EDITORIALE - Quando l'aspetto conta più della sostanza

EDITORIALE – Quando l’aspetto conta più della sostanza


Dappertutto, in Italia e non, si parla soltanto della diatriba Sarri-Mancini.

La cosa sconcertante è che il popolo social (quindi il pensiero dell’italiano medio) si è schierato quasi totalmente con Maurizio Sarri che, come riferito da Mancini nel post gara di ieri, ha dato al tecnico jesino del finocchio e del frocio (QUI IL VIDEO DELLE PAROLE DI MANCINI). Perché si appoggia Sarri? Perché Mancini sarebbe colpevole di aver confessato in TV cose che sarebbero dovute restare in campo, almeno secondo il tecnico del Napoli e secondo gli avvocati da tastiera.

Partiamo da un concetto basilare: cercare di insultare la persona che si ha di fronte dandogli dell’omosessuale è deplorevole. Siamo nel 2016 ed è paradossale che ancora ci siano pregiudizi nei confronti di chi, semplicemente, la pensa diversamente dai più. Difendere Sarri perché è un uomo del popolo, che va allo stadio con la tuta e usa un gergo (usando un eufemismo) colloquiale, è impensabile e sbagliato.

Il problema nasce tutto da qui: molti si sono prostrati nel difendere Sarri proprio perché viene visto come uno che rappresenta gli italiani nella loro semplicità e nella loro franchezza. Ma un’affermazione del genere va cancellata in maniera definitiva, ed è ancor peggio se la dice una persona che, ai propri giocatori e agli spettatori, deve dare un esempio.

Non si tratta di finto buonismo o di ipocrisia, si tratta di condannare un atto che, se giudicato normale, va a stridere con tutti i pensieri di condanna che si hanno su insulti razzisti che sono il pane quotidiano dei tifosi allo stadio. Mancini non porta la tuta, porta la giacca, la camicia e la sciarpa, è elegante nell’esprimersi e per questo viene condannato, perché non viene visto come l’esempio di italiano medio, ma come una piagnina che va confessare subito alla mamma di aver ricevuto un torto dal fratello più grande. Mentre a Sarri va perdonata un’affermazione del genere perché rappresenterebbe il cittadino italiano, e perché sul campo di calcio tutto è permesso. Se è così, allora il discorso va ampliato e bisogna farsi due domande sulla decadenza della civiltà degli abitanti dello stivale. Per non parlare del fatto che, a parti invertite, probabilmente Sarri sarebbe stato osannato per aver denunciato in diretta nazionale delle dichiarazioni così offensive.

Se perdonate Sarri e condannate Mancini per il fatto che certe cose devono restare su un campo di calcio, dove a quanto pare si è liberi di fare e dire ciò che si vuole, allora riscriviamo le regole del calcio: è semplicemente allucinante condannare una persona solo per aver denunciato un fatto estremamente grave, specie perché determinate parole sono state pronunciate da una persona con una visibilità enorme.

L’insulto diretto causato dal nervosismo della partita è comprensibile, cadere in qualunquismi, nel calcio e non, è da condannare.

 

Federico Spinelli

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