EDITORIALE - Torniamo a far sognare l'Inter ai bambini

EDITORIALE – Torniamo a far sognare l’Inter ai bambini


Quando avevo 4 anni (era l’ormai abbastanza lontano 1997) ricevetti in regalo la mia prima maglia di calcio. Aveva le strisce blu e nere verticali, lo sponsor era ancora Umbro, e le scritte dietro erano di un bianco penetrante: il numero era il 10, il nome Ronaldo. Da quel momento in poi la mia storia è rimasta legata indissolubilmente a quella di quel giocatore, O’ Fenomeno, e di quella squadra, l’Inter.

Oggi siamo nel 2016, sono passati ben 19 anni da quel momento, e penso ai bambini di quattro-cinque anni che oggi ricevono la lo prima maglia. Posso tranquillamente immaginare che si tratti di Higuain, Buffon, Hamsik, Chiellini, Totti, Bonucci, De Rossi e così via. Difficilmente, oggi, riesco ad immaginare un bambino che si innamori dei giocatori dell’Inter e dei suoi colori. Ma non posso biasimarli: come potrebbe oggi un bambino, con gli occhi del sognatore, innamorarsi di una squadra, di un club, che non permette più di sognare?

Oggi nel mondo Inter sono tangibili sconfitte, amarezze, musi lunghi, giocatori che inveiscono contro l’allenatore e quasi giocano per esonerarlo. Insomma, oggi l’Inter rappresenta numerosi cattivi esempi del mondo calcio.

Le colpe sono, ovviamente, da distribuire equamente. Partendo dall’allenatore da poco esonerato, de Boer, che aveva la stessa visuale dei cavalli; dritta, e basta. Giusto proseguire sulla propria strada con le proprie idee, ma magari ogni tanto avrebbe fatto bene guardare a destra e sinistra, capendo che le vie percorribili erano molteplici.

Poi la società, ovviamente. Oggi ci ritroviamo ad X-Factor Inter Edition, con i casting allenatori, e con la panchina che è vacante ormai da giorni, momentaneamente affidata a Vecchi, allenatore della Primavera. Si cerca il profilo giusto: chi vuole l’italiano, chi vuole l’allenatore con appeal internazionale, senza capire che si sta estremizzando una situazione già estrema. E va anche sottolineata la mancanza di rispetto nei confronti de Boer, che sarà stato sì eccessivamente cocciuto, ma che è stato sempre un professionista, e che è stato difeso seriamente dalla società solo una volta: tre giorni prima… dell’esonero!

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Infine i giocatori. Loro sono quelli che hanno la colpa maggiore, che hanno i doveri maggiori, perché sono coloro che scendono in campo. Senza mordente, senza cattiveria, senza voglia e, di conseguenza, senza risultati. Manca il rispetto, per una tifoseria che è da due anni la più numerosa d’Italia e che storicamente è una delle più calde del Bel Paese, per un club che è uno dei più gloriosi del mondo. Basterebbe guardare qualche DVD, ma soprattutto qualche VHS. Tornare indietro nel tempo e capire cosa sia l’Interismo, cosa voglia dire indossare quella maglia nerazzurra a strisce verticali. Le bandiere come Facchetti, Bergomi e Zanetti (quest’ultimo molto più un esempio da giocatore che da dirigente, onestamente), i goleador come Meazza, Mazzola, Vieri e Milito, la classe pura come Ronaldo, Baggio, Beccalossi, Sneijder. E tanti, tantissimi trofei in bacheca: tante vittorie gloriose, e anche qualche amara sconfitta, dalle quali però ci si è sempre rialzati. 

Icardi ieri, dopo la partita, ha dichiarato: “L’esonero di de Boer? Paga sempre l’allenatore purtroppo, perché non si possono vendere 25 giocatori…“. Beh, magari questa considerazione andrebbe approfondita e rivalutata: tra gennaio e giugno epurassero la squadra da giocatori che sono da Serie B o Lega Pro (per qualità, ma soprattutto per motivazioni) e facessero giocare buona parte della Primavera, che magari non sarà pronta, ma che metterebbe in campo la voglia: di giocare, di vincere e, soprattutto, di farlo all’Inter.

C’è bisogno di una reazione, convincente, da parte di tutti, per poter ripartire e poter scrivere nuove pagine vincenti nella gloriosa storia dell’Inter. Così magari, tra un anno o due, camminando per strada, potrei di nuovo imbattermi in un bambino che chiede con fervore: “Papà, ti prego, comprami la maglia dell’Inter!“.

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