Materazzi: "La mia carriera una continua ascesa: l'Inter il top. Fui anche vicino al Milan ma sono orgoglioso della mia carriera. Su Cirillo e il 5 maggio..."

Materazzi:

"Inter Legends" è un programma di Inter Channel dedicato ai grandi personaggi della storia nerazzurra del passato, lontano e recente. Protagonista della puntata di oggi è stato Marco Materazzi che per anni è stato uno dei pilastri dello spogliatoio nonchè idolo dei tifosi. In nerazzurra il numero 23 ha vinto 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe italiane, 5 Scudetti, 1 Champions League e 1 Mondiale per Club. Il difensore è stato anche protagonista del Mondiale vinto dall'Italia nel 2006 in Germania: attualmente Matrix è allenatore del club indiano Chennaiyin Football Club. Ecco gli stralci più interessanti della lunga intervista a Materazzi.

L'INIZIO - "Se fossi partito dal top per poi andare al ribasso sarebbe stato brutto. Invece io sono andato avanti con le mie gambe e con la mia testa. Tutto è utile, c'è sempre da imparare e io l'ho fatto con allenatori che mi hanno voluto bene e mi hanno aiutato a crescere. E penso di averlo fatto nel modo migliore. La svolta a livello umano avvenne con il Tor di Quinto, mi accudirono come un figlio, soprattutto in un momento duro per me dato che avevo perso da poco mia madre. A Trapani iniziai a fare il giocatore professionista".

NOVELLINO E L'ESPERIENZA A PERUGIA - "Lo incontrai da avversario e ci furono anche scintille tra di noi ma entrambi capimmo che di che pasta eravamo fatti. Lui stesso mi volle poi a Perugia. L'esordio in Serie A concise con un match contro l'Inter, non presi sonno per una settimana. Mangiai anche l'erba e non sprecai la mia occasione. Marcai Zamorano, feci sentire la mia presenza con qualche botta. Io non voglio mai perdere, in qualsiasi occasione. Avrei potuto venire all'Inter l'anno precedente, proprio al posto di Cirillo, poi tutto venne posticipato di un anno. Dopo 10 gol segnati era quello il momento ideale per approdare in una grande squadra".

DRAMMA DEL 5 MAGGIO 2002 - "Nessuno avrebbe scommesso un euro su di noi, ma avremmo meritato quello Scudetto. Condizionamenti? Fummo 'coglioni' noi nell'ultima partita, però se anche oggi dovessi rivedere Chievo Verona-Inter e il fallo su Ronaldo mi verrebbe da ridere. Dovrei elencare tanti episodi dubbi, ma ormai è inutile tornarci sopra. Il passato è passato".

SCONTRO CON CIRILLO - "Fui squalificato per due mesi. Sbagliai a parlare da fuori, poi nel tunnel l'errore fu di entrambi. Lui voleva chiarire, poi è successo quello che è successo. Facchetti mi salvò, mia moglie a casa vide la scena e chiamo subitò. Rispose Giacinto e la tranquillizzò. Sbagliai, ma ho sempre avuto le spalle grandi e andai avanti".

VICINO AL MILAN "Ci fu la possibilità di andare al Milan prima del Mondiale, ma sarebbe stata una scelta per non perdere la maglia azzurra e dimostrare il mio valore. Mihajlovic è sempre stato un grande giocatore, ma il mister avrebbe potuto dare spazio a entrambi. Prima di Natale lui si fece male, io entrai e feci un grande salvataggio. Segnai due gol contro la Pro Sesto poco dopo, prima della gara contro il Livorno. Speravo di giocare, Mancini scelse ancora Sinisa che poi si fece male. Toccò a me, entrai e segnai, mandando anche a quel paese Roberto. Poi arrivò comunque il chiarimento tra di noi. Non posso non ricordare Oriali, probabilmente fu il mio più grande estimatore".

NAZIONALE - "Penso di aver fatto tutto, nel bene e nel male. L'importante è aver alzato la coppa, in finale realizzai due gol e questa è stata una grande soddisfazione. Ci furono un paio di decisioni arbitrali contro di me, ma tutti i nodi vengono al pettine. Il gol contro la Francia fu un momento indimenticabile, pensai a mia madre che era in cielo. La Repubblica Ceca marcava a zona, mentre contro i francesi saltai su Vieira, Cannvaro mi disse che lui aveva paura di me. Perdemmo Nesta, quindi toccò a me. Speravo giocasse Alessandro in finale, perché era meglio di me e con lui avremmo avuto più possibilità di vincere. Ma andò bene lo stesso".

RIGORI A BERLINO - "Quelli che si presentarono sul dischetto in finale erano sicuri, mi rese particolarmente felice il rigore di De Rossi dopo essere stato distrutto dalla critica per l'espulsione contro gli Usa nel girone. Mi sollevò più la sua rete rispetto alla mia. Io ero molto tranquillo perchè sapevo che il mio dovere era quello di segnare".

STAGIONE 2006-2007 - "La cosa più difficile nella vita è confermarsi, e il fatto di aver segnato 10 reti in quella stagione rappresentò la prova di esserci riuscito. Era una squadra fortissima fisicamente, forse il Milan degli olandesi era superiore a noi sotto questo punto di vista ma per noi quello fu comunque un gran campionato".

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