Poca densità davanti e imprecisione sulla fascia: ecco l'Inter sterile

Poca densità davanti e imprecisione sulla fascia: ecco l’Inter sterile


Se due indizi fanno una prova, figuriamoci otto. L’avvio di campionato ha confermato una cosa: l’Inter ha difficoltà a segnare. 10 gol fatti in 8 partite sono una miseria per chi, per valore della rosa e obiettivi societari, ha il dovere di ambire al terzo posto, risultato minimo da raggiungere per l’Inter.

Aldilà dei numeri, sono le situazioni dal punto di vista tattico a preoccupare non poco i tifosi, e sicuramente anche de Boer: se l’Inter riesce ad arrivare al tiro con più facilità rispetto agli scorsi anni, è anche vero che il principale problema è l’imprecisione, e non solo relativa ai tiri in porta. Prendendo in esame la partita con il Cagliari, è innegabile come manchi precisione sia in fase di conclusione di rifinitura. Candreva è l’esempio migliore: spesso cercato dai compagni, nonostante buoni spunti sulla fascia ha dimostrato di non essere in giornata, con cross spesso finiti tra le mani di Storari, o a volte fuori misura. 14724259_1279069172103987_1008734725_o

Questo permette di individuare un altro problema in fase nerazzurra: il posizionamento in fase offensiva. Perché se è vero che l’apporto del numero 87 è mancata, è anche vero che l’unico presente in area rossoblù era Icardi, ben chiuso tra l’altro dalla coppia Bruno Alves-Ceppitelli. Risultato? Palloni spesso sbagliati e pericolosità nerazzurra al minimo. Spesso, quando il capitano nerazzurro ha attaccato il primo palo, nessuno si è piazzato sul secondo, fornendo a chi crossa un’altra soluzione offensiva. E se è vero che ad essere cercato è stato soprattutto Candreva, più che Perisic, l’apporto dei terzini, invece, è stato pressoché nullo. L’unico cross degno di nota è ad opera di Ansaldi, che ha messo sulla testa di Icardi un pallone solo da spingere in rete. Ma per il resto, le fasce hanno completamente deluso in fase offensiva, proponendosi poco e aiutando ancora meno. 

Non si sono comportati di certo meglio i centrocampisti: completamente nullo l’apporto in fase di inserimento di Banega, mentre Joao Mario si è più volte proposto al tiro da fuori, arrivando poi al gol con un’incursione partita dal limite dell’area. Ma nulla a che vedere con gli inserimenti visti contro Palermo e Bologna: solo Medel, non certo il Cambiasso dell’era Mancini, contro i felsinei ha avuto ben tre occasioni da rete dovute a spedizioni all’interno dell’area avversaria. Una volta limitato Icardi grazie ai difensori centrali, insomma, la pericolosità nerazzurra si esaurisce. Non a caso, infatti, l’attaccante argentino ha segnato il 60% delle reti dell’Inter.

Percentuale impietosa che dimostra come, nonostante la mole di gioco costruita in fase di impostazione, i problemi dell’Inter siano due: l’ultimo passaggio e la concretizzazione. 

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