Intervista Berti: "Il derby di domani come un film: il sorpasso"

Berti: “Il derby di domani come un film: il sorpasso. Per me il nerazzurro è tutto”


Nicola Berti compie 50 anni. L’ex interista, uno dei principali protagonisti dei Derby, dice la sua sulla stracittadina di domani. La Gazzetta dello Sport lo ha celebrato con un’intervista Berti parla del suo passato in nerazzurro. Qualche domanda anche sul futuro della società e tanto altro.

INTERVISTA BERTI: “I VECCHI DERBY ERANO PIU’ CATTIVI” 

Queste le parole di Nicola Berti. “Bello compiere 50 anni, sono volati in fretta. Ma non mi sono fatto mancare nulla. Domani forse sarò a San Siro, l’orario è dei migliori, ma stasera festeggio il compleanno, quindi non so. No, scherzo, ci sarò. Sarò vicino alla squadra. Se dovessi dare un titolo al derby di domani, userei un film: “Il sorpasso”, di Dino Risi, con Vittorio Gassman. L’Inter può vincere. Magari è un bene essere dietro al Milan. Dopo essere stati scarichi mentalmente con Samp e Crotone, questa partita darà slancio ed entusiasmo. Pioli sta lavorando bene, è sbagliato giudicare dopo pochi mesi. Ora l’obiettivo minimo è l’Europa League.

Per me il nerazzurro è tutto, e ci sono rimasto male guardando la partita di Crotone, dimentichiamola. Il derby è la gara ideale per dimostrare di meritare la maglia nerazzurra. Quando giocavo io i Derby erano molto più cattivi. Con Maldini siamo rimasti due anni senza parlarci. Se uno entrava in un locale, l’altro evitava quel posto. In campo si litigava, ma senza esasperare. Poi la Nazionale ci faceva riappacificare. Ora sembrano tutti amici.”

I DERBY VISTI ATTRAVERSO LA GAZZETTA DELLO SPORT

Ricordo quando la Gazzetta titolò “Berti gioia dell’Inter” nel 1990. Stacco e tolgo palla al mio amico Serena su cross di Klinsmann. Baresi aveva il braccio alzato per chiamare fuori il traversone. Il pallone non uscì. Ho salutato la curva del Milan e mi sono messo a piangere. Nel 1993 potevamo vincere, mantenendo aperto il discorso scudetto. Invece Gullit pareggiò. Il mio gol sembrò una canzone di 3-4 minuti. Rubo palla a Maldini, tunnel a Costacurta che mi stende. Io vado a terra e Baresi mi lancia il pallone addosso. Mi alzo per protestare e vengo ammonito. Inizia lo show: faccio la lingua agli avversari, li stuzzico e annuncio il mio gol. Punizione di Sosa e gol di testa. Che figuraccia se non avessi segnato.

Il derby del 1995 è stato meno sentito, di basso profilo. I tabellini danno l’autogol a Seba Rossi e io colpii la traversa e la buttò dentro lui di nuca. Avevo quasi convinto la Gazzetta che il gol fosse mio. La Curva Nord è stata eccezionale: cantavano “Nicola Berti facci un gol”. La mattina della finale d’andata di Coppa Uefa del 1994, mi sveglio a Vienna con in sottofondo quel coro. Pensavo di sognare, erano i tifosi sotto la finestra. E la sera ho segnato il gol vittoria contro il Salisburgo”.

IL FUTURO: ZHANG JINDONG, THOHIR E GAGLIARDINI

Non ho ancora conosciuto Zhang Jindong, a differenza del figlio Steven. La famiglia ha portato entusiasmo, speranza e sorriso intorno a quest’Inter. Siamo in rampa di lancio, si percepisce. Con Thohir ero al Bernabeu insieme a Perez per Inter Forever. A fine pranzo fumiamo un sigaro io e Florentino. Parliamo sul divano, mi richiamò all’ordine Thohir. Ho segnato il primo gol della gestione Moratti nel 19 febbraio 1995, l’1-0 contro il Brescia. Gol decisivo, vincemmo 1-0. Si complimentò e mi disse che se avessi avuto bisogno di ferie mi avrebbe dato una settimana. Pellegrini mi mandò in punizione per qualche giorno alle terme. Diceva che ero stanco e che avevo bisogno di allontanarmi dalla città. Ma non ero stanco. Al Tottenham mi chiamavano il magnifico. Ci siamo salvati grazie ai miei gol. L’anno dopo si cambiò l’allenatore e mi ritrovo da titolare a fuori rosa. Ma almeno ho fatto 6 mesi di vacanza a Londra stipendiato.

Dopo aver giocato in Australia decido di partire per St-Barth. Dovevo restarci qualche mese. Ci ho vissuto 5 anni. La nebbia mi ricorda la cavalcata con il Bayern Monaco. A 17 anni ne feci una più lunga. Parma-Bari, parto dalla mia area, scambio con un compagno, vado fino in fondo e segno. L’arbitro fischia la fine scordandosi di recuperare quattro minuti persi per via della nebbia. Il mio allenatore glielo segnala, ma quando torniamo in campo la visibilità è nulla. Gara rinviata e cavalcata annullata. Dei giocatori attuali mi vedo in Gagliardini, abbiamo caratteristiche fisiche simili, si inserisce negli spazi. Ma lui è più tecnico. E’ elegante da vedere, è stato un grande acquisto. Non a caso senza di lui stiamo calando.”

 

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