Minimo obiettivo, minimo sforzo, minimo entusiasmo

Minimo obiettivo, minimo sforzo, minimo entusiasmo

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Ok, si è vinto, si è arrivati quarti, si è ottenuto il miglior risultato dalla stagione 2010/2011, si è blindaMancinito il posto in Europa con la qualificazione diretta ai gironi di Europa League, ma se qualcuno dovesse chiedere se il tifoso interista può ritenersi soddisfatto dopo questi 90 minuti, la risposta non sarebbe affermativa, o almeno non pienamente.

Partita giocata all’inizio, fino al goal del vantaggio, e poi in quei pochi minuti tra il pareggio di Pucciarelli e la fine del primo tempo, quel che bastava per ritrovare il vantaggio. Il pubblico nerazzurro, giunto allo stadio numeroso nonostante il finale di stagione e la recente pessima performance di Roma, si sarebbe meritato uno spettacolo migliore, un impegno costante fino al triplice fischio, la voglia di lasciare un segno tangibile e non solo la volontà di accontentarsi del minimo sindacale, approfittando pure di un Empoli che sì, avrà anche provato a giocare a testa alta come al solito, ma non si era di certo presentato col coltello tra i denti. Il secondo tempo è stato a tratti imbarazzante, con numerosi errori in uscita, l’incapacità di tenere il pallone e rendersi pericolosi dalle parti di Pelagotti, una concentrazione che ha abbandonato tantissimi interpreti prima del novantesimo.

Un quarto posto, considerando le ultime annate, non è affatto da buttare, anche perché vuol dire che si è almeno trovata un’ossatura convincente, uno scheletro su cui innestare in estate qualche altro organo vitale. Ma almeno abbiamo trovato una buona parvenza di corpo. Peccato che un corpo debba lottare sempre, anche quando è più complesso trovare gli stimoli per muoverlo. La Juventus gioca e vince ogni partita come se da quella dipendesse tutto il proprio destino. Una squadra che vuole tornare grande deve essere innanzitutto grande mentalmente, e noi siamo ancora distanti dal divenirlo, a volte un po’ troppo imprigionati nella mediocrità che ci ha avvolto nelle ultime stagioni. Per fare questo salto qualitativo e mentale c’è bisogno di qualche giocatore in più, di tempo, di allenamento e miglioramento personale. Ma attenzione, non si può abusare di tempo e pazienza ancora per molto.

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