CorSera – Moratti: ”Cantona e Totti i miei grandi rimpianti”

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L’ex presidente dell’Inter Massimo Moratti ricorda con soddisfazione e trasporto i tanti momenti che hanno contraddistinto la sua epopea in ben 18 anni alla guida dei nerazzurri e si sofferma sui desideri inespressi e che tuttora porta nel suo cuore sotto forma di rimpianti.

A riecheggiare la sua memoria è l’attuale tecnico nerazzurro Roberto Mancini, che poi ebbe come allenatore a cavallo tra il 2004 ed il 2008, quando l’attaccante jesino era all’apice del suo successo con la maglia della Sampdoria e Massimo Moratti avrebbe voluto affiancarlo ad un altro grande campione per formare una coppia da sogno: ”Quando presi l’Inter nel lontano 1995 la società e la piazza erano in un periodo un po’ buio ed il mio obiettivo era quello di allestire in tempi brevi una squadra capace di arrivare nel cuore dei tifosi a suon di vittorie e trofei. Così l’anno seguente mi recai a Londra per visionare da vicino il talento di Eric Cantona, un mio pupillo da sempre e nei miei sogni ideale compagno di reparto di Mancini, per una coppia tutta classe, genio e anche sregolatezza. In quella partita in Inghilterra Cantona si esibì nel famoso gesto di kung fu ai danni di un tifoso del Crystal Palace, subì una lunga squalifica ed il suo unico obiettivo era quello di riconciliarsi con i propri tifosi e così l’affare sognato non andò in porto”.

Giocatori molto difficili da acquistare perché probabilmente legati molto anche alla società di appartenenza, come nel caso di tentativo di acquisto di un certo Francesco Totti: ”Eh si, era l’estate del 2007 e mi trovavo a Roma per discutere con Franco Sensi il passaggio di Christian Chivu da noi e in quell’occasione chiesi a lui del suo capitano. Una dichiarazione limpida e genuina che mi è uscita dal profondo del cuore per un giocatore che avevo avuto il piacere di ammirare e conoscere in tantissime occasioni, cattivissimo sportivamente parlando ma una persona dall’animo buono e gentilissimo fuori dal rettangolo di gioco. Così, dopo aver chiuso per Chivu, gli dissi che se per caso avrebbe voluto cedere Totti bastava solo dirmi la cifra che io avrei accettato. Una sorta di assegno in bianco da compilare a suo piacimento ma il presidente della Roma, senza esitare, mi disse che il capitano non sarebbe stato cedibile né ora né mai perché fai parte della storia del club nel passato, presente e futuro. Parole talmente chiare che non riuscì a replicare e visto poi cosa sta rappresentando Totti per la Roma direi che avesse ragione”.

 

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