Ad undici anni dalla sua scomparsa SpazioInter ricorda Giacinto Facchetti

Per sempre Giacinto, undici anni fa se ne andava il più grande


“Vado avanti per la mia strada come ho sempre cercato di fare nella vita.
Anche perché penso che le cose brutte o scorrette prima o poi vengono a galla.
Mio padre diceva sempre che il tempo è galantuomo, e io continuo a pensarla come lui.” 

Così scriveva Giacinto Facchetti sul proprio sito, parole di un’intervista del 3 giugno, tre mesi prima che il destino e un male incurabile portassero via il grande numero 3, il più grande giocatore dell’Inter, il rivoluzionatore del ruolo di terzino, un gentiluomo che era impossibile vedere furioso in un calcio con toni sempre accesi e irriverenti.

Ciao Giacinto, vorremmo dirti che…

Vorremmo dirti che avevi ragione su tante cose, ma il tempo non è galantuomo. Spesso fa scherzi e si porta via chi non dovrebbe. Ora lassù sei di fianco ad un altro capitano generoso che il fato ha preso prima del tempo, Gaetano Scirea, colori bianconeri sponda Juventus, perché la fede può separare ma il dolore unisce.

Era il 4 settembre 2006, la Serie A post calciopoli era appena iniziata. L’Inter col lutto al braccio batteva la Fiorentina, primo trionfo di un epopea indimenticabile.

Caro Giacinto quei trofei non hai fatto in tempo a goderteli, ma li hai vissuti in prima persona negli anni 60, quando eri il capitano trionfale della Grande Inter, squadra che ha scritto la storia del calcio italiano e mondiale.

634 presenze nerazzurre, 78 gol, 94 presenze in Nazionale, 4 scudetti, 6 coppe europee vinte, 1 sola espulsione in carriera per un applauso al direttore di gara Vannucchi in Inter-Fiorentina (1-0) del 13 aprile 1975.

Giacinto non è solo un nome che rievoca dolci ricordi, è stato capitano degli Europei vinti nel 1968, unico alloro italiano nella competizione, è stato dirigente e poi presidente dell’Inter, della SUA Inter.

Hanno provato a infangarlo, a umiliarlo, ma la roccia numero tre, Cipelletti come lo chiamava il Mago, ne uscito sempre a testa alta, mito inossidabile che oggi viene rievocato melodicamente dal figlio Gianfelice.

Caro Giacinto, in un calcio pieno di scandali e di acquisti immorali oggi manchi. Manca la tua flemma, il tuo essere signore e carismatico a bassa voce, mancano i tuoi occhi gentili che potevano placare ogni polemica.

Tu sei tutto quello che un uomo dovrebbe essere. Ci mancherai. Ciao Giacinto“, scriveva il sito nerazzurro, parole di Massimo Moratti, e noi te le riproponiamo anche oggi, ad 11 anni da quel maledetto giorno.

Ciao Cipe, ciao Capitano.

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