L'importanza di essere un Pitbull: Medel è sempre più un fattore in questa Inter

L’importanza di essere un Pitbull: Medel è sempre più un fattore in questa Inter


Quando è arrivato all’Inter, di Medel, si conoscevano soltanto le sue buone prestazioni nel mondiale brasiliano e poco più, che era cileno e che non mollava mai. In meno di due anni in Italia, però, abbiamo imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo; i tifosi lo adorano, e vengono ricambiati da prestazioni superbe, peraltro svolte in qualsiasi ruolo del campo, altra caratteristica che lo rende unico e imprescindibile anche per i suoi allenatori.

È un punto fermo del Cile, con il quale è fresco vincitore della Coppa America, e dell’Inter, che sta letteralmente prendendo per mano. Mazzarri prima, e Mancini poi, non vogliono rinunciare al cileno, non importa chi siano gli altri giocatori in campo, possono ruotare, ma Medel deve esserci; le sue prestazioni hanno fatto arrivare addirittura Mancini, che di campioni a centrocampo ne ha allenati tanti (Vieira, Yaya Toure, Nasri, Cambiasso etc), a dire di sognare una squadra “con dieci Medel ed un Messi, vincerei tutto”.

Il tecnico jesino, che sta costruendo la sua Inter su una difesa rocciosa e su un centrocampo di muscoli, ha trovato nel Pitbull l’esponente migliore del suo calcio, e lo ha messo al centro del progetto, garantendogli una maglia da titolare inamovibile. Medel, come già detto, sta ripagando la fiducia inanellando prestazioni di altissimo livello, anche in difesa, dove nelle gerarchie ha superato addirittura Ranocchia, capitano dello scorso anno e difensore di ruolo; ieri sera contro la Roma ha deciso di rovinare l’Halloween dei giallorossi con un sinistro da fuori, e un’altra prestazione ineccepibile. E se adesso si rende utile anche in zona gol, come rinunciare a un giocatore così?

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