Il ritiro di Recoba: genio part-time, talento cristallino ma sprecato

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C’è chi sceglie di essere un fuoriclasse, un campione in tutte le partite, vedi Messi o Cristiano Ronaldo e chi invece sceglie di fare il genio, oggi si, domani no. Chino Recoba va annoverato nella seconda categoria, oggi t’invento il gol dell’anno, domani però sparisco nella partita che conta.

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Che dire del suo esordio? Ci si aspetta la star della serata, quel Ronaldo reclamizzato da tutto il mondo perché ai tempi è il numero 1, gioca contro il Brescia che va in vantaggio con Hubner, attaccante di razza e fenomeno a tutte le età che quel giorno segna il gol numero 1 in A, mentre il Fenomeno, quello brasiliano, latita in una sera di agosto. Così Simoni guarda la panchina e inserisce il numero 20, 60.000 spettatori si chiedono chi sia, se lo chiede anche Cervone quando vede Recoba prender palla da Cauet, sassata terra-aria e gol del pari, in quello stesso istante il ventunenne è diventato fenomeno.

Cinque minuti dopo segna su punizione il 2-1, poi sparisce, lascia il palcoscenico del campionato a Ronaldo, poi ritorna di prepotenza con un gol da centrocampo a Roccati contro l’Empoli, salvo poi nascondersi di nuovo.

Continuità, questa sconosciuta.

Recoba è amante della pesca, leggenda narra che possa sparire anche tre giorni da casa ed entrare in un mondo tutto suo come il miglior Sampei, salvo poi ritornare come se niente fosse. Così si svolge l’intera carriera dell’uruguaiano, travolgente al Venezia dove Novellino s’inventa come trucco il fatto di organizzare gruppetti di giocatori che vanno a prelevarlo di forza per portarlo all’allenamento, lui poi si sveglia, segna 11 gol in 19 partite e da solo salva i lagunari.

Poi ancora alti e bassi, nessun gol contro Juve o Milan ma diventa ugualmente il giocatore più pagato della Serie A, con Moratti che stravede per lui perché spiega “Da un Fenomeno ti aspetti sempre il massimo, da un genio invece ti aspetti l’impossibile”, con un sinistro che potrebbe fargli fare la carriera di Messi se solo avesse un briciolo di continuità e voglia di migliorare in più.

“Il giorno che mi ritirerò dirò che peccato”, disse Recoba anni fa, lo diciamo anche noi, che peccato, che spreco di talento, che genio e che colpi, peccato si, ma anche che divertimento.