GdS - Hernanes: "Cosi mi son ripreso l'Inter, dalla foto nella Pinetina al mental coach"

GdS – Hernanes: “Cosi mi son ripreso l’Inter, dalla foto nella Pinetina al mental coach”


Nelle ultime gare vittoriose dell’Inter l’uomo in più è stato un trequartista che legge la bibbia ed è soprannominato Profeta, un profeta triste quest’anno che ad un certo punto ha svoltato e con lui è rinata l’Inter, su La Gazzetta dello Sport racconta il suo momento Anderson Hernanes da Recife.

La mia stagione è svoltata quando ho capito che dovevo essere più istintivo e meno razionale. Prima ero tutto cervello, pensavo troppo. E mi trascinavo dietro il corpo come fosse un trolley

Ascoltare Hernanes è un piacere, mai banale, lui che legge la Bibbia da quando ha 16 anni e che da quelle letture trova il modo per non arrendersi mai:

Con la storia dei 20 milioni ero infastidito. Non ho mai fallito in vita mia. Quando lasciai Recife volevo diventare un calciatore. E non ho mai accettato l’idea del fallimento. L’ho dimostrato, infatti non ho alcuna intenzione di andarmene fino a quando non avrò una mia foto appesa qui alla Pinetina mentre sollevo un trofeo. Se invece non mi vorranno più qui…

Sorride Hernanes, come tanti brasiliani parlano del futuro dicendo che è qualcosa di vago, che non si immagina in un’altra squadra e che l’Inter è qualcosa di diverso rispetto al suo passato:

Quando sono arrivato all’Inter ho capito che i nostri avversari diventano più aggressivi,
più cattivi, vanno al 200%. Per queso noi dobbiamo essere sempre al top, non basta stare al 70-80%, io ho peccato nella sensibilità e nella percezione che ogni squadra vada affrontata con rabbia sportiva. Si deve andare d’istinto negli ultimi metri”.

Accade poi un click nella testa di un giocatore, non si sa quando è come ma capita di svoltare, Hernanes invece sa benissimo quando tutto è cambiato: ” La mia svolta è grazie al mental coach Sandro Corapi, ho capito che bisogna pensare meno e agire più d’istinto. Puntavo molto sulla tecnica, la mia evoluzione è stata lenta ma pian piano arrivo.

«Non mi riconoscevo nel mio corpo. Sembrava che fossi un oggetto da portare avanti, un trolley. Ho imparato gli esercizi giusti e nella gara d’andata al Meazza contro il Napoli ho capito che stavo venendo fuori. Peccato per l’immediato infortunio. Ho comunque ritrovato l’equilibrio giusto conoscendo me stesso“.

 

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