimato anche con il tramonto della relazione… e non solo. Il club nerazzurro infatti è crollato, sotto una rifondazione attuata con troppo ritardo e troppa superficialità, e anche il Messia di Setúbal ha alzato meno trofei di quanto fosse lecito aspettarsi.

UN’INTER AFFONDATA MALAMENTE

L’Inter post triplete è tristemente sotto gli occhi di tutti ancora oggi. Due cambi ai vertici societari, milioni di euro buttati in giocatori inadeguati e svogliati, allenatori cambiati con una facilità disarmante. Una rifondazione partorita male e con colpevole ritardo, le cui conseguenze sono ancora evidenti. Un purgatorio lungo e difficile, con la luce in fondo al tunnel ancora fioca e lontana. Insomma, un ritorno al passato, quando la squadra girovagava sperduta alla ricerca della via per la vittoria.

UN MOU SEMPRE SULLA BRECCIA…

E Mou invece? Quando ha lasciato la sua creatura, proprio appena valicate le porte del paradiso, immaginava già una caduta rovinosa come quella di ieri sera? Ovviamente no. Il passaggio clamoroso di Josè al Mourinho in quella rovente estate 2010 sembrava l’inizio di qualcosa di magico, un’epopea omerica. Tutti si aspettavano l’inizio di un dominio perenne dei blancos, forti di investimenti praticamente illimitati e di un fascino inattaccabile dal passare degli anni. Tuttavia Mou al Real Madrid raccoglierà relativamente poco, in relazione alle aspettative: La Coppa del Re alla prima stagione, la Liga nella seconda e una Supercoppa di Spagna nella terza. Un rendimento di tutto rispetto si, se non ti trovi nella città e nella società più vincente ed esigente del mondo. Non finire mai con “zero tituli” non è sufficiente.

Perciò l’idolo nerazzurro si ritrova ad essere silurato clamorosamente da Florentino Perez, stufo di non avere nuove Champions League da aggiungere alla bacheca. Poco male per il nostro, che se ne torna saltellando alla coorte di Abramovich, nella sua casa, Stamford Bridge.

Qui, con una rosa inferiore a quella avuta in Spagna, riesce comunque a togliersi soddisfazioni, vincendo una Premier e una Coppa di Lega inglese, prima di mettersi contro lo spogliatoio e di venir esonerato. Il successivo arrivo al Manchester United sembra il passo naturale dopo che Sir Alex Ferguson ha lasciato vacante il posto di allenatore leggendario: tuttavia con i Red Devils Mou sembra non riuscire a esprimersi al meglio, pur vincendo una Supercoppa di Inghilterra, una Coppa di Lega e l’Europa League appena lo scorso anno. La fresca eliminazione dalla Champions League contro un abbordabilissimo Siviglia ne è una prova lampante.

… MA NON TROPPO

Insomma Mou vince, ma non stravince, non convince, non sembra più il cavaliere inattaccabile nella sua fulgida armatura. Anche a livello mediatico sembra più appannato, quasi scontato. Cosa gli è successo? Si tratta di una sorta di maledizione post triplete? O è semplicemente il passare degli anni?

Probabilmente nulla di tutto questo. Il vero problema di Mou è che ha vinto sempre troppo e troppo in fretta. Ha sempre bruciato le tappe, portando squadre in ombra da decenni a successi sfolgoranti. Ci ha abituato troppo bene, ci ha sempre mostrato il lato facile delle cose, anche quando sembravano impossibili. E ora che le circostanze si fanno più ostiche, la massa non ha più pazienza, ingolosita dal passato di abbuffate vittoriose. Per questo, seppure con meno evidenza, seppur vincendo, anche Mou dopo quel 22 maggio ha un po’iniziato un suo personale declino. Più lento rispetto a quello nerazzurro, graduale e occulto, ma pur sempre declino.

Forse, forse, come nelle storie romanzate dei vecchi cavalieri senza macchia e senza paura, il legame con l’Inter è stato talmente forte, seppur breve, da portarlo a condividerne in parte il destino. Una agrodolce danza a distanza, fra due amanti divisi dal corso del tempo. Due rette parallele, destinate prima o poi, più o meno sempre, a incontrarsi. Che sia, un domani lontano o forse vicino, proprio Mourinho l’uomo della provvidenza che farà risorgere l’Inter dalle proprie cenere?

 

Fonte immagine in evidenza: Screen Youtube

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