Le migliori tre partite del 2015

INTER-ATALANTA 1-0 – Anno che va e anno che viene. Il 2015 sta lasciando posto al 2016 e, come ogni fine anno, è tempo di bilanci e ricordi. Ce ne ha lasciati di gradevoli, calcisticamente parlando, questo 2015? Si può ben dire di sì, soprattutto, anzi, esclusivamente per quanto si è visto in questi ultimi mesi, in questo inizio della nuova stagione sportiva, che ci ha consegnato di nuovo un’Inter competitiva ai livelli più alti. In questa piccola rubrica, nella quale ricordiamo le tre migliori partite di questo anno solare, non si può non cominciare dall’inizio della rinascita. E’ il 23 agosto e allo stadio Meazza l’Inter ospita l’Atalanta per l’esordio stagionale. Obiettivo? Dimenticare il campionato passato, conclusosi con un desolante ottavo posto che ha estromesso i nerazzurri da qualsiasi coppa europea. In campo c’è dunque una squadra carica, ma ancora incompleta. Il mercato è attivo e si attendono i vari Perisic, Eder (sarà poi Ljajic), Melo, il terzino sinistro (si rivelerà Telles), mentre Mancini schiera il baby Gnoukouri, Palacio, con Hernanes, poi venduto alla Juve, pronto a subentrare dalla panchina. Il primo tempo è difficile e spigoloso. Dall’altra parte c’è la solita provinciale che si barrica, si affida al suo giovane portiere e concede ai rivali soprattutto la soluzione da fuori, rinunciando sistematicamente al contrattacco, complice l’espulsione di Carmona nel giro di 4 minuti. L’Inter spinge, crea occasioni, impegna Sportiello, coglie un palo, ci prova con tutta sé stessa, ma sembra destinata, come tutte le altre big, a iniziare in maniera zoppicante. Al minuto 93, però, ecco il sussulto decisivo: Miranda guadagna e batte in fretta una rimessa laterale in zona offensiva verso Jovetic, che riceve, si accentra, entra in area e lascia partire un bolide sotto l’incrocio che regala la vittoria. Il boato entusiasmante del Meazza è il ruggito di chi, da tempo, attendeva una gioia così. Un bella vittoria in stile Pazza Inter, sofferta, colta alla fine dopo un gran forcing e che permette ai nerazzurri di essere gli unici, tra le big, ad aver preso i 3 punti all’esordio. La vittoria che segna una nuova stagione, una nuova e migliore Inter, che da qui prende la fiducia per una partenza sprint in grado di fare la differenza e di turbare, momentaneamente, le altre rivali. L’abbraccio di Mancini con la sua squadra dopo il goal è l’immagine di un gruppo che ha fame, entusiasmo e  coscienza dell’importanza della sua delicata missione. Tutto ciò non si rivelerà un semplice fuoco di paglia. 

INTER-MILAN 1-0 – 13 settembre 2015, terza giornata di campionato, è già di scena il derby. Nonostante non sia passato nemmeno un mese dall’inizio della stagione, si ha già sete di risposte: le prime due vittorie nerazzurre son state frutto solo della fortuna? Come si comporteranno gli uomini di Mancini in una partita di ben diverso spessore? Il Milan farà suo anche questo derby dopo i due vinti in estate durante il pre-campionato? Solo il Giuseppe Meazza, teatro di un derby che deve simboleggiare la rinascita del nobile e decaduto calcio meneghino, saprà fornire le giuste soluzioni. Una soluzione che rischia subito di tingersi di rossonero quando Murillo, orfano dell’infortunato Miranda e accompagnato in difesa da Medel, passa la palla al connazionale Bacca, che mette Luiz Adriano solo davanti al portiere. Niente da fare, Handanovic esce e dice di no. L’Inter pare star meglio e all’inizio della ripresa corona questi piccoli segnali di supremazia. E’ il minuto 58 e il popolo nerazzurro trema per un disimpegno rischiosissimo che, in area di rigore, vede coinvolti il ruvido Kondogbia, Handanovic e Medel, non certo tre trequartisti dal piede delicato. La palla quasi per miracolo arriva a Santon sulla destra, che guadagna campo e la cede a Guarin. Il colombiano avanza e fa già sospirare tutti coloro che credono in una sua bordata dritta spedita al secondo o terzo anello. L’ex Portò però sorprende tutti e portandosi la palla sul sinistro, piede non suo, fa partite un gran tiro che si infila all’angolino basso sulla destra di Diego Lopez.  Tra tanti volti nuovi, è uno della vecchia guardia a vestire a sorpresa i panni del protagonista. Non servirà l’ingresso di un irrequieto e pericoloso Balotelli a scalfire quanto creato in precedenza. I suoi tiri dalla distanza fanno solo il solletico, così come la sua uscita dal campo con gli occhi che guardano minacciosi la Curva Nord e la mano che stringe impavida la maglietta rossonera. Tienila pure stretta Mario, al popolo interista frega poco. C’è un derby da festeggiare, un primato da celebrare con merito, con buona pace di Mihajlovic e delle sue rancorose interviste post-partita. L’Inter è la milanese risorta per prima, è la squadra che inizia a prendere coscienza della propria forza. Una grande stagione nasce da grandi partite e non c’è nulla di più grande di un bel derby vinto. 

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INTER-ROMA 1-0 – 31 ottobre. Halloween, la notte dei mostri. L’Inter ha rischiato di vederli qualche giorno prima nella trasferta infrasettimanale di Bologna, quando la disastrata squadra di Delio Rossi aveva praticamente pareggiato al novantaquattresimo se non fosse stato per il miracolo di Handanovic sul tiro ravvicinato, a botta sicura, di Destro. Una parata che aveva consentito all’Inter di interrompere un digiuno di vittorie che durava ormai da 4 turni, da quella sconfitta roboante contro la Fiorentina tra le mura amiche. L’Inter poteva così presentarsi con un pizzico di fiducia in più al big match dell’undicesima giornata di campionato, l’anticipo serale del Meazza contro la Roma, squadra in formissima, prima in classifica e reduce da un filotto di vittorie. Tutti pensano che i giallorossi avrebbero divorato i brutti nerazzurri, immeritatamente in alta classifica con un gioco vomitevole e solo per merito di una fortunata striscia iniziale. Convinzione che si fa più forte quando viene letta la formazione titolare, con D’Ambrosio e Nagatomo titolari a sorpresa in difesa e Icardi a scaldare la panchina con l’inedito tridente Ljajic-Jovetic-Perisic. Il campo racconta però un’altra storia, la storia delle mosse azzeccate di Mancini, di D’Ambrosio e Nagatomo che tengono a bada i temutissimi Gervinho e Salah, di Miranda e Murillo che annullano Dzeko e chiunque si aggiri dalle loro parti, di Handanovic che sforna 4/5 prodezze favolose sulla scia di quanto fatto al Dall’Ara. La storia di Ljajic e Perisic che si sbattono lungo le fasce per aiutare in difesa e creare pericoli avanti, di Guarin e Brozovic che si rendono pericolosi con i loro strappi a centrocampo, di Jovetic che da solo tiene sotto scacco Manolas, Rudiger e tutta la difesa ospite. A sorpresa, però, verrà ricordata come la storia di Medel, il piccolo e demoniaco mediano cileno che segna il suo primo goal in due anni con un bel rasoterra da fuori e quel tiro così beffardo e preciso di eleganza ne ha avuta tanta, sufficiente per battere una diretta concorrente e riprendersi il primo posto della classifica.

 

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