Azionariato popolare, un focus sui vantaggi e svantaggi del sistema

Azionariato popolare, un focus sui vantaggi e svantaggi del sistema


Tra polemiche, critiche, risposte e rassicurazioni del caso bisognerebbe andare un po’ più a fondo sul reale significato di ”azionariato popolare”. É una pratica molto diffusa nel mondo sportivo internazionale e si può definire come una spartizione della proprietà azionaria presso il pubblico dei tifosi, che diventano investitori. Ma quali figure sono interessate a investire nell’Inter se non i suoi amati tifosi, e questi ultimi avrebbero la lucidità per prendere per la società le decisioni migliori?

Tramite l’azionariato popolare, si ottiene un’ampia diffusione della proprietà delle quote della società, che anziché essere possedute da un numero limitato di soci, è invece in mano ad un numero il più elevato possibile di soggetti, soprattutto investitori non istituzionali. Coinvolgendo un corposo numero di soggetti nelle sorti dell’impresa, l’azionariato popolare favorisce una maggiore stabilità politico-sociale con una distribuzione del reddito più omogenea, e consente una partecipazione ampia alle sorti della società attraverso la partecipazione di un vasto numero di soci alle assemblee societarie. In pratica le quote delle società sportive diventano di proprietà dei tifosi, che possedendo anche una sola azione, godono di tutti i diritti e i doveri che per legge spettano al singolo socio.

Il Barcellona con i suoi 163.000 soci circa, costituisce il più grande esempio di azionariato popolare nel mondo. In Spagna vi sono quattro club che applicano questo modello: oltre al Barcellona, vi sono il Real Madrid, l’Atletico Bilbao e Osasuna. Anche in Italia è già stato adottato questo sistema, esempio di azionariato popolare è quello rappresentato da MyROMA, ente di diritto privato che dal mese di maggio 2010 ha dato vita ad un soggetto giuridico formato unicamente da tifosi della Roma, che sta partecipando in maniera fattiva al capitale sociale del club giallorosso.

Ma è il modello tedesco quello più interessante poiché in Germania nel 1999 il governo approvò la legge del 50%+1: nessun club di Bundesliga poteva essere di proprietà di un singolo azionista per più del 50%. Il risultato è che tutti i club a parte il Bayer Leverkusen di proprietà dell’omonima azienda farmaceutica ha azionisti con più del 49%. Il Bayern Monaco è di proprietà per il 9% di Audi, 9% di Adidas, 9% Allianz e 73% dei suoi tifosi. Alcuni club hanno interpretato in modo restrittivo la legge e hanno fissato al 30% la quota massima per ogni singolo azionista.

Se vi state chiedendo quali possano essere i vantaggi di un sistema di questo tipo, la risposta arriva dall’avvocato Diego Riva, esperto di azionariato popolare intervistato da Calciomercato.com lo scorso anno: ”I tifosi in questo modo hanno diritto di parola. Attraverso i propri rappresentanti, eletti democraticamente, questi vigilano e partecipano alle scelte della società sportiva. La partecipazione è fondamentale: il tifoso non delega più, decide (o contribuisce a decidere) come vuole che sia la propria società sportiva. Fiducia e unione dei tifosi sono alla base del successo. I vantaggi non finiscono qui. L’applicazione della legge tedesca in materia (50%+1), secondo la quale nessun club di Bundesliga poteva essere di proprietà di un singolo azionista per più del 50%, ha avuto dei buoni riscontri in termini economici: un coinvolgimento dei tifosi che porta al riempimento degli stadi, un maggior numero di sponsor e una conseguente crescita degli incassi”.

Come ogni cosa però esiste un altro lato della medaglia, che mostra come il tifoso non sia sempre lucido nel prendere decisioni che potrebbero essere determinanti per il futuro di un club. Basta rispondere alla domanda: ”Tu, dopo il Triplete avresti venduto eroi come Milito e Sneijder per far iniziare un nuovo ciclo vincente?”. Domanda difficile ma che fa capire l’importanza fondamentale di figure che riescono a guardare oltre al cuore. Forse una via di mezzo sarebbe la soluzione migliore…?

 

 

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