GdS – Dalla Coppa Uefa al Triplete, passando per lo Scudetto dell’onestà. Finisce l’era Moratti

Share on facebook
Share on whatsapp
Share on linkedin
Share on twitter

Ieri mattina c’è stata una svolta storica in casa Inter: inizia l’era Suning, finisce l’era Moratti. Una dinastia piena di successi: dal padre Angelo al figlio Massimo, che ereditò l’Inter da Ernesto Pellegrini nel lontano 1995. La Gazzetta dello Sport ripercorre le tappe di Moratti all’Inter: dalla Coppa Uefa al Triplete, passando per lo scudetto dell’onestà.

L’ACQUISTOIl 18 febbraio 1995, con un mediatore d’eccezione come Peppino Prisco, Massimo Moratti rileva la società da Ernesto Pellegrini al costo di 55 miliardi di lire. Nella dirigenza tornano gli storici campioni della Grande Inter: Corso, Facchetti (poi presidente), Mazzola e Suarez. Le prime stagioni non sono all’altezza delle aspettative: arriva solo una finale di Coppa Uefa persa malamente a San Siro ai calci di rigore contro lo Schalke 04 (famosa fu la sfuriata di Zanetti nei confronti di Hodgson, reo di averlo sostituito).

L’ARRIVO DI RONALDOMoratti così decide di acquistare il fenomeno del calcio mondiale: Luis Nazario da Lima, ovvero Ronaldo. L’Inter è subito competitiva ma un palese rigore non fischiato da Ceccarini nel decisivo match contro la Juventus rende agrodolce la stagione 1997/1998: quell’Inter, infatti, conquisterà la Coppa Uefa a Parigi contro la Lazio.

TANTI ALLENATORI, TANTA CONFUSIONE E CUPER – Nella stagione successiva regna il caos: Simoni viene esonerato, arriva Lucescu ed infine pure Hodgson. E qui Moratti arriva alla decisione di portare a Milano, Marcello Lippi: stagione pessima e qualificazione alla Champions strappata grazie a Baggio (bistrattato da Lippi). Altra stagione ed esonero meritato di Lippi: arriva Tardelli ma la situazione non cambia fino ad Hector Cuper. Infatti l’hombre vertical porta l’Inter a lottare per lo scudetto: peccato che a lui è legata una delle delusioni più grandi di Moratti. Quel 5 maggio 2002 grida ancora vendetta e come se non bastasse arriva l’addio di Ronaldo.

ZAC, MANCINI E MOU – Arriva Zaccheroni che, nonostante mille difficoltà, centra la qualificazione in Champions, prima di lasciare la panchina a Roberto Mancini: col Mancio, Moratti riassaporerà il gusto della vittoria. Infatti, arriveranno due Coppa Italia ed una Supercoppa Italiana, prima dello scudetto dell’onestà datato 2005/2006. Col tecnico jesino arriveranno altri due scudetti, ma anche delusioni in Champions: per puntare al colpo europeo serve un allenatore dal carisma internazionale e così arrivò Josè Momoratti champions leagueurinho. Con lo special one arrivano altri due scudetti e soprattutto nel 2010 arriva l’anno di grazia: Champions League dopo 45 anni, dopo suo padre Angelo l’Inter ritorna sul tetto d’Europa e del Mondo. Da lì in poi Moratti si distacca mentalmente. 

POST TRIPLETE E THOHIR – Il post Triplete è gestito in maniera pessima: tra allenatori inadatti alla causa (Gasperini in primis) e tecnici di profilo incoerente con la società Inter (come Benitez), Moratti ha rovinato ciò che di buono aveva costruito nel quinquennio precedente. Così prima di Thohir arrivarono nell’ordine Benitez, Leonardo (arrivò la Coppa Italia 2011, ultimo trofeo di Moratti e dell’Inter), Gasperini, Ranieri, Stramaccioni e Mazzarri, ultimo allenatore della gestione Moratti. Arrivò Thohir che lo avvicinò sempre di più al congedo, fino a ieri: adesso Moratti potrà seguire la sua Inter da tifoso appassionato qual è.