Guarin sì, Ranocchia no, Kovacic forse

Guarin sì, Ranocchia no, Kovacic forse


Disciplinare l’anarchia.
Un ossimoro? Forse. Ma è ciò che sembra riuscito a fare Roberto Mancini con Fredy Guarin.
Incredibile il colombiano visto contro l’Atalanta ieri.
Sulle qualità tecniche del centrocampista non vi erano mai stati dubbi, ma l’indisciplina tattica, la discontinuità e l’anarchia di gioco del calciatore l’avevano reso dapprima un oggetto misterioso, poi un uomo mercato ed infine un giocatore ai margini della rosa.
Mancini è riuscito ad infondergli fiducia, a disciplinare la sua anarchia ed infine a renderlo un leader del centrocampo e della squadra.
Guarin decisamente sì. Ha trovato la sua posizione e soprattutto la sua dimensione.

Ranocchia no.
Nel momento in cui la squadra sta esprimendosi al meglio, macinando gioco e mostrando tecnica e soprattutto carattere, il capitano latita. Non solo. Il difensore continua a commettere errori pacchiani ed irritanti, appare fuori contesto, a tratti disorientato e distratto. Caratteristiche fuori da ogni immaginario per un capitano. In particolare per un capitano dell’Inter.
Il tecnico, seguendo il suo diktat che prevede di non rivoluzionare troppo la difesa, gli ha dato fiducia ad oltranza. Nonostante prestazioni non all’altezza ed insicurezza si è sempre puntato su di lui. Anche il vicepresidente Zanetti lo ha difeso ed incitato in pubblico ed in privato.
Il giocatore però non sembra trovare la quadra e la serenità per esprimersi al meglio.
Anche a corto di uomini nel reparto arretrato è giusto continuare ad affidare la difesa e la fascia da capitano a Ranocchia? Non è detto.
Ma il tecnico, siamo sicuri, riuscirà, con l’aiuto del suo secondo Silvinho, chiamato appositamente per seguire il reparto arretrato, a tamponare le falle difensive in un modo o nell’altro.

Kovacic forse. O meglio si spera.
Se Mancini riuscirà a fare con il piccolo maghetto di Linz, ciò che ha fatto con Guarin, avrà compiuto un’impresa.
Un’impresa ben più importante del raggiungimento dell’Europa o del secondo, terzo o quarto posto. Il giovane croato è un diamante grezzo e renderlo maturo e brillante è necessario. Il ragazzo deve ritrovare fiducia, posizione e serenità. Se ci riuscirà il tecnico avrà costruito una Squadra, un gruppo solido e compatto in tutti i suoi elementi.
A quel punto gli obiettivi ed i risultati verranno da sé.
In attesa che ciò accada e dopo un’altra prova convincente, la squadra non deve sentirsi appagata e vincente. Come dice il suo condottiero: “Con due vittorie non cambia nulla, c’è ancora molto lavoro”. Già, ora testa concentrata su Glasgow e sul Cagliari per centrare quelle tre vittorie di fila che mancano da troppo tempo.

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