L'ALBA DEL GIORNO DOPO - Genoa-Inter: un incubo senza fine

L’ALBA DEL GIORNO DOPO – Genoa-Inter: un incubo senza fine


L’alba del giorno dopo Genoa-Inter è sicuramente una delle peggiori di questa stagione. Con l’obbiettivo Champions tutto sommato ancora lì, a portato di mano. Ma che da un paio di mesi a questa parte sta via via scivolando sempre di più.

L’ALBA DEL GIORNO DOPO: ALTRO GIRO, ALTRA SCONFITTA

Ci si era illusi che dopo la vittoria, sofferta (forse troppo, visto che si è giocato in superiorità numerica per buona parte del secondo tempo), contro il Bologna l’Inter fosse uscita dalla crisi. Ma la pesante sconfitta subita contro il Genoa ha fatto di nuovi ripiombare i nerazzurri negli incubi più profondi. E non può bastare come alibi l’assenza di tre giocatori, seppur fondamentali nei rispettivi ruoli, come Miranda, Perisic e Icardi. Perchè la sconfitta, la terza in questa stagione, con Pandev e compagni, ha messo a nudo tutti i limiti e le lacune ella rosa allenata da Spalletti. Il tutto condito anche da una buona dose di sfortuna.

Sarebbe troppo semplice però attaccarsi alla cattiva sorte, soprattutto rivedendo gol (o per meglio dire, l’autogol) che ha aperto le marcature e che di fatto ha tagliato le gambe all’Inter. Perchè quella non è solo sfortuna. E’ sintomo di una squadra in difficoltà, timorosa, spaventata. Perchè Handanovic non ha quella personalità tale da garantire sicurezza anche nei momenti difficili. Skriniar sicuramente poteva fare meglio nel rinvio e poi c’è Ranocchia, che poveretto questa volta non c’entra proprio nulla se non trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

E’ mancata completamente la reazione nel secondo tempo. Anche perchè quel gol subito proprio alla fine del primo tempo metterebbe in difficoltà qualsiasi squadra. Figuriamoci l’Inter, in un momento come questo, in cui va male tutto quello che è possibile vada male. E se per cercare di riprendere o quanto meno riaprire la partita si è costretti a schierare Brozovic (ormai un corpo estraneo) e il giovane Pinamonti, allora si può intuire come il tenere la rosa così corta non è che sia stata propriamente una brillante idea.

La speranza di una possibile rinascita, che al momento sembra abbastanza impensabile, passa dai piedi di Rafinha. Che, come dice Spalletti, non avrà i novanta minuti nelle gambe, ma che quando entra in campo dimostra di essere uno dei pochi che sa cosa fare quando ha il pallone tra i piedi. Si vede che arriva da una mentalità e da un calcio completamente diverso. Sembra quasi provenire da un altro pianeta, rispetto alla maggior parte dei suoi compagni. La sensazione è che la Champions per l’Inter possa passare dai suoi piedi… e dalla testa di Spalletti. Perchè adesso ci si aspetta che il tecnico, che di colpe ne ha ben poche, ora riesca con la sua esperienza a tirare fuori la squadra dal pantano in viaggia da un paio di mesi a questa parte. Ma la Champions è ancora lì, non è ancora il momento di tirare i remi in barca.




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