SpazioInter's Stories - Lothar Matthaus, il panzer d'oro dell'Inter

SpazioInter’s Stories – Il panzer d’oro dell’Inter: Lothar Matthaus


Signori, guardate che lo scudetto non lo vinceremo quest’anno, ma il prossimo, quando in squadra avremo Lothar Matthaus“. Parole sussurrate da Giovanni Trapattoni agli amici, vangelo rispettato da Re Lothar, il Kaiser che da Erlangen decise di riscrivere la storia dell’Inter.

Un panzer tutto d’oro

Lothar Matthaus è un piccolo prodigio. Nasce in una città di nome Erlangen ma solo per una questione di ospedale. Cresce in quel di Herzogenaurach, una cittadina divisa da un fiume a metà e che comprende l’Adidas da una parte e la Puma dall’altra.

L’amore per il pallone glielo trasmette il fratello Wolfgang, sfidante in casa con mamma Catherina costretta al ruolo di portiere. Lothar Herbert Matthaus cresce come attaccante nella squadra Fc Herzogenaurach, sponda Puma, con gli acerrimi nemici dell’ASV.

Il primo amore è per il Borussia Monchengladbach, squadra che negli anni 70 vive gli anni d’oro con Heynckes, Netzer e Vogts. Ironia della sorte, Lothar si arrabbiò per l’eliminazione della sua quadra del cuore in Coppa Campioni, nonostante una travolgente vittoria per 7-1, con gara fatta ripetere per una lattina che colpisce un avversario. Quella squadra è nerazzurra, l’artefice della ripetizione è Peppino Prisco e Matthaus conosce per la prima volta l’Inter.

A 14 anni Matthaus inizia la crescita nelle giovanili, prestato all’Under 18 nonostante la giovanissima età, poi tre anni dopo si sdoppia tra juniores al sabato e prima squadra, in quarta serie, alla domenica.

Sicuro di se, strafottente, non si perde d’animo nonostante non sia altissimo, come il suo idolo Simonsen e seppur nato come centravanti si ricicla più indietro, quello che oggi si chiamerebbe “tuttocampista“.

Quando viene a sapere che Heynckes lo andrà a vedere Matthaus tenta di strafare davanti al suo beniamino e a colpo sicuro viene preso dal ‘Gladbach.

Incontrerà ancora l’Inter di Beccalossi e Altobelli e in Germania vivrà lo strapotere del Bayern che dopo la partenza di Rummenigge (ancora nerazzurri di mezzo) lo sostituiscono proprio con Lothar.

Gli anni a Monaco coincidono con l’avventura in nazionale. Giovanissimo esordisce nel Mondiale 1982 senza metter piede in campo nella leggenda (per l’Italia) di Madrid, poi marca a uomo Maradona nella finalissima del 1986, annullando il Pibe de Oro ma togliendo talento alla compagine teutonica, che sotto 2-0 lo rimette in avanti, arriva al pareggio ma viene castigata dall’assist di Diego per Burruchaga.

Italia amore mio

La prima squadra a cercare Matthaus non è l’Inter. Silvio Berlusconi lo vuole al Milan, individuando il panzer come il rinforzo giusto, ma compie un grossolano errore, dicendo al tedesco che sarebbe stato il terzo straniero.

Io non sono terzo, io sono sempre primo“, la risposta del gladiatore d’acciaio che spiega il caratterino deciso di Matthaus.

Gli occhi su Lothar arrivano dall’Europa intera, giovanissimo e già super campione ha un primo incontro con Ernesto Pellegrini nel 1986, con Rummenigge traduttore. Le basi si gettano, ma il matrimonio arriva due anni dopo, per 5.4 miliardi di lire, con Andy Brehme a supporto per il disegno stellare del Trap.

Il giorno della presentazione gli affidano la maglia numero 8 ma Trapattoni gliela sfila di mano consegnandogli la 10. “Mister, ma io non sono Maradona“, disse al Trap, “Si, ma vedrai che tu diventerai molto più importante per noi di Diego” la risposta del tecnico di Cusano Milanino.

E’ l’epoca d’oro della Serie A. Il Napoli di Maradona, il Milan di Van Basten e Gullit, la Sampdoria di Vialli e Mancini, la Juventus di Barros, la Fiorentina di Baggio. Non è un campionato ma è IL campionato del mondo.

L’esordio nel 1988/89 contro il Pisa è stellare, prima Zenga prende il Guanto d’Oro, poi subisce il gol di Bernazzani ma senza paura vede la nuova Inter reagire, prima col pareggio di Brehme, poi vantaggio con Diaz e Serena, finché si arriva alla doppia carambola sul tiro dell’argentino su cui arriva come un falco Re Lothar da Erlangen, gol e salto sopra la tribuna dei tifosi, come nel miglior colpo di fulmine.

E’ una squadra spumeggiante, Zenga in porta, Bergomi, Ferri e Mandorlini in difesa, ha Brehme a far da terzino e cervello, le folate di Nicola Berti, l’intelligenza tattica di Gianfranco Matteoli, il killer d’area Aldo Serena e poi lui, Lothar Matthaus a far da fulcro a tutto, a dire ai suoi “Attacca!” quando il Trap risponde “Difendi!” dalla panchina.

Lothar si mangia letteralmente l’erba di San Siro, ha un destro devastante, sembra una punta di ruolo quando calcia da breve distanza, palla al piede ha progressioni degne di Cristiano Ronaldo, sa quando poter attaccare e quando rallentare le azioni.

in quel campionato l’Inter domina, mangia gli avversari, Lothar segna a Pescara e alla Fiorentina nel girone d’andata, poi incanta Roma, e si concede la standing ovation contro il Como, prima andando in rete su rigore e poi, su contrasto vinto da Brehme entra in area, supera un difensore ed esplode un destro che a momenti butta giù San Siro.

Si arriva all’appuntamento con la storia. Si batte il Bologna con un 6-0 al Dall’Ara e poi si ospita il Napoli “Di Maradona” come spesso sottolinea Lothar, con una vittoria l’Inter sarebbe campione d’Italia.

Non è ancora Pazza Inter, ma ha comunque l’istinto a complicarsi le cose. Con un San Siro che trasuda gloria ed entusiasmo è il Napoli con Careca a gelare l’atmosfera portando in vantaggio i partenopei.

Poi nel secondo tempo esce lo spirito da Panzer, prima Berti pareggia con deviazione di Fusi, poi a sette minuti dalla fine c’è una punizione per l’Inter al limite dell’area.

Tiro di Matthaus e gol. Gloria? No, è tutto da ribattere per la delusione locale.

Lothar risistema il pallone, lo guarda, prende la rincorsa e scaglia una fucilata che batte ancora il povero Giuliani, è il 2-1 che vale lo “Scudetto dei Record” e l’ingresso tra gli immortali della storia nerazzurra.

Non è l’apice della storia nerazzurra con Lothar, ecco l’ingresso nella leggenda

Matthaus domina il Mondiale di Italia 90, con la doppietta alla Cecoslovacchia nel suo San Siro, con uno splendido gol di sinistro, piede che impara a usare e sfruttare sotto le sagge lezioni del Trap.

Poi sfida all’Olanda “milanista” e capolavoro vincente, fino alla finalissima contro l’Argentina.

La Germania vince su rigore, ma non lo tira Matthaus che ha appena rotto una scarpa e non se la sente. Poco male, tira Brehme e Panzer campioni del mondo.

Quello che ritorna all’Inter dalle Notti Magiche è un capolavoro di giocatore. Matthaus è il numero uno assoluto, come certifica il Pallone d’Oro e il primo Fifa World Player.

Trascina i nerazzurri alla conquista della prima Coppa Uefa della storia, quella della celebre rimonta contro l’Aston Villa dopo un 2-0 in terra inglese, con tanto di incitamento tedesco negli spogliatoi “Loro Finto 2-0, noi ora usciamo e facciamo un culo così all’Aston Filla“.

Domina la finale con rigore segnato alla Roma, chiudendo una stagione dove segna ben 16 gol, vicecapocannoniere dopo Vialli.

L’avventura di Matthaus con l’Inter subisce un grave stop nella stagione 1991/92, quando un San Siro degno di un campo di patate gli fa saltare il crociato del ginocchio destro. L’Inter non crede nel recupero del suo gladiatore e prende contatti con Sammer per la sostituzione.

Invece Lothar lotta, non è solo quello delle scorribande in Svizzera per la love story con Lolita Morena, ma è anche quello che se si mette una cosa in testa la ottiene, con la grinta teutonica e un cuore meridionale, giocando sino al 2000.

Con l’Inter chiuderà con 153 partite e 53 gol, di cui 40 in Serie A, un numero 10 che ha cavalcato l’erba di San Siro facendo più danni di Attila e ridisegnando il ruolo di leader, il ruolo di un Re tutto oro, riportando l’Inter nella storia e per Matthaus l’Inter nel cuore, da tifoso accanito come si è spesso dichiarato, uno che è stato definito da MaradonaIl miglior avversario mai incontrato“, uno che oggi nei nerazzurri lancerebbe ad occhi chiusi Icardi ma che potrebbe anche partire palla al piede, poi…bam, fucilata di destro e portiere trafitto.

Uno così ha scritto la storia dell’Inter, la storia di Lothar Matthaus, il panzer d’Oro.

https://www.spaziointer.it/2017/11/23/walter-zenga-deltaplano-nerazzurro/

https://www.spaziointer.it/2017/12/07/le-storie-spaziointer-generale-trap/

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