EDITORIALE - L'allenatore conta

EDITORIALE – L’allenatore conta


Ancora una magra figura per l’Inter, ancora una sconfitta (la terza consecutiva in campionato), punti su punti persi contro squadre più che alla portata.

Sui social si è scatenata l’ira dei tifosi: colpa della società, dei giocatori, dell’allenatore.

Già, e quest’ultimo è un punto chiave. Perché se i giocatori, cambiando allenatore, hanno avuto sempre la stessa rassegnazione, la stessa svogliatezza, con de Boer la musica sembrava cambiata. Tanto possesso palla, pressing alto, il tutto culminato in una vittoria fantastica contro la Juventus.

Di lì, il crollo. Fino ad arrivare alla sconfitta di oggi, ad un’Inter che de Boer ha trasformato. Ha cambiato il suo stile (giusto o sbagliato è opinabile) con uno sicuramente peggiore: difensivista, timoroso. Insomma, proprio ciò di cui una squadra che crede poco nei propri mezzi non aveva bisogno.

C’è da riflettere sulla gravità degli errori di de Boer. Perché se è vero che la squadra è debole mentalmente (da anni) e che è sfiduciata e non diligente al massimo in campo, è anche vero che questo aspetto può essere cambiato dall’allenatore. Così come aveva fatto Mancini all’inizio dell’anno scorso, facendo poi però mancare delle certezze ai suoi giocatori nei momenti di difficoltà e attaccando i singoli per giustificare errori (anche suoi) gravi. Ciò che sembrava de Boer avesse fatto fino alla partita della Juventus.

L’allenatore ha un ruolo rilevante per qualunque squadra. Si pensi ai più grandi: Guardiola (nonostante non sia un periodo molto positivo) è primo in Premier League e ha dato un gioco alla squadra, rivitalizzando elementi (come Sterling) che lo scorso anno erano desaparecidos. Oppure Conte, che dopo aver messo la sua firma sulle prime vittorie bianconere e sulla bella Italia vista all’Europeo,  ci ha messo del suo anche al Chelsea, sconfiggendo proprio poco fa Mourinho per 4-0.

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E poi si, Mourinho, che da quando è andato via dall’Inter sembra aver perso la bussola, e infatti i risultati si son visti. Ha (parzialmente) interrotto il dominio del Barça in Spagna, ma senza ottenere grandi risultati. Tornato al Chelsea è andato bene finché si son viste le sue lacune tattiche, nel momento in cui l’aspetto motivazionale non è più bastato. E ora allo United gli sono state impartite lezioni di calcio da Guardiola e da Conte. 

Oppure basti pensare ad Unai Emery col Siviglia e ora col PSG, o anche agli straordinari risultati del Cholo Simeone o, avvicinandoci a casa nostra, a Montella, che sta facendo benissimo con un Milan che ha una rosa (per molti) inferiore a quella nerazzurra.

Insomma, la figura dell’allenatore è fondamentale in ogni squadra, e de Boer sembra aver perso la bussola. La giustificazione continua “ci vuole tempo” non va più bene, il tempo è scaduto.

Che ci sia una svolta, una qualsiasi, purché qualcosa cambi.

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