Il capolavoro di Piero Ausilio

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Michengelo impiegò ben quattro anni per affrescare la volta della Cappella Sistina, mentre Leonardo dipinse la sua celebre ed enigmatica Gioconda tra il 1503 ed il 1505. Piero Ausilio sta definendo ed ultimando il suo capolavoro nel giro di un’unica sessione di mercato. Non si tratta di pennellate veloci ed imprecise, ma di movimenti ragionati e ben calibrati finalizzati a ricondurre l’opera a unità e con il risultato di non riuscire a distinguere la stessa dai singoli elementi che la compongono.

Un’immagine che appare sempre più nitida, un puzzle che si arricchisce, giorno dopo giorno, di nuove tessere. Il classico caso in cui competenza e fantasia riescono ad abbattere l’ostacolo della scarsità di risorse e la dimostrazione che è possibile allestire una squadra all’altezza con pochi soldi e tante idee.

Non le solite operazioni governate da casualità e accidentalità, ma mirate e funzionali alle esigenze della rosa e alle richieste esplicite dell’allenatore. Una strategia ben diversa da quella, intrapresa negli ultimi anni, di attendere le ultime ore disponibili per piazzare un colpo condizionato dalla fretta del momento e regalare ai tifosi una falsa speranza. Il lavoro svolto, fino ad ora, dal dt nerazzurro sembra sovvertire le leggi che dominano il mercato: non è questo a dettare regole e condizioni del gioco, ma a determinare il suo andamento sono fattori arbitrari, che dipendono dalla volontà di chi agisce in tale ambito.

Tanti acquisti di valore, senza che le casse societarie siano state minimamente intaccate. Dopo l’addio di Samuel, serviva un difensore dotato di classe ed esperienza ed è arrivato, a parametro zero, Nemanja Vidic, già divenuto leader della retroguardia. Mazzarri aveva chiesto un esterno e a Milano è giunto, con la formula del prestito biennale, Dodò, che sembra essersi inserito perfettamente nei meccanismi disegnati dal tecnico toscano. Bisognava rinforzare il centrocampo ed aggiungere muscoli alla mediana e Ausilio si è assicurato le prestazioni sportive di M’Vila (prestito oneroso da 500.000 euro e riscatto fissato a 9) e, molto probabilmente, di Gary Medel, protagonista di un ottimo Mondiale con il suo Cile. Infine c’è Osvaldo, ormai prossimo a vestire la maglia nerazzurra con la solita formula del prestito con diritto di riscatto a 7 milioni, cifra ben lontana dai 18 promessi dalla Juventus lo scorso Gennaio.

Una tela di assoluto valore, un quadro definito nei minimi dettagli che sarebbe meritevole di una esposizione nel Louvre di Parigi, se solo il direttore tecnico dell’Inter riuscisse anche a piazzare qualche colpo in uscita per rimpinguare le casse e concentrarsi su altri obiettivi. Il nome di Fredy Guarin è quello che circola con maggiore insistenza, ma sono tanti gli esuberi della rosa nerazzurra. Da Kuzmanovic a Taider, passando per Silvestre e Laxalt fino ad arrivare a Schelotto.

La sensazione prevalente, dunque, non è più quella che si prova nel navigare controcorrente, aspettando di essere portati a largo dalle onde e dal vento senza avere la possibilità di reagire, ma l’altra molto più appagante e rassicurante propria di chi si mostra sicuro nelle proprie idee e in ogni sua azione, rendendosi artefice del proprio destino.

 

 

 

 

 

 

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