Mancini, la storia insegna: la difesa ad oltranza non è l'arma adatta allo Stadium

Mancini, la storia insegna: la difesa ad oltranza non è l'arma adatta allo Stadium

Preparare una sfida contro la Juventus non è mai semplice, soprattutto se sei l'Inter e devi andare a giocare allo Stadium, arena tradizionalmente ostica e difficilmente espugnabile. Ma se in Italia c'è una squadra che sa come si viola questo campo, quella è proprio l'Inter, che in 4 partite di campionato è l'unica, assieme alla Sampdoria, a non avere un bilancio prettamente negativo: 2 sconfitte, 1 vittoria e 1 pareggio.

Quattro partite molto diverse tra loro e che nascondono atteggiamenti tattici opposti, scelte di uomini e moduli variegate e con logiche dagli esiti opposti. Partiamo dall'unico storico successo, coinciso con la prima debacle juventina nel nuovo impianto dopo più di un anno di imbattibilità. Nell'ottobre del 2012 un ambizioso Stramaccioni si presenta a Torino come primo inseguitore a soli 4 punti di distanza. Contro ogni previsione, in campo vanno Milito, Cassano e Palacio, un tridente giudicato rischioso e "spensierato". Il campo reciterà altro, con una capacità staordinaria di reagire, rimontare e vincere. Discorso simile nel pareggio dello scorso anno, quando Mancini, dopo la sofferenza estrema del primo tempo, rischia di ribaltarla totalmente nella ripresa con uno spregiudicato 4-2-3-1 con Guarin inedito mediano, il neo arrivato Podolski, Icardi, Kovacic, Hernanes e nel finale pure Osvaldo, protagonista in negativo nella sua ultima apparizione nerazzurra. Sfrontatezza, voglia di giocarsela alla pari, piedi buoni e qualità, armi buone e sempre ben paganti. Diverso il discorso per l'ultima sconfitta subita, Coppa esclusa, nell'epoca di "mazzarriana" memoria. Un bel 3-5-2 a specchio ma con interpreti ben inferiori a quelli avversari. La mediana Kovacic (isolatissimo) - Taiser - Kuzmamovic a supporto del duo Alvarez-Palacio non sortì gli effetti sperati dal tecnico toscano. Ricordo di una prestazione di sublime oscenità, sia qualitativamente che caratterialmente.

Peccato che negli ultimi giorni il 3-5-2 a specchio sia tornato a riecheggiare dalle parti della Pinetina, con l'inserimento di Jesus in difesa, i tornanti D'Ambrosio-Nagatomo/Telles e una mediana che per forza di cose non può essere farcita di registi e mezzale offensive. Basterà l'eventuale tandem Palacio-Icardi a scardinare la serrata difesa juventina? Il 4-4-2 contro la Samp non può essere riproposto, considerando l'abilità di Perisic e Biabiany di fare bene entrambe le fasi? Avere uomini di attacco non significa infatti essere incoscienti, ma giudiziosi e consapevoli del sacrificio da fare per provare a far propria  una partita che la classifica impone di vincere. E senza carattere e con timore è complicato vincere determinate partite.

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Bernardo Cianfrocca
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