Stankovic: "Vincerà l'Atletico ai rigori, Mourinho diceva sempre che le finali vanno vinte"

Stankovic: “Vincerà l’Atletico ai rigori, Mourinho diceva sempre che le finali vanno vinte”

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Intervistato assieme al brasiliano Emerson, Stankovic è stato sollecitato su molti temi, dalla finale di stasera sino all’Inter di oggi e alla sua carriera, in una video intervista apparsa sulla pagina Facebook “Unicredit Champions”. Eccone il contenuto integrale.

“Quando tornerà l’Inter in una finale di Champions?

Dobbiamo essere sinceri, siamo ancora lontani. Lo scorso anno abbiamo fatto un mercato con undici giocatori nuovi, ora abbiamo dei ragazzi giovani e stiamo ricostruendo qualcosa per il futuro assieme a Mancini.

Cosa si prova a stringere la Champions?

E’ un’emozione unica. Ti ripaga di tutti i sacrifici fatti nella vita, dai primi allenamenti quando cominci fino a quel momento. Noi nell’Inter eravamo quasi tutti over 30 ed era forse l’ultima possibilità che avevamo.

In quale squadra del tuo passato torneresti a giocare?

Ho avuto la fortuna di cambiare poche squadre perché mi sono trovato benissimo ovunque sia stato. Credo tornerei volentieri alla Stella Rossa perché era la squadra che tifavo e in cui ho iniziato a giocare, ma Lazio e Inter, come sanno tutti, mi sono rimaste nel cuore. 

Per quale squadra tiferai stasera?

Per l’Atletico Madrid perché c’è il mio ex compagno di squadra Simeone, con il quale ho vinto uno scudetto alla Lazio.

Qual è stato il momento più difficile della carriera?

Si deve accettare tutto in carriera, vittorie, sconfitte e infortuni. Il momento peggiore è stato quando dovevo maturare la decisione finale di smettere.

Cosa è mancato quest’anno alla Juventus?

La fortuna, per tratti è stata addirittura superiore al Bayern. Sarebbe stata una cosa positiva per il calcio italiano se la juve fosse andata avanti. 

Come mai non ci sono più calciatori che giocano con grinta per la propria maglia?

Ora ci sono troppi soldi, si cambia spesso squadra, non si fa nemmeno in tempo a diventare una bandiera e forse nemmeno più interessa. E’ cambiato molto rispetto al nostro tempo, che non è nemmeno così lontano. 

Il goal più bello nella storia della Champions? 

Sono stati tanti, è facile parteggiare per me stesso e allora dico il goal che ho fatto da metà campo contro lo Schalke. 

E’ stato il più bello della tua carriera?

Sì, assolutamente sì.

stankovic

Il derby più bello che hai giocato?

Quello vinto 4 a 3 nel 2006. Lo stavamo dominando, poi ci fu l’espulsione di Materazzi e il Milan rimontò, rischiando quasi di pareggiare alla fine. 

Sei fiducioso sull’Inter per quanto riguarda la prossima stagione?

Sì, i giocatori hanno capito cosa vuol dire indossare la maglia dell’Inter, si sono ambientati e hanno capito le responsabilità che ne derivano. Sono molto fiducioso anche se dovessimo rimanere così.

Qual è la difficoltà del tuo nuovo ruolo da dirigente?

Non ci sono affatto difficoltà, al massimo qualche piccola cosa da correggere. Sono allegro quando lo faccio, sono ancora nel mio mondo e ancora a contatto col campo.

Cosa diresti ai giocatori di Atletico o Real se fossi l’allenatore di una delle due squadre?

In queste partite non c’è stanchezza, gioco o non gioco. Conta solo vincere. Mourinho diceva che le finali devono essere vinte, non giocate, anche perché può capitarti una volta solo nella vita.

Si riesce a dormire prima di una finale?

Sì sì, perché bisogna dormire per forza, fa bene. Magari devi aiutarti con qualche pastiglia, altrimenti inizi a girare attorno al letto, è difficile (ride, ndr).

Chi ha il gioco migliore delle due finaliste?

Due tipi di gioco opposti, il Real farà la partita ma dovrà stare attento alle ripartenze dell’Atletico. Il Cholo ha un gioco semplice ma essenziale con tanti uomini dietro la linea della palla.

Pronostico secco?

Vince l’Atletico ai rigori dopo lo 0 a 0.

Come mai tanti giovani fanno fatica a fare il salto dalle giovanili alla prima squadra? 

I giovani di oggi non hanno la nostra stessa fame, quella voglia di mettersi subito in gioco e di dimostrare di essere all’altezza.

Il momento più bello della tua carriera?

L’esordio assoluto con la Stella Rossa, perché era quello che desideravo fin da bambino”. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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