Vecchi all'Inter, vecchia Inter: altri 45 minuti regalati all'avversario

Vecchi all’Inter, vecchia Inter: altri 45 minuti regalati all’avversario


Spesso i cambi di allenatore dovrebbero dare uno scossone all’ambiente e, almeno nei primi periodi, ad un avvicendamento nell’area tecnica dovrebbe corrispondere una variazione quantomeno sul piano psicologico, se non immediatamente sul piano tecnico. Speranza che, dopo le dichiarazioni della vigilia di Ranocchia (“Dispiace per de Boer, ma guardiamo avanti), non sembrava poi tanto vana. Ma i 90 minuti del St. Mary’s, o meglio ancora i secondi 45 minuti, hanno dimostrato che tra i vari problemi atavici di questa Inter c’è anche la mentalità, l’assenza di una costante attenzione spalmata in entrambe le frazioni di gioco.

Analizzando la partita, inoltre, si può notare come, ad onor del vero, il primo tempo dell’Inter non è stato certo quello visto con la Juventus o con l’Empoli. La squadra ha sofferto sul piano fisico l’avversario per tutta la partita, compresa la prima parte di gara, dove la circolazione di palla e la velocità nelle (poche) ripartenze concesse dal Southampton lasciano decisamente a desiderare. Ma soffrire in quella che, sulla carta, era la più difficile partita dell’intero girone nerazzurro, ci può stare, così come ci può stare l’atteggiamento guardingo nel primo tempo che, incredibilmente e grazie ai miracoli di Handanovic, porta l’Inter al riposo in vantaggio per 1-0 e ampiamente in corsa per la qualificazione. Il portiere sloveno ha salvato il risultato parando il penalty a Tadic, andare al riposo avanti di un gol è sempre meglio che andarci sul pareggio, subito perfino in extremis. Questa è la norma, parola che all’Inter proprio non esiste. van-dijk-southampton-gol-inter-2017-750x450

Da qui in poi, vorremmo tanto capire cosa è successo nella successiva ora in quel di Southampton: tra l’intervallo e il secondo tempo, l’Inter sparisce dal campo. Invece di provare a gestire la partita e, magari, andare alla ricerca del gol della (maggiore) tranquillità, i nerazzurri proseguono sulla falsa riga del primo tempo e subiscono i Saints dal minuto 46 al minuto 94. Ad un certo punto, insomma, l’Inter riesce a far diventare umano anche Handanovic, che nulla può sul pareggio di Van Dijk e sullo sciagurato, allucinante, impensabile “gesto tecnico” di Nagatomo, che realizza il più incredibile degli autogol e taglia le gambe ad un’Inter che, in realtà, sembra averle più per inerzia che per voglia di utilizzarle per inseguire il pallone. I nerazzurri, dopo il 2-1, non riescono ad organizzare una controffensiva degna di tal nome, alla ricerca di un gol che potrebbe lasciare ancora un barlume di speranza di raggiungere i sedicesimi, ma il solo tiro di Icardi a un quarto d’ora dal termine non è sufficiente per espugnare uno stadio imbattuto, in Europa, dal 1981.

Questa gara, come e più delle altre recenti “prestazioni” offerte dall’Inter, lascia sbigottiti: la “qualità” del possesso palla e la quantità di errori in fase di disimpegno, di impostazione e di rifinitura di gioco, sarebbero capaci di sfiancare Mayweather, di rallentare Bolt, di cancellare anni di apprendimento tattico di Guardiola. Una volta in vantaggio, l’Inter sparisce, inconsapevole del fatto che, dopo i Mondiali del 2002, la regola del golden gol è stata tolta. Segnare non basta per vincere, bisogna mantenere il risultato e, se possibile, cercare di ampliarlo. Ma, ultimamente, è già troppo chiedere all’Inter di pareggiare, figuriamoci di vincere con due gol di scarto. E così, ancora una volta, sfuma un altro obiettivo nerazzurro a causa dell’incapacità di restare concentrati per tutti i 90 minuti di gioco. Caratteristica fedele tanto all’Inter di de Boer quanto a questa prima Inter di Stefano Vecchi. Non ci permetteremmo mai di criticare il nuovo (momentaneo?) allenatore dell’Inter, tutt’altro: i due hanno solo un minimo comune denominatore, ed è la squadra. Che aveva promesso una rimonta, regalandoci però quella sbagliata.

Bisogna fare un passo indietro: cosa è successo nell’ultima ora al St Mary’s lo sappiamo, eccome. Non è altro che quello che vediamo ogni maledetta domenica. 

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