Inter: addio definitivo alla Champions League, ecco perché

Inter: addio definitivo alla Champions League, ecco perché


L’Inter dice mestamente addio alle residue speranze di guadagnarsi un posto in Champions League. La rincorsa, già molto difficile, si è bruscamente fermata oggi sul campo del Torino, dove i nerazzurri non sono andati oltre il pareggio.

UNA INVOLUZIONE RAPIDA ED INQUIETANTE

I nerazzurri, dopo le sorprendenti prove contro Cagliari e Atalanta, sono andati a sbattere contro il Torino, salutando definitivamente il treno per la Champions League. I ragazzi di Pioli hanno giocato una brutta partita, sbagliando tutto lo sbagliabile in fase di impostazione e sotto porta. Rispetto alla goleada di settimana scorsa la squadra è sembrata svogliata e priva di idee, quasi eccessivamente spocchiosa e sicura di riuscire a portare a casa il risultato. Più che la prestazione, di sbagliato è stato soprattutto l’atteggiamento. La reazione al primo goal subìto è stata da provinciale, con 30/35 minuti di dominio totale degli avversari. A poco è valso l’assedio finale dopo il pareggio di Candreva: così non va. Questi cali di attenzione e di carattere sono tipici delle rose nerazzurre degli ultimi anni, ma Pioli sembrava essere riuscito ad invertire la tendenza. A cosa è dovuta quindi questa improvvisa involuzione?

IL TROPPO STROPPIA, TROPPI ELOGI SPRECATI PER DEI NULLA DI FATTO

Non è facile trovare qualcuno da promuovere nell’Inter odierna. Tutti, nessuno escluso, hanno commesso errori grossolani. Kondogbia, nonostante il goal, ha perso un numero imbarazzante di palloni, molti dei quali nei pressi della propria area. Candreva, anche lui nonostante la rete segnata, non è mai riuscito a lanciare Icardi in maniera accettabile. La difesa è apparsa spaesata e disattenta, su tutti Danilo D’Ambrosio, fresco di convocazione in nazionale. Banega, il peggiore in campo, ha lasciato tutti di stucco, questa volta in negativo, dopo la tripletta con l’Atalanta, non indovinando un passaggio.

Cosa è successo? Probabilmente nulla. L’Inter è una squadra umorale, altalenante, colma di ottimi giocatori si, ma priva di campioni assoluti. Bisogna guardare in faccia la realtà. Per quanto Pioli, in quanto a media punti, stia facendo sfaceli, non ha a disposizione una Ferrari, bensì una sportiva di media cilindrata, che spesso si ingolfa da sola. Cercare di fare girare il suo motore su prestazioni eccessive, porta a prevedibili scompensi.

Gli ultimi exploit hanno esaltato l’ambiente, ma potrebbero essere stati appunto i troppi elogi la chiave di questa involuzione. Il clima si è scaldato ed è entrato in frenesia sostanzialmente per nulla, dato che di concreto non si è ancora raggiunto alcun obbiettivo. Tutto questo caos, tutto questo parlar bene ha portato a questo calo. Calo che, purtroppo, ha portato al fallimento dell’obbiettivo primario: il terzo posto.

UN FALLIMENTO CHE SERVE DA LEZIONE, RESTARE UMILI DEVE ESSERE UN MUST

La conclusione finale deve essere questa: se l’atteggiamento della squadra è questo, è un bene non qualificarsi in Champions. Il rischio sarebbe quello di fare figuracce clamorose (stile ultima Europa League) e di perdere energie per il campionato che, stando a quanto sostiene la società, sarà il vero obbiettivo della prossima stagione. Pioli ha sempre predicato che bisognava restare coi piedi per terra, ma evidentemente in casa Inter, dopo le tante sofferenze degli ultimi anni, non è facile andarci coi piedi di piombo. Per cercare di salvare il salvabile ed ottenere almeno il quarto posto a discapito di Lazio e Atalanta, servirà in primis umiltà e cognizione delle proprie reali forze.

Il potenziale c’è, ma è ancora in maggioranza quello inespresso, e ciò che si è fatto è ancora troppo poco per meritarsi un pass nelle grandi di Europa. Il treno dei desideri ormai se ne è andato definitivamente, bisogna farsene una ragione. I fautori del nostro destino, sia nel bene che nel male, siamo solamente noi stessi. Faranno bene a tenerlo a mente per il futuro all’Inter: salire in cielo e poi cadere è un attimo, meglio stare coi piedi ben saldi a terra.

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