Arrivo Pioli, il gioco ne ha beneficiato, ma i risultati no...

Arrivo Pioli, il gioco ne ha beneficiato, ma i risultati no…


Arrivo Pioli: dopo due partite proviamo a capire se e quali novità ha portato l’ex condottiero della Lazio nel mondo nerazzurro, cercando di capire se la squadra ne ha beneficiato o, almeno, potrà beneficiarne in futuro.

ARRIVO PIOLI, IL GIOCO OFFENSIVO E’ PIU’ CONCRETO

Allenatore nuovo, filosofia nuova, ma non troppo. Stefano Pioli è un amante del calcio offensivo, spumeggiante, giocato a ritmi alti. Ciò non lo rende troppo diverso dal suo predecessore, ma le maniere di attuarlo sembrano avere sostanziali differenze. L’olandese prediligeva esterni molto larghi e che occupassero sempre la medesima zona di campo, con rari scambi di posizione tra le parti. Pioli pretende una maggior convergenza verso la zona centrale, collaborando con i centrocampisti nel portare avanti la palla. La novita essenziale è il maggior apporto dato alla punta, con più uomini ad attaccare l’area e a lasciare meno solo Icardi. Lampanti il primo goal nel derby, nato dall’accentramento di un esterno, e il secondo di ieri, nato da fraseggi di esterni e centrocampisti. Idee più produttive per rendere meno sterile il possesso palla e più efficace la manovra d’attacco.

arrivo pioliIL GIOCO MIGLIORA , I RISULTATI NO

Sappiamo che è presto per fare un bilancio, ma dopo due partite l’Inter fa i conti con una nuova brutta figura europea e con un pareggio nel derby acciuffato solo in pieno recupero. Il rischio di un bottino vuoto non è stato così lontano e ora il calendario prospetta un passaggio in salita contro Fiorentina e Napoli, partite dalla complessità accentuata. L’Inter contro le cosiddette big si è comportata molto bene finora, almeno a livello di prestazioni, ma il rischio di peggiorare ancora la classifica è tangibile. Le speranze europee rischiano di essere sepolte nel giro di pochi giorni.

Pioli deve continuare a lavorare come sta facendo ora, magari lavorando molto di più sulla testa dei giocatori, levando loro l’ansia e la paura che li coglie molto spesso. La precarietà della situazione deve essere convertita in rabbia e voglia di emergere, non in frustrazione e rassegnazione. Magari tentando di dare un’aggiustata alla difesa, un reparto irriconoscibile rispetto a quello corazzato della prima parte della passata stagione.

 

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