L’Inter da Mazzarri a Mancini: il passaggio tra cambi di modulo e scelte tecniche

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Da Mazzarri a Mancini, l’Inter torna indietro di sei anni con l’allenatore che aveva dato il via alla serie di successi culminati con il Triplete, sotto la guida di Mourinho. La squadra che aveva allora il tecnico di Jesi poteva vantare nomi del calibro di Ibrahimovic, Crespo, Stankovic e Vieira, una tra le formazioni più forti in Europa. Il modulo utilizzato variava dal classico 4-4-2, con cui il Mancio si è fatto apprezzare alla Lazio e convinse Moratti a puntare su di lui, al 4-3-1-2, schema poi riproposto anche da Mourinho dopo il fallimento del suo 4-3-3. Ma a partire da domani, come giocherà questa nuova Inter?

Probabilmente il nuovo tecnico nerazzurro riproporrà il 4-3-1-2, andando a cambiare i fondamenti tattici su cui si basava la Beneamata di non più di 24 ore fa. Dalla difesa a 3, o a 5, di mazzarriana fattura, si tornerà al classico pacchetto arretrato composto da 4 difensori. E già qui potrebbero nascere i primi problemi. Uno tra Jesus, Ranocchia e Vidic, titolari inamovibili, sarà costretto a farsi da parte. Probabile che partano titolari le due torri, il capitano e il serbo, il quale sicuramente sarà felice di trovare un sistema di gioco a lui noto.

Non è detto, però, che J.J. venga rilegato in panchina. Infatti, il principale quesito che tutti si pongono, adesso, è quale dei 4 esterni sia davvero adeguato per arretrare, abbandonando la linea dei centrocampisti, non avendo più un uomo a coprirgli le spalle. Jonathan ha sempre dimostrato di saper giocare molto bene nella linea dei 5, mentre da terzino puro ha sempre destato più di qualche perplessità. Dodò, per quanto dotato di un ottimo sinistro e di un dribbling spesso ubriacante, fino ad ora, tenendo ben presente la sua passata esperienza a Roma, ha dimostrato di avere imponenti lacune difensive. Anche Nagatomo non fa dormire sogni tranquilli, a causa dei suoi, sempre più costanti, lapsus in fase di contenimento. D’Ambrosio, a tutti gli effetti, sembra il giocatore più adatto a completare il pacchetto, sebbene anche lui sia esploso giocando da ala arretrata agli ordini di Ventura. Come detto, dunque, ecco che Juan Jesus potrebbe reinventarsi terzino sinistro, ruolo già coperto in Brasile, andando a ricalcare la carriera di Christian Chivu, che proprio sotto la guida di Mancini aveva iniziato a giocare largo, lasciando spazio a Materazzi e Cordoba al centro. Però, se fisicamente e tatticamente il numero 5 nerazzurro non ha problemi, qualche perplessità la fa nascere il suo sinistro, non tra i più educati.

A centrocampo bisognerà vedere come Mancini vorrà schierare il trio Guarin-Hernanes-Kovacic. Potrebbe non utilizzare uno schema prefissato, facendoli variare nelle posizioni, ma la prime indiscrezioni lasciano intendere un Hernanes posizionato dietro le punte, con Guarin mezzala destra e Kovacic mezzala sinistra, là dove ha sempre detto di sentirsi più a suo agio, anche nella gestione precedente. A completare il pacchetto uno tra M’Vila e Medel, garanti di una maggiore copertura.

Altra visione tattica prevede uno scambio tra Hernanes e Guarin, con il colombiano più adatto agli inserimenti, ricordando vagamente il ruolo interpretato da Stankovic. Ma, ancora, le opzioni non mancano, con lo stesso croato dietro le punte, dove in nazionale sta dimostrando quanto possa essere devastante, e il Profeta e il Guaro da mezzali. Insomma, Mancini a centrocampo ha una grande varietà di scelta. 

In attacco, invece, le scelte sono abbastanza obbligate, tenendo punto centrale Icardi, giocatore da area di rigore che nel passato modulo possiamo ricondurre a Crespo, e uno di movimento, Palacio e Osvaldo a giocarsi ogni settimana la maglia da titolare.

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