GdS - Cambiasso (parte 1): "Inter più equilibrata, Mancini solido"

GdS – Cambiasso (parte 1): “Inter più equilibrata, Mancini solido”


La Gazzetta dello Sport, a pochi giorni dal derby della madonnina, ha intervistato Esteban Cambiasso, ex centrocampista dell’Inter, protagonista in tanti derby nei 10 anni di nerazzurro.

  • Esteban Cambiasso, togliamoci subito il pensiero: è più un rimpianto l’Inter o il Leicester?

«Non è mai un rimpianto quello che non puoi scegliere – ed è stata l’Inter a voler chiudere con il passato – o quello che scegli tu. Potevo restare a Leicester, ma sono stato io a “liberare” Ranieri: “Non posso dirti sì subito”. E comunque vivi di rimpianti se non ti piace quello che hai».

  • Anche se nell’Olympiacos non le gioca tutte, com’è sempre stato abituato a fare?

«La voglia di giocare c’è sempre, ma ho accettato l’idea di non giocare un Mondiale (Sudafrica 2010) quando ero al top della carriera: posso accettare un po’ di panchina. La vera insoddisfazione è se perdo: per questo non mi annoio anche se ne abbiamo vinte 18 su 19 e l’unico rimpianto è essere usciti così dalla Champions».

  • Basta non perdere il derby…

«Ad Atene per i tifosi è una specie di malattia, a Milano è solo una tappa speciale in un campionato senza un dominatore: speciale, ma solo una tappa».

  • E non una tapppa scudetto

«Non per la prima volta, ma siamo – e dico “siamo” perché mi sento milanese e interista – abituati all’idea: un po’ come avere in casa la finale di Champions League e vederla così da lontano».

  • Lei che ha visto il calcio italiano da dove l’ha visto pure Mancini: ma la Premier lo ha cambiato?

La Premier non ti cambia la passione, ma gli equilibri: lì il calcio è solo un pezzo della tua vita, in Italia più di un pezzo».

  • E perché prima difendeva a prescindere la squadra e ultimamente non più?

«Il mercato di gennaio dura troppo e cambia il modo di comunicare: non so se è il caso di Mancini, ma non lo escludo».

  • Conoscendoli bene tutti e due: cosa sta facendo diventare più matti Mancini e Mihajlovic?

«Il fatto di non poterlo giocare, questo derby. Per il resto, nulla di che. Sinisa è un guerriero: lottare gli piace, sotto pressione dà il massimo. Roberto al di là degli ultimi risultati è saldo ed è comunque al 3° posto, l’obiettivo dichiarato dalla società».

  • Però l’Inter era prima: ammalata di ritiro invernale al caldo?

«E pensare che i sudamericani sono anche tornati prima di Capodanno, visto? Battute a parte: l’anno del Triplete eravamo andati in ritiro ad Abu Dhabi».

  • Chi arriva a questo derby più in difficoltà: Milan o Inter?

«Il potere della mente è incalcolabile: bisogna vedere con che stato d’animo escono dalle loro gare di Coppa Italia. Se analizziamo tutta la stagione, credo che l’incertezza societaria abbia creato disagi al Milan. L’Inter ha avuto più consistenza, più equilibrio e un allenatore mai messo in discussione: sono cose che portano punti. E oggi Inter
e Milan in classifica hanno i punti che meritano».

  • E chi si gioca di più domenica sera?

«Comunque il Milan: ha perso il primo derby, gioca in casa, è dietro in classifica. Ed è una classifica più lontana dalle aspettative iniziali rispetto a quella dell’Inter».

  • Come dire che l’Inter fino a un mese fa era sovradimensionata?

«Era prima con mezzi leciti, le sue vittorie erano meritate. Poi ci sono diversi modi di vincere: il Napoli vince in un altro modo, è questione du gusti e di scelte».

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