InterNazionali: in Brasile tanta panchina e poche soddisfazioni, ma c’è un’eccezione…

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Terminati i gironi, con la cocente delusione dell’eliminazione dell’Italia, gli interisti, nelle partite che restano da qui alla magica finale del Maracanà, non potranno che tifare per altre nazionali o, per rispettare fino in fondo la fede nerazzurra, sostenere a turno quelle dove giocano i loro beniamini. Sono già meno dall’inizio del Mondiale, dopo l’eliminazione della Croazia di Kovacic e del Giappone di Nagatomo, ma alcuni cuori nerazzurri continuano a battere al sole di Rio.

Cominciando dalle delusioni, la Croazia del baby-fenomeno Kovacic aveva impressionato all’esordio col Brasile, costringendo i padroni di casa prima a temere la sconfitta e poi ad agguantare la vittoria solo grazie a un rigore generoso. In quella partita Mateo era partito da titolare, ma non aveva dato il meglio di sè. Così negli altri due match, mister Kovac lo ha fatto entrare solo nel secondo tempo. Non è stato un mondiale indimenticabile per Kovacic, ma aver esordito a 20 anni è comunque positivo. Ora lo aspetta una stagione da protagonista all’Inter.

Diverso il discorso per Nagatomo, schierato sempre titolare da Zaccheroni, che però saluta anche lui il Mondiale: passa la Grecia, che ha vinto contro la Costa d’Avorio, niente da fare per i Samurai, sconfitti dalla Colombia. Il buon Yuto ha dato tutto quel che poteva per far qualificare il Giappone ma i suoi non sono riusciti a ottenere più di un punto in tre partite. Al termine della gara contro la Colombia (nella foto, ndr) sono arrivate le consolazioni dal suo compagno nerazzurro Guarin: “ci rivediamo a Milano”, o forse no.

Proprio la Colombia di Fredy è stata la sorpresa positiva di questo Mondiale: 9 punti e qualficazione come prima del girone sono un traguardo notevole in un gruppo con avversari difficili come Costa d’Avorio e Giappone. Dal canto suo Guarin ha visto le prime due partite dalla panchina (la prima per squalifica), mentre ha giocato l’ultima contro il suo amico Nagatomo. Agli ottavi i colombiani affronteranno l’Uruguay di Cavani (non di Suarez, squalificato dalla FIFA per il morso a Chiellini).

La panchina è stata invece quasi l’unico posto da cui seguire le partite per Campagnaro e Hernanes, argentino il primo, brasiliano il secondo, ma accomunati da un simile destino. Hugo, dopo l’esordio contro la Bosnia nella difesa a 3, ha pagato il passaggio alla difesa a 4 e la solidità della coppia difensiva Fernandéz-Garay. Il Profeta, impiegato nel secondo tempo contro la Croazia, si trova invece come ultima scelta per la mediana della Seleçao: Scolari gli preferisce il duo Luiz Gustavo-Paulinho, mentre il primo cambio di solito è per Fernandinho. Chissà che contro il temibile Cile Scolari non rimpianga la solidità e le geometrie di Hernanes. Sorte simile per Palacio, impiegato solo nel finale di Argentina-Iran: ma l’infortunio di Aguero potrebbe rilanciare il Trenza per le partite successive, a partire dagli ottavi contro la Svizzera.

Le uniche, vere, soddisfazioni dei nerazzurri in Brasile arrivano da due giovani. Ricky Alvarez, che ha finalmente fatto il suo esordio ai Mondiali con la maglia dell’Albiceleste, festeggiando al meglio la qualificazione della sua squadra. Ma soprattutto Taider, che ha raggiunto una storica qualificazione agli ottavi con la sua Algeria. Ora lo aspetta la Germania, ma il suo mondiale è già stato un trionfo.

 

 

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