Icardi torna su Sassuolo-Inter del 2015: "Il mio faccia a faccia con i capi ultrà, ecco come andò"

Icardi torna su Sassuolo-Inter del 2015: “Il mio faccia a faccia con i capi ultrà, ecco come andò”

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Da pochi giorni è uscita l’autobiografia di Mauro Icardi intitolata “Sempre Avanti“, ma gli aneddoti contenuti ci fanno inevitabilmente tornare indietro con la memoria. In questo caso, più precisamente al Febbraio 2015, quando l’Inter di Roberto Mancini andò in trasferta al Mapei Stadium per affrontare il Sassuolo di Di Francesco.

La partita termina 3-1 per i padroni di casa, ma le immagini che rimangono scolpite nelle menti dei tifosi nerazzurre, aldilà della sconfitta, sono quelle che riguardano l’acceso confronto fra giocatori e una frangia estrema della tifoseria a fine partita. In capo alle delegazione dei giocatori Fredy Guarin proprio Icardi, che non teme il faccia a faccia con gli ultrà.

Icardi copertina libroNel libro racconta per filo e per segno i retroscena legati a quel momento di tensione: “A ripresa iniziata, Mancini mi fa entrare e alla fine del secondo tempo, all’83°minuto faccio goal. Metto a segno l’unico nostro goal della partita, che finisce 3-1 in favore dei padroni di casa. Sono molto  amareggiato, anzi incazzato, perché ho giocato pochissimo”.

I tifosi iniziano a urlare: ci chiamano sotto la curva. Trovo il coraggio di affrontarli, insieme a Guarin. Mentre mi avvicino mi arrivano insulti e grida di ogni genere. Attaccato alla rete c’è un bambino che mi chiama: vuole la mia maglia. Per l’età che ha potrebbe essere mio figlio: mi tolgo la maglietta e i pantaloncini e glieli lancio, come regalo. È al settimo cielo e io sono contento di averlo visto felice. Un capo ultrà gli vola addosso, gli strappa la maglia dalle mani e me la rilancia indietro con disprezzo. In quell’istante non ci ho più visto, lo avrei picchiato per il gesto da bastardo appena compiuto”.

“E allora inizio a insultarlo pesantemente: “Pezzo di merda, fai il gradasso e il prepotente con un bambino per farti vedere da tutta la curva? Credi di essere forte?”. Detto questo gli ho tirato la maglia in faccia. In quel momento è scoppiato il finimondoNessuno prima di me aveva mai trovato il coraggio di affrontare in modo così diretto la tifoseria, anzi i capi storici della tifoseria. Nello spogliatoio vengo acclamato come idolo”.

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