Suning Inter, primo anno deludente: ecco gli errori tecnici

EDITORIALE – Quando i soldi non fanno tutto


Inter-Sassuolo ha ormai posto fine alle speranze nerazzurre, qualora ci fosse mai stata l’intenzione, di andare in Europa League. Il primo anno con la nuova dirigenza è allora virtualmente concluso. Con tanti errori da parte di Suning Inter costretta per l’ennesima volta a ripartire.

SUNING INTER, IL BILANCIO DELLA PRIMA STAGIONE

Da quando Zhang Jindong e il gruppo Suning hanno acquistato il 68,55% delle quote dell’Inter, nessuno pensava che, a distanza di un anno, la situazione fosse questa. E non tanto per la classifica, indubbiamente deficitaria e meritatamente impietosa. Quanto per come quest’anno è trascorso, tra situazioni imbarazzanti, ribaltoni, scarsa pazienza e risultati ancora peggiori. Il primo errore è stato fatto a luglio, quando si è iniziato a programmare una stagione con Mancini. Che, meno di un mese dopo, avrebbe lasciato l’Inter a pochi giorni dall’esordio.

Da lì, l’ancora più discutibile scelta di de Boer. Non tanto per il valore del tecnico, quanto per la sbagliatissima scelta di tempo. Il festival degli errori relativi al tecnico continuano con il casting e la scelta di Pioli. Anche lui probabilmente incolpevole di questa situazione, seppur autore di scelte discutibili, soprattutto nella seconda parte della sua stagione. Infine, l’esordio decisamente discutibile del tecnico ex Lazio a tre giornate dalla fine.

GIOCATORI E MERCATO: COME NON SI ASSEMBLA UNA SQUADRA

I troppi cambi del tecnico, anche ai meno esperti, sembreranno far pensare ad un unico denominatore comune per loro: la squadra. Puoi anche avere il miglior modulo del mondo, ma in campo vanno (anche) i giocatori. E molti di lo so non si sono dimostrati degni né della fiducia, né della maglia dell’Inter. Il tutto dovuto anche ad alcune scelte di mercato discutibili. Candreva, Gabigol e Joao Mario sono sembrati tutti doppioni l’uno dell’altro. Il portoghese, abituato a giocare esterno altro, ha trovato opposizione in Perisic e nell’ex Lazio. Il brasiliano, costato quasi 30 milioni, ha occupato la panchina, invece che la posizione di ala, facilmente occupabile da tanti altri giocatori (non va dimenticato Eder).

In difesa, invece, è successo di tutto. Nessun acquisto degno di nota, a parte quello di Ansaldi. Non è stato rinforzato il reparto più debole dell’intera rosa. Anzi, l’infortunio di Andreolli e la partenza di Ranocchia hanno tolto possibilità ai tecnici, che si sono ritrovati soltanto con Medel, Murillo e Miranda. Inutile, manco a dirlo, l’acquisto di Sainsbury. Tutto questo ha portato ad avere una squadra che, nel suo complesso, è stata assemblata male e gestita peggio. La speranza è che l’estate riporti i giusti equilibri. Perché il rischio di un’ennesima annata andata a male è ormai costantemente dietro l’angolo in casa Inter.

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