GdS – Kovacic: “Ora è un’altra Inter. Con Mancini io…”

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L’edizione odierna  della Gazzetta della Sport riporta l’intervista a Mateo Kovacic. Sembra grande il feeling che lega il giovane talento croato a Roberto Mancini, un ex numero 10 che non può far altro che dispensare preziosi consigli all’estroso centrocampista nerazzurro, che sa cosa vuole la gente: i risultati.

Si può definire già decisivo questo derby?

“Sì. Lo è per ripartire, cambiare marcia e per l’autostima. Nel risultato no, vale tre punti come tutte le altre gare: perché se poi non ne vinci tre di seguito parliamo di nulla…”

Firmerebbe per segnare il gol-derby ma poi restare all’asciutto per tre mesi?

“No, proprio no. Dobbiamo vincere e basta, a prescindere da chi segna, per poi dare continuità ai nostri risultati. Sono convinto che meritiamo una  classifica migliore. E la pensano così anche i miei compagni”.

 Quando e come ha saputo del cambio di allenatore? Si sente in parte responsabile di questo falllimento?

“Ero in nazionale, mi ha chiamato la società. Ormai quello è il passato, ma è chiaro che ci sentiamo responsabili, perché in campo ci andiamo noi. Non è stata solo colpa di Mazzarri, in pratica. Ora però dobbiamo tutti voltare pagina”.

Il Mancio è stato un grande numero 10: in cosa l’ha colpita a primo impatto?

“Si vede subito, anche da come parla, che ha allenato  ad alto livello. Ha carisma, tutti i compagni sono entusiasti dopo i primi allenamenti”.

Mancini ci ha confessato che potrebbe regalarle la sua tesi di Coverciano. Tema: il trequartista.

“Sarebbe un regalo bellissimo. E utile. Essere guidato da un ex numero 10 del suo livello può essere importante per me. Io e lui non abbiamo ancora parlato più di tanto, anche se mi ha spiegato i trucchi del mestiere. Tipo dove stare, come attaccare lo spazio o liberarmi da una marcatura”.

Lei in passato ha dichiarato che le piace giocare più indietro per essere maggiormente nel vivo del gioco e toccare più palloni: ed ora come la mettiamo?

“Vero, però Mancini mi sta già spiegando che alla fine cambia poco, che sono io a dover cambiare posizione, anche del corpo, per non stare spalle alla porta. Ora, anche se dopo pochi allenamenti, ho capito che ho ancora tanto da imparare. Compreso il fatto che dobbiamo stare molto attenti anche alla fase difensiva”.

E’ d’accordo che uno dei maggiori difetti della squadra era il poco movimento senza palla?

“Sì, sbagliavo io per primo. Forse la volevamo troppo sul piede, anche se a volte gli avversari si chiudono al punto che di spazi non ne trovi nemmeno nei momenti in cui cerchi gli inserimenti. Mancini cerca molto il tocco di prima, vuole meno il giro palla e si deve provare a trovare subito la verticalizzazione. Con lui ci si allena solo col pallone. Mi ha già sgridato quando passo la palla corta invece di tentare la giocata”.

Con Mancini si vedrà un’Inter più offensiva, giusto?

“Sì”.

Con un Milan molto offensivo è quasi impossibile che il derby finisca 0-0…

“Speriamo proprio di no. Anche se in una gara così delicata si sta tutti un po’ più attenti. Ma dobbiamo essere noi a fare la partita senza pensare tanto a loro, siamo l’Inter e dobbiamo prendere la palla noi”.

Chi toglieresti i rossoneri?

“Mi piacciono molto El Shaarawy e Menez, che cercano sempre l’uno contro uno. Ma il vero perno è De Jong. Bravo a far girare la squadra, ma anche un generoso che fa benissimo la fase difensiva. E’ sempre difficile saltarlo. Lui è fondamentale, poi c’è che il Milan è forte come collettivo”.

Ci racconta alcuni suoi derby giocati a Linz e con la maglia della Dinamo Zagabria?

“In Croazia il vero derby è contro l’Hajduk e ne ricordo uno in cui loro segnarono dopo 20 secondi, ma con una partita stupenda rimontammo fino al 3-1. A Linz ero piccolo e a quel tempo le due squadre della città non erano nella stessa serie, ma contro il Pasching ne ho giocati, segnando…”.

E il derby milanese più bello?

“Nel dicembre scorso, quello vinto col tacco di Palacio”.

Lo scorso anno fischi non ce n’erano: ma le era mai successo di trovarsi il proprio stadio contro?

“Spesso… La Dinamo Zagabria è un po’ come la Juve di Croazia, abituata a vincere. Quindi se andavamo male o perdevamo una gara i nostri tifosi ce ne dicevano di ogni colore. Allora accusavo un po’ la cosa ma ora non mi tocca più di tanto. Anche perché a San Siro c’è pure tanta gente che ci sostiene”.

Piccola parentesi: come ha vissuto i fumogeni dei suoi tifosi durante Italia-Croazia?

“Molto male. E da croato chiedo scusa a tutti. Certe cose in uno stadio non si dovrebbero vedere. Anche per questo nel mio Paese sempre meno padri portano figli allo stadio, ma è colpa di una minoranza. E mi ha dato anche fastidio che alla fine si sia parlato solo di questo e non della nostra buona prestazione”.

E per il rinnovo del contratto?

“Ne stiamo parlando: essendo tutte persone serie basta una stretta di mano, non c’è fretta”.

Lei è sempre stato ottimista sull’Inter, ha sempre detto “Il prossimo sarà l’anno buono”. Ma se a fine stagione non arriverà la Champions e se la chiamasse un altro grande club d’Europa?

“Io credo davvero nel progetto, ma il presidente Thohir è arrivato da appena un anno ed è assolutamente normale che gli serva tempo. Con i compagni mi trovo benissimo, amo Milano, sto bene all’Inter. E’ vero che non si può mai sapere cosa riserva il futuro, ma io voglio restare. Se è vero che l’Inter ha detto no al Barcellona? Ci sta, ma è una cosa del mio procuratore… Comunque sia, da adesso servono i risultati. Anche perché ho una voglia pazzesca di Champions. In Europa si gioca un calcio meno tattico, e mi piace di più”.

A proposito di tattica. Contro il Verona si è rivisto il Palacio presente e assistman dei tempi migliori. Gli manca il gol, e a voi questa mancanza pesa…

“Lui è fondamentale per noi, un attaccante che corre per tutta la squadra, serve assist e si procura almeno tre palle-gol a gara. Vero, non è ancora riuscito a sbloccarsi. Ma sono certo che nel derby sarà al top”.

Con il può rinascere Guarin. Lo sta vedendo carico?

“Ma il Guaro è sempre stato carico anche quando giocava poco… Lo conosco bene perché ci frequentiamo anche fuori dal campo, a cena, siamo amici. E’ carichissimo, datemi retta”.

In compenso Vidic sembra destinato alla panchina proprio ora che torna la difesa a 4.

“Nemanja non si può discutere, ha vinto tutto. Con la linea a tre ha avuto difficoltà, ma quella a quattro la conosce a memoria. Se anche non giocherà il derby, sono certo che ci sarà molto utile”.

Un ex allenatore di Inter e Milan, Zaccheroni, dice che il derby lo vincerà chi riuscirà a mostrare meno i propri difetti: è d’accordo?

“Rispetto il suo punto di vista, ma l’Inter non sta così male”.

Confessi: il gol che non ha fatto contro l’Italia lo ha tenuto per domenica?

(ride) “Beh, spero di sì”.

Un pronostico.

“Vinciamo noi e Handanovic non prende gol. 2-0”.

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